ROMA - La prima finale della carriera di Gattuso allenatore è anche il punto più alto della stagione del Milan, una stagione difficile, ma che dopo il suo arrivo è diventata colma di speranze: "In questo momento questa non è la Coppa Italia: per noi è la coppa del mondo. Lo è per la squadra giovane che abbiamo, per l'entusiasmo dei nostri 33 mila abbonati, per la vicinanza dei tifosi che sentiamo ogni giorno. Basta poco, per riaccendere di nuovo un bel fuoco d'artificio: manca solo la scintilla. Non ho avuto bisogno di caricare i ragazzi, per partite come questa si caricano da soli". In panchina ha ottenuto una promozione in serie B col Pisa: "Per me, a 40 anni, è per forza la partita più importante, anche se comunque ne ho già fatte 150 e non sono poche. Serve qualcosa di straordinario: se riusciamo a passare quest'ostacolo, sono sicuro che poi potremo fare qualcosa di veramente molto importante, perché la nostra è una squadra giovane e ha tutto un orizzonte davanti".
DUE PARTITE IN UNA - Secondo Gattuso, le difficoltà saranno doppie, dato il livello dell'avversario: lo ha dimostrato la sconfitta in campionato, il 31 marzo allo Stadium, col 3-1 finale incassato quando il Milan sembrava avere in pugno la gara: "Io penso a due tipi di partita: dobbiamo concedere poco e nulla alla Juve, perché ha vinto tante volte quest'anno con la qualità dei suoi giocatori. Poi, ovviamente, c'è il nostro gioco: dobbiamo avere coraggio, non farci venire il braccino da tennista. Anche la Juve ha qualche difettuccio, speriamo di non commettere gli errori degli ultimi 10' a Torino in campionato". Fu una partita in cui prevalse nel finale appunto la freschezza della panchina juventina: "La Juventus ha mille risorse. Cuadrado e Douglas Costa, con le loro caratteristiche e con la loro velocità creano superiorità numerica. Ma la testa fa fare cose impensabili, nello sport come nella vita. Deve scattare qualcosa proprio nella testa: dobbiamo andare alla ricerca di un qualcosa in più".
LE LUMACHE DI PIRLO - Da calciatore Gattuso vinse otto trofei col Milan: "Ma da allenatore è un mondo totalmente diverso: da calciatore ero un pazzo, facevo cose strane, ero molto scaramantico. Oggi sento una pressione pazzesca addosso, la pressione dei tifosi e delle persone che mi vogliono bene. Mi fa rilassare soltanto l'allenamento, poi in ufficio e in sala video non finisce mai il lavoro, questo fa parte della passione e del carattere". Conterà moltissimo lo spogliatoio e per spiegarlo Gattuso ricorre allo stesso aneddoto raccontato, su di lui, dall'amico ed ex compagno Pirlo, che ha ricordato come il mediano per definizione, collante dello spogliatoio, mangiò per scommessa una lumaca viva: "Ho sempre creduto che, per essere una grande squadra serva un grandissimo spogliatoio: è il gruppo che ti fa vincere. A volte bisogna sdrammatizzare, in quel momento serviva. Era la vigilia della semifinale col Manchester e quando piove a Milanello ci sono lumache che sembrano bisce. Se è per questo, ho mangiato anche di peggio".
L'ESEMPIO DI BIGLIA - "L'importante è dare il massimo: poi, se gli avversati sono più forti, con grande umiltà gli stringiamo la mano. L'importante è non avere nessun rimpianti: è quello che dico sempre ai miei ragazzi". La premessa non cancella la convinzione di Gattuso: il Milan può bissare la vittoria nella finale di Supercoppa italiana a Doha, nel dicembre 2016: "Quella volta ero telespettatore. Ho festeggiato, ero contento. Sono milanista dentro". Il modello da seguire, assicura, è Biglia: l'argentino si è fratturato due vertebre nella partita col Benevento a San Siro e ha quasi miracolosamente recuperato: "Lucas deve essere un valore aggiunto, per quello che ha fatto negli ultimi 15 giorni: cose disumane, ha messo in difficoltà lo staff medico. Dalle 8 di mattina alle 7 di sera, ogni giorno, è sul pezzo per tornare e oggi il Milan deve andare alla ricerca di chi ha questa mentalità. Lo valuteremo: non è al massimo, se prende una botta rischia di farsi ancora più male, ma ha fatto un gesto incredibile. Comunque Locatelli l'ho visto bene col Verona, come l'avete visto voi".
