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Rebic si prende la scena, il Milan batte l'Udinese 3-2 al 93'

Il gol vittoria di Ante Rebic al 93' (afp)
Il croato, subentrato dopo l'intervallo, segna una doppietta e regala i 3 punti alla squadra di Pioli, che era andata sotto dopo appena 6' su errore di Donnarumma. A inizio ripresa il pari dell'attaccante ex Eintracht, poi segna ancora Theo Hernandez. Finale pirotecnico: all'85' Lasagna trova di testa il 2-2, ma all'ultimo respiro i rossoneri la vincono grazie a un sinistro a incrociare di Rebic
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MILANO - La vittoria del Milan era così annunciata che l'esito del pranzo con l'Udinese non stupisce. Ma il 3-2 all'ultimo sospiro, frutto di una trama tortuosa (meritato 0-1 all'intervallo, rimonta con Rebic e Hernandez, pari non ingiusto di Lasagna, guizzo decisivo di Rebic, da indesiderato a eroe), denuncia ancora le imperfezioni di una squadra riveduta e corretta da Pioli e un po' dal mercato: le correzioni, a occhio e croce, non sono ancora finite. Intanto l'effetto della doppia vittoria, a Cagliari e in Coppa Italia con la Spal, non è svanito. Il Milan è tornato all'abitudine dei tre punti a San Siro, che in campionato aveva dimenticato da ottobre con la Spal, e la scalata in classifica continua. L'approdo, stavolta, è stato sofferto. Il 4-4-2, che pareva il sistema di gioco più adatto alla squadra restaurata con Ibrahimovic, ha mostrato i suoi limiti di modulo troppo ingessato alle due linee orizzontali e troppo dipendente dalle discese di Hernandez sulla rotaia di sinistra, spesso incustodita in fase difensiva: le varianti, cioè le digressioni di Bonaventura e Castillejo dalla fascia e le puntate dall'esterno di Leao, non hanno prodotto i risultati sperati, perché la difesa a cinque dell'Udinese ha provveduto a murare quasi tutti i tiri e i cross.

Il pasticcio di Gigio

Il deragliamento tattico, però, è avvenuto in contropiede, risorsa che Gotti, assai fornito di velocisti, ha saputo sfruttare subito. Non erano nemmeno passati sette minuti che Donnarumma, in forse fino all'ultimo per un lieve problema muscolare, ha fabbricato il pasticcio dello svantaggio. Avventurandosi in uscita di testa fuori area su Lasagna, scattato in posizione regolare su un lancio da metà campo ma comunque molto defilato a destra, il portiere della Nazionale ha perso il contrasto: il pallone è rimasto docile e rimbalzante sulla zolla accanto, pronto per essere calciato a porta vuota da Stryger Larsen, che ha indovinato il colpo vincente, nella totale assenza di avversari in zona. Il prode Gigio si sarebbe poi riscattato, nella ripresa, con due parate notevoli e fondamentali. Ma lì per lì la situazione favorevole ha accentuato per l'Udinese la possibilità di aspettare gli attacchi altrui, per cercare nuove pugnalate in contropiede. Il Milan si è fatto via via insicuro, rifugiandosi nelle sue due coperte di Linus: le discese di Herandez a sinistra, dove inevitabilmente ha finito per pendere il gioco, e gli appoggi centrali a Ibrahimovic, nella speranza di ottenere qualche illuminante sponda dalla svedese, che tuttavia, spalle alla porta e servito con lentezza, non poteva certo accendere l'azione.

Ibra fa il gregario

L'attesissimo taumaturgo ha dovuto limitare i propri lampi: soltanto quando Bennacer trascinava palla in avanti, il ritmo si alzava un po' e gli permetteva di uscire dall'imbuto. Altrimenti emergeva il palleggio di De Paul: arretrato in mediana, l'argentino era ideale catapulta per le percussioni di Fofana e Mandragora e per le progressioni di Lasagna e Okaka. Dopo un sinistro rasoterra un po' sfiatato di Castillejo, su involontario assist di Hernandez, è stato appunto il terzino a cercare con lo sguardo Ibra, perché i due parlano la stessa lingua tecnica, nella babele delle approssimazioni. Sul cross rasoterra di Hernandez si è dunque avventato in scivolata il centravanti, ma prima di lui, per una frazione di secondo, è arrivato Ekong. I fischi di San Siro e la legittima preoccupazione hanno dunque scortato la squadra negli spogliatoi. Ne è riemerso un Milan diverso: più feroce, più attento, più impetuoso. La metamorfosi non va ascritta soltanto al cambio deciso da Pioli - Rebic, più vivace, per Bonaventura - ma anche appunto all'atteggiamento e a un gioco più razionale, al quale ha contribuito Ibra, defilandosi più spesso dall'area per creare spazio ai compagni. Si è calato con intelligenza nelle vesti del gregario di lusso. E' stata però l'Udinese a favorire il pareggio e poi il sorpasso dei rivali: ha sprecato parecchio in attacco e si è sbilanciata, dopo l'1-1, per cercare di vincere. La partita, comunque, è migliorata e si è velocizzata, già a cominciare dalla prima azione del secondo tempo.

