Scudetto Milan, le meraviglie del dottor Giroud: i gol decisivi non hanno età
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaOlivier Giroud tre anni fa è diventato campione del mondo senza segnare un solo gol, in linea con il suo spirito da centravanti gregario rimasto intatto anche adesso che ne ha fatti due nella domenica in cui è diventato campione d'Italia: in fondo cos'è stato, anche qui nella Città del Tricolore, se non il gregario del luccicante Leao, mettendo la propria concretezza al servizio del compagno più fantasioso, il meno simile a lui e dunque il più adatto a stargli assieme, ad esaltarne gli spigoli e la solidità, le oscurità del suo gioco sudato che ogni tanto sa però rischiarare di lampi formidabili, tipo quella che volta che, con la maglia dell'Arsenal addosso, segnò di tacco con una specie di rovesciata.
Olivier Giroud tre anni fa è diventato campione del mondo senza segnare un solo gol, in linea con il suo spirito da centravanti gregario rimasto intatto anche adesso che ne ha fatti due nella domenica in cui è diventato campione d'Italia: in fondo cos'è stato, anche qui nella Città del Tricolore, se non il gregario del luccicante Leao, mettendo la propria concretezza al servizio del compagno più fantasioso, il meno simile a lui e dunque il più adatto a stargli assieme, ad esaltarne gli spigoli e la solidità, le oscurità del suo gioco sudato che ogni tanto sa però rischiarare di lampi formidabili, tipo quella che volta che, con la maglia dell'Arsenal addosso, segnò di tacco con una specie di rovesciata.
Fu il gol più bello della Premier, quell'anno. Questi due sono probabilmente i più importanti (o meglio: i più significativi) di una lunga carriera durante la quale ha vinto cose enormi: oltre alla Coppa del Mondo, un'Europa League da capocannoniere (segnando pure in finale) e una Champions, quest'ultima da panchinaro oltre che da gregario. Però gli mancava un campionato all'estero, nonostante nove stagioni ai vertici della Premier tra Arsenal e Chelsea: l'ultimo e unico titolo nazionale l'aveva conquistato dieci anni fa in Francia col Montpellier, squadra gregaria se mai ce ne è stata una, che aveva bagnato il naso al Psg, il quale stava vivendo i suoi primi vagiti miliardari.
Nel pomeriggio dello scudetto Giroud ha compiuto 35 anni e 234 giorni, un'anomalia nella squadra più giovane ad aver vinto lo scudetto negli ultimi tre decenni e che in media ha quasi dieci annimeno di lui (26 e 97 giorni), venuto al Milan per fare il bastone della vecchiaia di Ibrahimovic. Invece ha finito per essere un calciatore dirimente anche se soltanto ieri è arrivato in doppia cifra (chiuderà il campionato con undici reti), valicando la soglia minima che il centravanti di una squadra ambiziosa ha il dovere di raggiungere: una delle mille magie del Milan è aver vinto il campionato con un bomber senza prepotenza, senza egoismi, con il peso di una lunga storia sulle spalle e senza velleità di protagonismo, anche se ieri ha percorso la passerella della premiazione con una magnum di champagne sotto il braccio e poi, una volta sul podio, ha ricambiato la riconoscenza dei tifosi spedendo loro vistosi baci con le mani, dimostrando così una notevole capacità di stare sul palcoscenico.
Ma la differenza tra il gregario e la vedette si notano anche in queste circostanze: pure Ibra ha sfilato con lo champagne, ma stappato. Così ha innaffiato tutti e poi ha buttato la bottiglia sul prato, attirando l'attenzione solo su di sé, e sul gigantesco sigaro che fingeva di fumare, e non sulle bollicine.
Giroud, dopo i baci, s'è mescolato agli altri, come sempre, anche con quelli con poco più della metà dei suoi anni ma con molta meno della sua completezza: perché lui è uno che nella vita ha imparato a far tutto, per sé e per gli altri. A conti fatti l'impronta sullo scudetto è quella del suo piede sinistro, non tanto per le due zampate di Reggio Emilia quan to per la spaccata e la giravolta con cui all'inizio di febbraio ribaltò il derby rovesciando, oltre all'Inter, l'intero campionato. La doppietta della scudetto è quella là, questa è stata un simbolico atto d'altruismo per dare concretezza all'irrefrenabilità delle serpentine di Leao, che è stato nominato dalla Lega miglior giocatore del campionato (e Pioli miglior allenatore). Ma senza il centravanti con la vita da mediano, che ne sarebbe stato di tutto questo?