LA TELEFONATA DI SACCHI - La questione è annosa: contano di più gli scudetti e le vittorie della Juventus in Italia o i successi internazionali del Milan? Gattuso è salomonico quanto rispettoso del valore dell'avversario: "Vincere è difficile sempre e ovunque. Il fascino della Champions è superiore, però ricordatevi che andare in finale è già straordinario, è come vincere e la Juve in finale di Champions ci è andata spesso. Da giocatore mi dava la sensazione, e me la dà ancora oggi, di una squadra con grandissima mentalità e senso di appartenenza. Il mondo Juve mi ha sempre affascinato per la disciplina, la grande voglia di vincere, la compattezza: l'ho sempre invidiato. In Europa il Milan ha portato qualcosa di diverso, da Sacchi in poi, ma vincere come fa da sempre la Juve, con mentalità, forza fisica, qualità tecniche, non è per niente facile". A una telefonata proprio di Sacchi Gattuso ha risposto: "Ancelotti no, oggi ho sentito solo Arrigo Sacchi, con Carlo non ce n'è bisogno. Sono scaramantico, lui lo sa e non ci prova nemmeno. Però a Sacchi non potevo non rispondere, chapeau, è un maestro. Mi sono pentito e l'ho richiamato". Dopo la finale ce ne saranno altre due, in campionato, con Atalanta e Fiorentina: "Il pensiero più grande per noi è che sarebbe fondamentale arrivare con una coppa vinta alla partita contro l'Atalanta, perché abbiamo appunto due finali da fare. La mia preoccupazione è anche questa".
LE FATICHE DI SUSO - La Juventus è consapevole della propria forza: "Tante volte vedo i giocatori della Juve finire la partita nemmeno sudati, è la consapevolezza di essere forti. Ma in una partita noi possiamo avere la mentalità della Juve, si può fare": sarà decisivo Suso, con la sua fantasia e non solo: "Mi aspetto il giocatore che ci aiuta in tutte e due le fasi. So che gli sto chiedendo qualcosa in più, ma non possiamo farne a meno. Quando potremo permetterci di lasciare quelli davanti un po' lassù, lo faremo, ma oggi abbiamo bisogno anche della loro fase difensiva. E poi dobbiamo arrivare al tiro con grande lucidità e concretezza, perché tanto più di tre o quattro occasioni non ci capiteranno. Se vinco? Sicuramente mi farò un bicchiere di vino coi miei ragazzi, più di uno se si riuscisse a vincere. E poi starò con i miei figlie e mia moglie, che in questi mesi mi hanno visto poco".
BONUCCI, ORGOGLIO DI EX - Bonucci affronta la Juventus da capitano del Milan, in una finale che per lui è un'abitudine: "E' sempre bello giocare partite come questa. Il Milan, per la storia e per la società che rappresenta, merita di giocarle. Il valore aggiunto per noi sarà quello della squadra. Uno da solo può fare ben poco, ma io sono fiducioso: faremo una grande partita". Ha predecessori come Rivera, Schnellinger e Paolo Maldini, i capitani che hanno vinto la coppa Italia: "Alzare una coppa, dopo tutte le difficoltà durante l'anno, sarebbe importate per noi e per i tifosi. Avremo di fronte una grande squadra, che soltanto per la matematica non ha ancora vinto lo scudetto. Ma venderemo cara la pelle". Servirà soprattutto cinismo, spiega: "Vinceremo la partita se, in quelle due o tre occasioni che ci capiteranno, saremo cinici. La Juve ha grandissimi giocatori, non perdona". A Torino, l'ultima volta, ha segnato: "Il gol è stata una gioia personale. Se esulterò? Facciamo che succeda, poi vedremo. Ho sempre fatto gol importanti, quest'anno solo due per ora. Ma non è importante chi segna, è importante dare una svolta alla stagione".
L'INCONTRO CON BUFFON - Il capitano avversario sarà il suo ex capitano Buffon: "Non ho immaginato di consolare Buffon, ma solo di vincere la coppa. Poi, per abbracciare Gigi e gli ex compagni della Juve, ci sarà tutto il tempo, prima e dopo la partita. Sono contento di confrontarmi, in questo percorso di crescita del Milan, con la squadra più forte d'Italia". Ho avuto la fortuna di giocare sette anni per la Juve e ho imparato la famosa mentalità di non mollare mai. Ora sto vivendo il mondo Milan e i suoi valori, li continuo a scoprire ogni giorno. Il mister è l'esempio massimo di questo. La Coppa Italia non avrà magari la stessa importanza della Champions o dell'Europa League, ma alzare un trofeo in questo anno complicato ha un valore diverso, rispetto a tutto il resto". E' il modo per fare partire un ciclo? "I cicli iniziano sempre con una vittoria, quindi speriamo che ne cominci davvero uno qui. Darebbe un'impronta anche alla prossima stagione. Gli allenatori sono simili? Allegri e Gattuso hanno punti in comune soprattutto nella capacità di gestire lo spogliatoio".