L'Udinese spreca, Rebic la castiga

Lasagna è sfuggito a Kjaer, ma non ha chiuso bene il diagonale in corsa, smorzato da Donnarumma. Il gol di Rebic è nato da una manovra studiata: dopo un contropiede di Leao per Castillejo, che ha esalato un flebile sinistro, è stato proprio Leao a imbeccare di prima Conti, che è entrato finalmente in area e ha crossato rasoterra per la girata liberatoria del croato, finora oggetto misteriosissimo. Lo spreco dell'Udinese si è manifestato tra il 9' e l'11'. Fuga di Lasagna, sprecata da Okaka. De Paul smarca Mandragora a un passo da Donnarumma, che lo ipnotizza e ne para il tocco ravvicinatissimo. Okaka aggancia al volo al limite dell'area il pallone e lo scarica in una girata di destro, respinta da Donnarumma. Sul corner annesso Kjaer salva sulla linea. Tanta dissipazione è stata punita. Leao, tra un'intermittenza e l'altra, ha cominciato a colpire (subito un tiro ribattuto da Musso), con i suoi movimenti a pendolo dalla sinistra, cercando con la coda dell'occhio gli inserimenti di Ibra da destra. Lo svedese ha carburato a poco a poco. Su cross di Leao ha colpito di testa, debolmente, poi ha calciato a lato da fuori, infine si è infilato in area, su allungo in verticale di Leao, e ha calciato alto di destro, in corsa. Nel frattempo, però, il Milan è passato in vantaggio. C'è voluta la prodezza del suo più prolifico attaccante, il terzino Hernandez: il sinistro al volo da fuori area, nell'angolino, appartiene alla categoria dei gesti tecnici imponderabili e perciò impossibili da neutralizzare, per un portiere e soprattutto per un allenatore.

Finale senza briglie

Gotti ha comunque scelto di sparigliare le carte tattiche, inserendo un altro attaccante, Nestorovski. Lasagna si è spostato più sulla fascia e da lì si è fatto perdonare le precedenti leggerezze sotto porta, derubricabili a peccati veniali in una partita in cui ha spesso messo in crisi la difesa di Pioli. Su duetto De Paul-Stryger Larsen, chiuso da un perfetto cross dal fondo dell'esterno, Lasagna ha lasciato sul posto Conti, scegliendo il tempo perfetto per il colpo di testa angolato del 2-2. Ma quando nel finale le due squadre hanno cercato il gol della vittoria, senza più briglie, la meta l'ha raggiunta chi è stato più deciso: non Nestorovski, dunque, che si è impappinato al tiro, ma Rebic. Il croato ha raccolto il pallone al limite dell'area, ha slalomeggiato in orizzontale e ha scagliato un rasoterra perfido proprio negli ultimi secondi del tempo di recupero. Il mucchio selvaggio dei giocatori milanisti sotto la Curva Sud è diventato l'emblema di una giornata da festeggiare: un'altra, dopo il salvifico ritorno di Ibrahimovic.

MILAN-UDINESE 3-2
RETI: 6' Stryger Larsen (U), 47' e 93' Rebic (M), 72' Hernandez (M), 85' Lasagna (U).
MILAN (4-4-2): G. Donnarumma; Conti, Kjaer, Romagnoli, Hernandez; Castillejo (77' Krunic), Kessié, Bennacer, Bonaventura (46' Rebic); Ibrahimovic, Leao. A disp.: Begovic, A. Donnarumma, Gabbia, Paquetà, Suso, Piatek. All.: Pioli.
UDINESE (3-5-2): Musso; Becao, Ekong, Nuytinck (78' Nestorovski); Larsen, De Paul, Mandragora, Fofana, Sema (88' Ter Avest); Lasagna, Okaka (92' De Maio). A disp.: Nicolas, Perisan, Opoku, Walace, Jajalo, Barak, Teodorczyk. All.: Gotti.
Arbitro: Pairetto.
Note: ammoniti Sema (U), Bennacer (M), Conti (M), Ibrahimovic (M). Ammonito per proteste Pioli (M).


 
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