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Milan, Pioli: ''Serve positività, bisogna tirarsi su le maniche e risalire in classifica''

Stefano Pioli (agf)
Rossoneri all'Olimpico contro la Roma, il tecnico prova a dare fiducia all'ambiente e difende Suso: ''Nessun processo". Sulle parole di Maldini: ''Dichiarazioni lucide, nessuno può aspettare dieci anni per vincere"
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MILANO - Dopo il pareggio dell'esordio contro il Lecce, Pioli deve cercare la sua prima vittoria sulla panchina del Milan proprio all'Olimpico contro la Roma, avversaria di derby quando l'allenatore emiliano guidava la Lazio. La squadra rossonera domani dovrà chiarire qual è l'impressione più vera: quella dell'ottimo primo tempo contro i salentini, oppure quella della ripresa meno convincente conclusa dal 2-2 di Calderoni in pieno recupero. E' stata una settimana nella quale un giocatore più di altri ha ricevuto qualche critica: Suso, considerato troppo intoccabile da molti tifosi del Milan.
Pioli, Suso è al centro di molti giudizi negativi.
"Non prendiamo parte ai processi social e mediatici. Siamo un gruppo coeso e unito. Il nostro unico obiettivo è fare meglio le nostre cose per essere squadra. Aiutare il compagno tutti insieme. Quando si colpisce un giocatore, si colpisce me e il Milan. Dobbiamo analizzare quello che abbiamo fatto con il Lecce, le cose negative e quelle positive. Ma quello che serve è positività, testa lucida e tanta voglia di giocare".
La sensazione però è che per tutti gli allenatore rossoneri Suso sia intoccabile.
"Io non ho promesso niente a nessuno. Questo è l'unico vantaggio che ha un allenatore quando subentra in corsa: non hai scelto nessuno e non hai fatto promesse. Scelgo la squadra in base a chi dà più garanzie. Fino a quando Suso me le darà, giocherà lui".
La preoccupa il ciclo di ferro che inizia domani?
"Dobbiamo mostrare che siamo una squadra forte. Il calendario non mi preoccupa. Sto pensando solo alla partita di domani. Dobbiamo leggere meglio alcune situazioni che ci sono sfuggite con il Lecce. Ma per me non c'è un ciclo di ferro, c'è una partita difficile e complicata da affrontare domani. La Roma ha perso solo una partita tra coppa e campionato. Mi aspetto una squadra determinata. E' vero che Fonseca deve fronteggiare assenze importanti, ma spesso in queste situazioni le squadre mettono in campo più di quello che hanno".
Questo ciclo di partite dirà se il Milan può ancora competere per il 4° posto?
"Posso solo dire che dobbiamo tirarci su le maniche e risalire in classifica. L'anno scorso, dopo otto giornate, il Milan era al 4° posto con 15 punti in classifica. Dobbiamo pensare a tornare in quelle posizioni".
Maldini ha detto che forse la società finora non è stata brava a chiarire gli obiettivi stagionali.
"Tutti sanno che il Milan ha certe ambizioni e deve rimanere in certe posizioni di classifica. Maldini ha fatto dichiarazioni lucide. Nessuno può permettersi di aspettare 10 anni al Milan per tornare in alto. Bisogna tornare a vincere e farlo prima possibile".
Dopo la partita con il Lecce ha invitato a non parlare più di un Milan giovane per evitare che questo diventi un alibi.
"In estate sono state fatte scelte abbastanza chiare e nette. Sono stati comprati giocatori che possono stare nel Milan. Adesso i giovani sono quelli nati dal 2000 in su. Poi non è solo l'età a fare la differenza. Donnarumma ha 20 anni ma già più di 100 partite in Serie A. E' maturo, è un leader. Siamo un squadra costruita per fare bene. Non siamo inesperti. Suso, Calhanoglu, Biglia e Romagnoli sono esperti. Sanno stare in campo. Quello che conta è essere professionali e consapevoli della maglia che si indossa".
Leao e Piatek possono giocare insieme?
"Hanno caratteristiche diverse. Di volta in volta sceglierò in base alla partita. Ma possono anche giocare insieme. Basta trovare i giusti equilibri. E ricordo sempre che sono molti importanti i primi 11 che partono. Ma lo sono altrettanto quelli che entrano dalla panchina".
Nel corso della partita con il Lecce ha chiesto spesso a Leao di stare maggiormente in area?
"La situazione dove può crescere molto è quella. Deve essere più bravo a sentire il difensore perché il difensore qualcosa concede: il taglio in avanti, il movimento a sfilare alle spalle. Gli chiedevo anche di stare più centrale anche quando difendevamo".
A proposito di importanza di chi entra dalla panchina si aspetta qualcosa in più da Rebic?
"Può fare meglio, può essere più attento e determinato. Mi aspetto un contributo superiore".
Calhanoglu è l'esempio da seguire per tutti in questo momento?
"E' un giocatore di grandissima qualità: non solo per il gol, ma per tutta la prestazione. Tanti possono giocare a quel livello nel Milan".
Paquetà?
"Senza palla si è mosso bene. Con la palla mi aspetto da lui giocate più intraprendenti. Deve arrivare a finalizzare di più. Dopo un minuto di gioco poteva fare gol. E sarebbe cambiato tutto nella valutazione della sua prova da parte vostra".
Piatek?
"Sta bene anche se non è brillantissimo. Presto arriverà al 100%".
Come sta Caldara?
"C'era l'idea di farlo giocare in Primavera. Ma ieri era dolente a un tendine. Allora abbiamo preferito non farlo".
Hernandez ha detto che lei ha portato più libertà nel modo di giocare.
"Ho dato ai giocatori la libertà di mettere in pratica le loro qualità. Ho dato loro solo delle posizioni da tenere. Mi piace l'idea che un mio giocatore si senta libero di fare le cose per le quali è portato".

Appello di Maldini a Piatek

Anche Maldini parla della costruzione della squadra nella seconda parte della sua intervista a Sky Sport 24: "L'idea di ringiovanire la squadra è condivisa, come è condivisa l'idea che nessuna squadra giovane ha vinto campionato o Champions League. Per farlo serve l'inserimento di calciatori di esperienza. La cosa importante delle ultime campagne acquisti è che non abbiamo venduto i nostri migliori giocatori". Il dirigente rossonero lancia un appello a Piatek: "E' un calciatore forte. Deve pensare più a giocare con la squadra, lo sta facendo, ma la sua forza è quella di fare gol". Maldini parla del suo ex compagno Ibrahimovic che sta lasciando la Major League Soccer: "Ibra potrebbe essere un sogno per tante cose, forse dentro la sua testa c'è un po' la paura di non essere un Ibra dominante. Mi ricordo quando Carlo mi mise in panchina in un derby, ho capito che non avrei accettato una stagione così. Non so se Ibra possa accettare questo".
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