DUE PARTITE IN UNA - Secondo Gattuso, le difficoltà saranno doppie, dato il livello dell'avversario: lo ha dimostrato la sconfitta in campionato, il 31 marzo allo Stadium, col 3-1 finale incassato quando il Milan sembrava avere in pugno la gara: "Io penso a due tipi di partita: dobbiamo concedere poco e nulla alla Juve, perché ha vinto tante volte quest'anno con la qualità dei suoi giocatori. Poi, ovviamente, c'è il nostro gioco: dobbiamo avere coraggio, non farci venire il braccino da tennista. Anche la Juve ha qualche difettuccio, speriamo di non commettere gli errori degli ultimi 10' a Torino in campionato". Fu una partita in cui prevalse nel finale appunto la freschezza della panchina juventina: "La Juventus ha mille risorse. Cuadrado e Douglas Costa, con le loro caratteristiche e con la loro velocità creano superiorità numerica. Ma la testa fa fare cose impensabili, nello sport come nella vita. Deve scattare qualcosa proprio nella testa: dobbiamo andare alla ricerca di un qualcosa in più".
LE LUMACHE DI PIRLO - Da calciatore Gattuso vinse otto trofei col Milan: "Ma da allenatore è un mondo totalmente diverso: da calciatore ero un pazzo, facevo cose strane, ero molto scaramantico. Oggi sento una pressione pazzesca addosso, la pressione dei tifosi e delle persone che mi vogliono bene. Mi fa rilassare soltanto l'allenamento, poi in ufficio e in sala video non finisce mai il lavoro, questo fa parte della passione e del carattere". Conterà moltissimo lo spogliatoio e per spiegarlo Gattuso ricorre allo stesso aneddoto raccontato, su di lui, dall'amico ed ex compagno Pirlo, che ha ricordato come il mediano per definizione, collante dello spogliatoio, mangiò per scommessa una lumaca viva: "Ho sempre creduto che, per essere una grande squadra serva un grandissimo spogliatoio: è il gruppo che ti fa vincere. A volte bisogna sdrammatizzare, in quel momento serviva. Era la vigilia della semifinale col Manchester e quando piove a Milanello ci sono lumache che sembrano bisce. Se è per questo, ho mangiato anche di peggio".
L'ESEMPIO DI BIGLIA - "L'importante è dare il massimo: poi, se gli avversati sono più forti, con grande umiltà gli stringiamo la mano. L'importante è non avere nessun rimpianti: è quello che dico sempre ai miei ragazzi". La premessa non cancella la convinzione di Gattuso: il Milan può bissare la vittoria nella finale di Supercoppa italiana a Doha, nel dicembre 2016: "Quella volta ero telespettatore. Ho festeggiato, ero contento. Sono milanista dentro". Il modello da seguire, assicura, è Biglia: l'argentino si è fratturato due vertebre nella partita col Benevento a San Siro e ha quasi miracolosamente recuperato: "Lucas deve essere un valore aggiunto, per quello che ha fatto negli ultimi 15 giorni: cose disumane, ha messo in difficoltà lo staff medico. Dalle 8 di mattina alle 7 di sera, ogni giorno, è sul pezzo per tornare e oggi il Milan deve andare alla ricerca di chi ha questa mentalità. Lo valuteremo: non è al massimo, se prende una botta rischia di farsi ancora più male, ma ha fatto un gesto incredibile. Comunque Locatelli l'ho visto bene col Verona, come l'avete visto voi".
