MILANO - La gestione Gattuso parte da Benevento. Una finale di Champions League, come la definisce il successore di Montella che cerca di caricare la squadra dal punto vista temperamentale in vista della partita di domani con l'ultima in classifica (sarà assente per infortunio Calhanoglu non al meglio negli ultimi giorni).
Gattuso, su cosa ha insistito in questi primi giorni da tecnico del Milan?
"Sono molto contento della disponibilità dei giocatori. Abbiamo provato a fare alcune cose, si poteva fare di più. Ma Roma non è stata costruita in un giorno. Non è un segreto che a me piace lavorare sulla mentalità e su una grande intensità in allenamento".
Che partita si aspetta a Benevento?
"Una battaglia. E' vero che il Benevento è a zero punti, ma da quando è arrivato De Zerbi la squadra è viva. Non meritava di perdere con l'Atalanta ed è stato a lungo in vantaggio a Torino con la Juventus. Troveremo un ambiente molto caldo, ma i tifosi non giocano. Per noi è una finale di Champions, abbiamo tutto da perdere e non possiamo permetterci di sbagliare".
Come andrà l'incontro con De Zerbi dopo la lite di Pisa-Foggia?
"Con De Zerbi ci siamo già visti un paio di volte a Coverciano e ci siamo abbracciati. E' tutto chiuso. Domani si gioca Benevento-Milan, non De Zerbi contro Gattuso. Non siamo stati i primi a litigare in campo. Non ho problemi con De Zerbi e lui non li ha con me".
Deve intervenire su una stagione finora molto deludente: sarà difficile?
"Quello che è stato è stato. E' chiaro che la mia metodologia è totalmente diversa da quella di Vincenzo per intensità e concetti di gioco. Ho toccato con mano un po' di difficoltà, ma non perché la squadra prima faceva poco. Ma semplicemente perché ho un altro modo di preparare allenamenti e partite".
Cosa lascia di positivo Montella?
"La capacità di palleggiare dal basso e di gestire il possesso palla. Vincenzo ha fatto molto bene concetti giusti. Ora dobbiamo costruire qualcosa di diverso: attaccare la profondità e verticalizzare di più. Certo, sarei un pazzo a cambiare tutto per chiedere di giocare solo sulle seconde palle. Le caratteristiche dei giocatori sono ben precise".
Cosa serve per svoltare?
"La tranquillità arriva dalle vittorie. Con le vittorie arriva entusiasmo e sei meno bloccato di testa. Le vittorie ti danno tempo e aiutano a farti stare bene".
Qual è stata la cosa più difficile di questi primi giorni?
"La gestione di 24-25 uomini che vogliono tutti giocare. La grande preoccupazione è coinvolgere tutti in modo completo".
Kalinic sembra uno dei giocatori più in crisi.
"Ma basta un gol, la zampata giusta, e a livello mentale compare una nuova schermata. Invece di vedere cose brutte, vedi un bel mare e senti 40 gradi di temperatura. Vedi un contesto nuovo. E comunque Nikola spesso le occasioni se le crea. Questo è importante".
Kalinic potrebbe fare quello che fa Mandzukic alla Juventus?
"Non mi piace parlare solo di Kalinic. Detto questo, magari potesse fare come Mandzukic... Stiamo cercando qualcosa di nuovo, ma è difficile chiedere questo lavoro a Nikola. Forse potrebbe farlo Cutrone che potrebbe coprire più campo. E forse André Silva più di Kalinic, ma andrebbe educato".
Anche Biglia è in difficoltà?
"Ho parlato con Lucas. Gli ho detto che in Argentina giocano a calcio milioni e milioni di ragazzi. Ma il titolare della Nazionale è lui. Non è un caso. Il fatto è che questo ragazzo deve stare bene fisicamente. Invece ha giocato tante volte pur non stando benissimo. Questo dimostra la sua mentalità. E' un giocatore fondamentale, dobbiamo migliorare la sua condizione".
Il primo giorno da tecnico della Primavera ha detto che non era ancora pronto per allenare la prima squadra. Cosa è cambiato a distanza di pochi mesi?
"Ma quando alleni la Primavera non puoi dire il contrario. Altrimenti il giorno dopo che titoli avreste fatto? Ma uno punta sempre in alto quando fa questo mestiere. Certo, non pensavo che quattro anni dopo aver lasciato il Milan sarei già tornato per allenare la prima squadra".
Come vanno i colloqui individuali con i giocatori?
"Finora ho parlato con 4-5 giocatori. Non ho ancora finito il giro. Più che altro ho parlato con le persone che circondano la struttura. Voglio fare capire che lingua parlo e quello che intendo proporre. Dobbiamo dare alla squadra la sensazione che parliamo tutti la stessa lingua, a livello medico e di prevenzione degli infortuni. Intorno alla squadra ruotano più di 20 persone. E' importante che tutti vadano nella stessa direzione senza polemiche".
