Quando, lo scorso novembre, il Milan raccolse la miseria di un punto, la strada verso il 19esimo scudetto sembrava essersi fatta decisamente in salita. Dopo un ottobre a tutta birra - fatto di 15 punti in 5 partite, con Pioli che aveva battuto se stesso migliorando il record di punti nelle prime nove giornate -, i rossoneri si erano arenati: 1-1 nel derby e sconfitte per 4-3 a Firenze e 1-3 a San Siro contro il Sassuolo. Fortuna che il Napoli, dopo la partenza a razzo con 8 vittorie di fila, avrebbe rallentato a breve, con un dicembre nerissimo la cui unica gioia sarebbe stata proprio la vittoria di misura in casa dei rossoneri.
Il girone di andata si chiude con i Pioli boys all'inseguimento dei cugini nerazzurri: 42 punti contro 46. Il 13 febbraio è il giorno del sorpasso: approfittando dell'1-1 di Napoli-Inter, e della partita da recuperare dei nerazzurri (ahi, Radu...), basta un gol di Leao contro la Sampdoria per issarsi in vetta e non mollare più la testa della classifica. Corsi e ricorsi storici: ad allenare i blucerchiati c'è Marco Giampaolo, colui che avrebbe dovuto essere il vate del nuovo Milan targato Elliott e invece a ottobre 2019, dopo un inizio da mani nei capelli, venne sostituito proprio da Pioli.
Con l'arrivo della primavera, il Milan sboccia definitivamente: solo vittorie nei mesi di marzo e maggio, e ultima sconfitta che risale ormai al 17 gennaio. E però va ricordato che stiamo parlando di Milan-Spezia, la partita del pasticciaccio brutto dell'arbitro Serra che in un infuocato finale tolse il gol della vittoria a Messias prima che Gyasi al 96' lasciasse sbigottito tutto San Siro.
Questo è uno scudetto che in casa Milan non era atteso, ma di più: dal secondo dopoguerra, solo in un'altra occasione i tifosi rossoneri hanno dovuto aspettare più di un decennio per tornare a gioire in campionato. Quelli erano i tempi della prima stella, arrivata nel 1979. Stavolta, lo scudetto più recente era datato 2010/11: sono passati 4.033 giorni prima di tornare a cucirsi il tricolore sul petto.
Una vittoria di squadra, fuor di frase fatta: 16 giocatori a segno in campionato, ben 11 reti arrivate dai difensori (con Theo Hernandez a farla da padrone). A conti fatti, tra chi ha messo in fila più di 90 minuti in Serie A, solo Tomori, Kjaer, Gabbia, Bakayoko, Krunic, Pellegri e Castillejo non sono riusciti ad andare in gol.
Gioco di squadra confermato dal fatto che sono solo due i giocatori andati in doppia cifra: grazie alla doppietta al Mapei Stadium, Olivier Giroud chiude a quota 11 gol, gli stessi di Rafael Leao. Il volto dello scudetto non può che essere quello del portoghese, non fosse altro che per l'incredibile miglioramento dimostrato: un tasto su cui ha battuto a lungo Pioli, certo del potenziale inespresso del quasi 23enne ex Sporting Lisbona e Lille. I numeri parlano chiaro: in questo campionato Leao ha messo assieme praticamente lo stesso score delle ultime due stagioni sommate (12 reti). E a proposito di doppia cifra: gli 8 gol di Ibrahimovic fanno notizia perché, a parte la stagione 2017/18 passata quasi per intero in infermeria, lo svedese non falliva il bottino dei dieci gol in campionato dal 2005/06 (7). Incredibile ma vero: gli '-anta' si fanno sentire anche per l'inossidabile Zlatan, l'unico che era in rosa anche quando il Milan di Allegri aveva vinto per l'ultima volta la Serie A.
Il Milan chiude con il quarto miglior attacco (69 gol) ma con la miglior difesa (31, alla pari con il Napoli). Merito di tutti, ma un po' di più di Maignan: Magic Mike è il portiere con la miglior percentuale di parate in tutta Europa e raggiunge la stratosferica cifra del 53,1% di clean sheet, porta inviolata in ben 17 occasioni su 32 presenze. Quasi un girone intero e meglio, molto meglio, di chi lo segue in questa classifica: Handanovic e Rui Patricio, 15 volte a testa senza subire reti ma con cinque e sei presenze in più del portierone nato in Guyana. Donnarumma chi? Gigio al massimo ha toccato quota 37,8% di partite senza subire gol in un singolo campionato (2020/21).
E all'età di 56 anni, finalmente è giunto il momento di festeggiare anche per Stefano Pioli: finora, nel suo palmares da allenatore c'era solo il Campionato Allievi vinto con il Bologna nella stagione 2000/01. Una vittoria sofferta, arrivata ai rigori contro la Roma. A proposito di penalty: se i numeri dell'anno scorso recitavano ben 20 rigori a favore in campionato, quest'anno si chiude a quota 8. Meno sia del Napoli (14) che dell'Inter (11).
Con questo 'titulo', i cugini e rivali dell'Inter sono stati agganciati a quota 19 scudetti: sotto il Duomo, qualcuno è già pronto ad armarsi di telescopio per scoprire se la seconda stella avrà sfumature rossonere o nerazzurre.