NAPOLI - La vera miniera del Milan sono le prossime sei partite di campionato: quelle che gli restano fino alla fine del girone d'andata e che la squadra deve vincere, per restituirsi l'ultima speranza di inseguire il quarto posto della qualificazione alla Champions, traguardo al momento lontano, o almeno di entrare in zona Europa League. L'obiettivo minimo rimasto a novembre è infatti la ripetizione del risultato della scorsa stagione. Non è un grande risultato, data la decantata campagna acquisti rivoluzionaria. Ma fare peggio significherebbe certificare il fallimento sportivo di un progetto partito a luglio con ben altri presupposti e compromettere il piano finanziario, già carico di incognite. Per questo la sequenza imminente degli appuntamenti sul campo - Torino, Benevento, Bologna, Verona, Atalanta, Fiorentina - diventa decisiva, come ha ammesso dopo la dignitosa sconfitta col Napoli il capitano Bonucci: "Non possiamo più permetterci un passo falso, sarebbe mortale".
Ma per prendersi 18 punti in 6 partite, da aggiungere ai 19 finora raccolti in 13 giornate, servirebbe un improvviso cambio di velocità, che l'attacco asfittico non sembra per ora in grado di garantire. La quinta partita senza gol, cui vanno sommate le due di Europa League con l'Aek Atene, confeziona una statistica sgradevole e rende complicato ipotizzare la sterzata. Che però è necessaria, come ha spiegato proprio Montella: "Credo che si faccia ancora in tempo a recuperare. Vedo la squadra in crescita e le partite, d'ora in poi, sono alla nostra portata". In effetti l'incapacità di battere le squadre più forti è evidente: il Milan ha perso con le prime sei. Con tutte le altre può vincere, anche se è bene ricordare che ha segnato poco, troppo poco per giustificare l'ottimismo: 19 gol in 13 giornate, con una media gol che si è via via drasticamente abbassata e gli attaccanti sotto accusa con l'eccezione di Suso. Kalinic e soprattutto Silva sono molto criticati, come del resto Montella, cui viene imputato stavolta in particolare il mancato impiego di Rodriguez. Anche l'insistenza su Borini terzino, in balia di Insigne, è stata giudicata una colpa.
Però l'allenatore conferma di sentire il sostegno della società: "La sento vicina. E sono convinto che, giocando così, riusciremo a rientrare tra le prime quattro". Il che è poi la clausola contrattuale prevista per evitare la rescissione. Ci sono 6 partite da vincere: a 37 punti, con proiezione di 74 punti finali, si potrebbe tornare a sognare la Champions. Per il momento, tuttavia, è solo un sogno. E il rischio concreto è di svegliarsi fuori dalla ricca miniera così preziosa per il futuro del Milan. La miniera misteriosa, messa in dubbio anche dal New York Times, del presidente cinese Yonghong Li, scelto da Berlusconi per "lasciare il club in buone mani". E la miniera delle prossime partite, in cui il Milan si gioca davvero tutta la sua stagione.
Ma per prendersi 18 punti in 6 partite, da aggiungere ai 19 finora raccolti in 13 giornate, servirebbe un improvviso cambio di velocità, che l'attacco asfittico non sembra per ora in grado di garantire. La quinta partita senza gol, cui vanno sommate le due di Europa League con l'Aek Atene, confeziona una statistica sgradevole e rende complicato ipotizzare la sterzata. Che però è necessaria, come ha spiegato proprio Montella: "Credo che si faccia ancora in tempo a recuperare. Vedo la squadra in crescita e le partite, d'ora in poi, sono alla nostra portata". In effetti l'incapacità di battere le squadre più forti è evidente: il Milan ha perso con le prime sei. Con tutte le altre può vincere, anche se è bene ricordare che ha segnato poco, troppo poco per giustificare l'ottimismo: 19 gol in 13 giornate, con una media gol che si è via via drasticamente abbassata e gli attaccanti sotto accusa con l'eccezione di Suso. Kalinic e soprattutto Silva sono molto criticati, come del resto Montella, cui viene imputato stavolta in particolare il mancato impiego di Rodriguez. Anche l'insistenza su Borini terzino, in balia di Insigne, è stata giudicata una colpa.
Però l'allenatore conferma di sentire il sostegno della società: "La sento vicina. E sono convinto che, giocando così, riusciremo a rientrare tra le prime quattro". Il che è poi la clausola contrattuale prevista per evitare la rescissione. Ci sono 6 partite da vincere: a 37 punti, con proiezione di 74 punti finali, si potrebbe tornare a sognare la Champions. Per il momento, tuttavia, è solo un sogno. E il rischio concreto è di svegliarsi fuori dalla ricca miniera così preziosa per il futuro del Milan. La miniera misteriosa, messa in dubbio anche dal New York Times, del presidente cinese Yonghong Li, scelto da Berlusconi per "lasciare il club in buone mani". E la miniera delle prossime partite, in cui il Milan si gioca davvero tutta la sua stagione.