Gattuso, su cosa ha insistito in questi primi giorni da tecnico del Milan?
"Sono molto contento della disponibilità dei giocatori. Abbiamo provato a fare alcune cose, si poteva fare di più. Ma Roma non è stata costruita in un giorno. Non è un segreto che a me piace lavorare sulla mentalità e su una grande intensità in allenamento".
Che partita si aspetta a Benevento?
"Una battaglia. E' vero che il Benevento è a zero punti, ma da quando è arrivato De Zerbi la squadra è viva. Non meritava di perdere con l'Atalanta ed è stato a lungo in vantaggio a Torino con la Juventus. Troveremo un ambiente molto caldo, ma i tifosi non giocano. Per noi è una finale di Champions, abbiamo tutto da perdere e non possiamo permetterci di sbagliare".
Come andrà l'incontro con De Zerbi dopo la lite di Pisa-Foggia?
"Con De Zerbi ci siamo già visti un paio di volte a Coverciano e ci siamo abbracciati. E' tutto chiuso. Domani si gioca Benevento-Milan, non De Zerbi contro Gattuso. Non siamo stati i primi a litigare in campo. Non ho problemi con De Zerbi e lui non li ha con me".
Deve intervenire su una stagione finora molto deludente: sarà difficile?
"Quello che è stato è stato. E' chiaro che la mia metodologia è totalmente diversa da quella di Vincenzo per intensità e concetti di gioco. Ho toccato con mano un po' di difficoltà, ma non perché la squadra prima faceva poco. Ma semplicemente perché ho un altro modo di preparare allenamenti e partite".
Cosa lascia di positivo Montella?
"La capacità di palleggiare dal basso e di gestire il possesso palla. Vincenzo ha fatto molto bene concetti giusti. Ora dobbiamo costruire qualcosa di diverso: attaccare la profondità e verticalizzare di più. Certo, sarei un pazzo a cambiare tutto per chiedere di giocare solo sulle seconde palle. Le caratteristiche dei giocatori sono ben precise".
Cosa serve per svoltare?
"La tranquillità arriva dalle vittorie. Con le vittorie arriva entusiasmo e sei meno bloccato di testa. Le vittorie ti danno tempo e aiutano a farti stare bene".
Qual è stata la cosa più difficile di questi primi giorni?
"La gestione di 24-25 uomini che vogliono tutti giocare. La grande preoccupazione è coinvolgere tutti in modo completo".
Kalinic sembra uno dei giocatori più in crisi.
"Ma basta un gol, la zampata giusta, e a livello mentale compare una nuova schermata. Invece di vedere cose brutte, vedi un bel mare e senti 40 gradi di temperatura. Vedi un contesto nuovo. E comunque Nikola spesso le occasioni se le crea. Questo è importante".
Kalinic potrebbe fare quello che fa Mandzukic alla Juventus?
"Non mi piace parlare solo di Kalinic. Detto questo, magari potesse fare come Mandzukic... Stiamo cercando qualcosa di nuovo, ma è difficile chiedere questo lavoro a Nikola. Forse potrebbe farlo Cutrone che potrebbe coprire più campo. E forse André Silva più di Kalinic, ma andrebbe educato".
Anche Biglia è in difficoltà?
"Ho parlato con Lucas. Gli ho detto che in Argentina giocano a calcio milioni e milioni di ragazzi. Ma il titolare della Nazionale è lui. Non è un caso. Il fatto è che questo ragazzo deve stare bene fisicamente. Invece ha giocato tante volte pur non stando benissimo. Questo dimostra la sua mentalità. E' un giocatore fondamentale, dobbiamo migliorare la sua condizione".
Il primo giorno da tecnico della Primavera ha detto che non era ancora pronto per allenare la prima squadra. Cosa è cambiato a distanza di pochi mesi?
"Ma quando alleni la Primavera non puoi dire il contrario. Altrimenti il giorno dopo che titoli avreste fatto? Ma uno punta sempre in alto quando fa questo mestiere. Certo, non pensavo che quattro anni dopo aver lasciato il Milan sarei già tornato per allenare la prima squadra".
Come vanno i colloqui individuali con i giocatori?
"Finora ho parlato con 4-5 giocatori. Non ho ancora finito il giro. Più che altro ho parlato con le persone che circondano la struttura. Voglio fare capire che lingua parlo e quello che intendo proporre. Dobbiamo dare alla squadra la sensazione che parliamo tutti la stessa lingua, a livello medico e di prevenzione degli infortuni. Intorno alla squadra ruotano più di 20 persone. E' importante che tutti vadano nella stessa direzione senza polemiche".