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Milan, Biglia: ''Scudetto? E' troppo presto, non mettiamoci pressione da soli''

Lucas Biglia (agf)
Il debutto da titolare in rossonero proprio contro la sua ex squadra, la Lazio: ''Un rimpianto non aver vinto nulla con quella maglia, che bravo Inzaghi. Ho sempre sognato di giocare a San Siro, il giro è stato lungo ma alla fine ci sono riuscito''
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MILANO - Domenica sera all'Olimpico contro la Lazio sarà il protagonista principale: al debutto da titolare con la maglia del Milan proprio contro la sua ex squadra. Lucas Biglia, bloccato da un infortunio muscolare ad agosto fino al rientro nel secondo tempo con il Cagliari prima della sosta, ha raccontato oggi a Milanello le sue sensazioni in vista di questa partita speciale, resa ancora più particolare dalla lunga trattativa che l'ha portato al Milan, turbolenta dal punto di vista ambientale e negoziale.
 
Che cosa prova alla vigilia di questo ritorno a Roma con una maglia diversa da quella biancoceleste?
"Sono felice di tornare a Roma e di rivedere gli ex compagni. Con loro ho un bel rapporto. E Simone Inzaghi è un grandissimo allenatore. Ho lavorato molto bene con Simone (Biglia lo chiama per nome, ndr). Ma adesso gioco per un'altra squadra. E' un rimpianto non aver vinto niente con la Lazio. Ma queste sono cose che fanno parte del passato".
Potrebbero esserci fischi nei suoi confronti da parte dei tifosi laziali.
"Non mi aspetto una bella accoglienza. Ma questo non mi farà cambiare quello che provo per la Lazio".
Questa Lazio è più o meno forte di quella della scorsa stagione?
"E' una squadra forte, vincere con la Juventus non è una cosa da poco. E' un gruppo che lavora bene insieme da qualche anno, ha giocatori di qualità ed è ordinata tatticamente".
Che giocatore è Lucas Leiva, il suo successore nel centrocampo della Lazio?
"Un grandissimo giocatore: ha giocato tantissimi anni nel Liverpool. Ma la partita non sarà Leiva-Biglia ma Lazio-Milan. E giusto pensarla così".
Come è la sua condizione dopo l'infortunio?
"Sto bene. Col Cagliari ho fatto trenta minuti. E con l'Argentina ho giocato e mi sono allenato bene fino a mercoledì mattina".
Cosa risponde a chi parla di una sua fragilità fisica che la porta a infortunarsi spesso?
"Non è vero, è una cosa che mi dà un po' fastidio. In carriera ho avuto solo tre infortuni a livello muscolare: due al polpaccio e quest'ultimo ai flessori. Gli altri sono stati tutti traumi articolari dovuti a contrasti di gioco. Non dipende da me se uno mi dà una botta alla caviglia e mi provoca una torsione. E poi sono sempre tornato prima rispetto ai tempi stimati, quindi vuol dire che gli infortuni erano meno gravi di quello che si diceva".
Questo Milan è già da scudetto?
"Non si può parlare di queste cose dopo due giornate di campionato. Posso solo dire che siamo una squadra di qualità. E adesso dobbiamo lavorare per essere sul pezzo. Il primo obiettivo della società è arrivare in Champions. Certo, quando vedi una rosa di qualità vengono fuori ambizioni più importanti. Ma non possiamo metterci pressione da soli. Vediamo dove saremo ad aprile e maggio".
La partita con la Lazio è il primo vero test impegnativo per questo Milan?
"Non la considero in questo modo. In campionato abbiamo già giocato con squadre toste come Crotone e Cagliari. Certo, troveremo una squadra che ha chiuso davanti a noi in classifica l'ultimo campionato. Questa sfida ci permetterà di mettere il metronomo su dove siamo e dove vogliamo arrivare".
Il Milan era la squadra dove voleva arrivare?
"E' una squadra che ha vinto tanto a livello mondiale. I primi contatti con i dirigenti risalgono a ottobre e novembre dell'anno scorso. Ho visto tante finali di Coppa Intercontinentale con il Milan contro squadre argentine, con il Velez e con il Boca Juniors. E ricordo ancora la partita di Champions League del 2006 a San Siro quando giocavo nell'Anderlecht. Non me la dimentico più quella serata. E' sempre stato un sogno scendere in campo a San Siro. Undici anni dopo sono qua. Ma che giro ho dovuto fare...".
Cosa deve fare Montella per favorire l'inserimento di tutti questi nuovi acquisti in breve tempo?
"Noi siamo a disposizione del mister, non è il mister che deve fare qualcosa per noi. Siamo noi che dobbiamo dare il 100% per adattarci. E lo stiamo facendo alla grande".
Chalanoglu sta facendo un po' di fatica.
"Sta imparando la lingua che è una cosa importante per capire bene. E sta provando un ruolo nuovo. Lui era abituato a giocare da esterno offensivo o dietro le punte. Con il tempo riuscirà ad adattarsi perché ha qualità tecniche importanti. Tra tutti i miei compagni mi ha impressionato Cutrone. Gli altri li conoscevo, lui mi ha sorpreso".
Ha la maglia numero 21 che indossava Pirlo: cosa significa questo per lei?
"E' sempre stato un idolo per me. Succedeva ogni volta che mi trovavo ad affrontarlo. Lo vedevo come un esempio da seguire. Ha vinto tante cose importanti, sarà difficile raggiungerlo ma sono qui per provarci".
Potrebbe nascere un dualismo con Montolivo?
"No, abbiamo giocato insieme senza problemi nel secondo tempo con il Cagliari. Riccardo può fare qualcosa in più di me, può fare la mezzala. Ha più qualità di me per inserirsi in area e fare gol".

MIRABELLI: "RAIOLA PICCOLO UOMO" - Mino Raiola a metà giugno in conferenza stampa, a proposito del rinnovo di Gianluigi Donnarumma, allora in alto mare, disse "con Mirabelli non voglio parlare".  Con qualche mese di distanza arriva la replica del ds rossonero che in un'intervista al "Quotidiano del Sud" ha voluto dire la sua sul super-procuratore esaltando inoltre le qualità del collega Marco Fassone. "Da gigante del calciomercato, con quella frase Raiola è diventato un uomo piccolo nei miei confronti - ha detto Mirabelli -. Esordire con l'affare Donnarumma non è stato facilissimo, ma ne siamo venuti fuori alla grande". Poi sull'amministratore delegato ammette: "L'ho conosciuto all'Inter. Lì sono arrivato e ho avuto la fiducia di Piero Ausilio. Il mio ruolo era di capo osservatore, ma, da subito, ho avuto uno splendido rapporto anche umano con Fassone che all'Inter ricopriva il ruolo di direttore generale. Mi consultavo quotidianamente con lui: lunghe telefonate tra segnalazioni di giocatori promettenti e tanto altro. Poi quando è stato allontanato dall'Inter subito mi ha detto una cosa: dove vado ti porto con me. Così è stato. Posso aggiungere che lavorare con lui è un piacere perchè - conclude Mirabelli - per me non è umano, ma un vero e proprio extraterrestre".
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