LA TELEFONATA DI SACCHI - La questione è annosa: contano di più gli scudetti e le vittorie della Juventus in Italia o i successi internazionali del Milan? Gattuso è salomonico quanto rispettoso del valore dell'avversario: "Vincere è difficile sempre e ovunque. Il fascino della Champions è superiore, però ricordatevi che andare in finale è già straordinario, è come vincere e la Juve in finale di Champions ci è andata spesso. Da giocatore mi dava la sensazione, e me la dà ancora oggi, di una squadra con grandissima mentalità e senso di appartenenza. Il mondo Juve mi ha sempre affascinato per la disciplina, la grande voglia di vincere, la compattezza: l'ho sempre invidiato. In Europa il Milan ha portato qualcosa di diverso, da Sacchi in poi, ma vincere come fa da sempre la Juve, con mentalità, forza fisica, qualità tecniche, non è per niente facile". A una telefonata proprio di Sacchi Gattuso ha risposto: "Ancelotti no, oggi ho sentito solo Arrigo Sacchi, con Carlo non ce n'è bisogno. Sono scaramantico, lui lo sa e non ci prova nemmeno. Però a Sacchi non potevo non rispondere, chapeau, è un maestro. Mi sono pentito e l'ho richiamato". Dopo la finale ce ne saranno altre due, in campionato, con Atalanta e Fiorentina: "Il pensiero più grande per noi è che sarebbe fondamentale arrivare con una coppa vinta alla partita contro l'Atalanta, perché abbiamo appunto due finali da fare. La mia preoccupazione è anche questa".
LE FATICHE DI SUSO - La Juventus è consapevole della propria forza: "Tante volte vedo i giocatori della Juve finire la partita nemmeno sudati, è la consapevolezza di essere forti. Ma in una partita noi possiamo avere la mentalità della Juve, si può fare": sarà decisivo Suso, con la sua fantasia e non solo: "Mi aspetto il giocatore che ci aiuta in tutte e due le fasi. So che gli sto chiedendo qualcosa in più, ma non possiamo farne a meno. Quando potremo permetterci di lasciare quelli davanti un po' lassù, lo faremo, ma oggi abbiamo bisogno anche della loro fase difensiva. E poi dobbiamo arrivare al tiro con grande lucidità e concretezza, perché tanto più di tre o quattro occasioni non ci capiteranno. Se vinco? Sicuramente mi farò un bicchiere di vino coi miei ragazzi, più di uno se si riuscisse a vincere. E poi starò con i miei figlie e mia moglie, che in questi mesi mi hanno visto poco".
BONUCCI, ORGOGLIO DI EX - Bonucci affronta la Juventus da capitano del Milan, in una finale che per lui è un'abitudine: "E' sempre bello giocare partite come questa. Il Milan, per la storia e per la società che rappresenta, merita di giocarle. Il valore aggiunto per noi sarà quello della squadra. Uno da solo può fare ben poco, ma io sono fiducioso: faremo una grande partita". Ha predecessori come Rivera, Schnellinger e Paolo Maldini, i capitani che hanno vinto la coppa Italia: "Alzare una coppa, dopo tutte le difficoltà durante l'anno, sarebbe importate per noi e per i tifosi. Avremo di fronte una grande squadra, che soltanto per la matematica non ha ancora vinto lo scudetto. Ma venderemo cara la pelle". Servirà soprattutto cinismo, spiega: "Vinceremo la partita se, in quelle due o tre occasioni che ci capiteranno, saremo cinici. La Juve ha grandissimi giocatori, non perdona". A Torino, l'ultima volta, ha segnato: "Il gol è stata una gioia personale. Se esulterò? Facciamo che succeda, poi vedremo. Ho sempre fatto gol importanti, quest'anno solo due per ora. Ma non è importante chi segna, è importante dare una svolta alla stagione".
L'INCONTRO CON BUFFON - Il capitano avversario sarà il suo ex capitano Buffon: "Non ho immaginato di consolare Buffon, ma solo di vincere la coppa. Poi, per abbracciare Gigi e gli ex compagni della Juve, ci sarà tutto il tempo, prima e dopo la partita. Sono contento di confrontarmi, in questo percorso di crescita del Milan, con la squadra più forte d'Italia". Ho avuto la fortuna di giocare sette anni per la Juve e ho imparato la famosa mentalità di non mollare mai. Ora sto vivendo il mondo Milan e i suoi valori, li continuo a scoprire ogni giorno. Il mister è l'esempio massimo di questo. La Coppa Italia non avrà magari la stessa importanza della Champions o dell'Europa League, ma alzare un trofeo in questo anno complicato ha un valore diverso, rispetto a tutto il resto". E' il modo per fare partire un ciclo? "I cicli iniziano sempre con una vittoria, quindi speriamo che ne cominci davvero uno qui. Darebbe un'impronta anche alla prossima stagione. Gli allenatori sono simili? Allegri e Gattuso hanno punti in comune soprattutto nella capacità di gestire lo spogliatoio".