Leao nella gabbia dell'Inter: era il più atteso, ma è finito in fuorigioco
di Emanuele GambaMILANO — Magari l’idea può tornar buona se a Istanbul dovesse capitare Vinicius, un Leao che ce l’ha fatta già da un pezzo, solo che in quel caso, se stessero in due a marcar lui, da una parte sbucherebbe Rodrygo, da dietro arriverebbero Camavinga e Valverde, ci sarebbe comunque qualcun altro che tracimerebbe. Ieri no: di spauracchio ce n’era uno soltanto, l’Inter vi si è dedicata con pensiero collettivo e il resto è venuto di conseguenza, fino all’estasi del gol di Lautaro che, a sua volta, è un Leao che ha preso i gradi, visto che ha la fascia da capitano e ragiona come tale. Il Milan ha due fuoriclasse, il portiere e l’attaccante, che in certe situazioni possono bastare per decidere una partita (e avrebbero potuto decidere anche una finale contro una squadra che, qualunque sarà, sarebbe stata più forte), ma alla fine hanno tradito entrambi, uno facendosi fare una rete che avrebbe dovuto parar…
MILANO — Magari l’idea può tornar buona se a Istanbul dovesse capitare Vinicius, un Leao che ce l’ha fatta già da un pezzo, solo che in quel caso, se stessero in due a marcar lui, da una parte sbucherebbe Rodrygo, da dietro arriverebbero Camavinga e Valverde, ci sarebbe comunque qualcun altro che tracimerebbe. Ieri no: di spauracchio ce n’era uno soltanto, l’Inter vi si è dedicata con pensiero collettivo e il resto è venuto di conseguenza, fino all’estasi del gol di Lautaro che, a sua volta, è un Leao che ha preso i gradi, visto che ha la fascia da capitano e ragiona come tale. Il Milan ha due fuoriclasse, il portiere e l’attaccante, che in certe situazioni possono bastare per decidere una partita (e avrebbero potuto decidere anche una finale contro una squadra che, qualunque sarà, sarebbe stata più forte), ma alla fine hanno tradito entrambi, uno facendosi fare una rete che avrebbe dovuto parare e l’altro perdendosi in un reticolo tattico dal quale non è mai riuscito a liberarsi.
I tifosi dell'Inter cantano "Sta bruciando Leao" e danno fuoco alla maglietta del milanista
Milan, non basta il rientro di Leao
L’Inter ha vinto perché è più forte ma anche perché ha avuto un’idea che ne ha sottolineato la forza, e qui c’è lo zampino di Inzaghi, che in un mese e mezzo sta passando a pieni voti ogni esame possibile. Ieri ha deciso di sparigliare le carte sottraendo Dumfries al duello classico tra esterni con Hernandez per metterlo a tallonare Leao, e l’ha fatto benissimo: di velocità, di forza, con pulizia. E se casomai il portoghese gli fosse scappato ci sarebbe stato Darmian a chiudere il buco, anche se l’unica volta che Rafa è evaso, nel primo tempo, è stata proprio per essere fuggito a Darmian. Per il resto il meccanismo antispauracchio è stato perfetto: nel casellario delle marcature si era creato dello spazio per Hernandez, a riempire il quale s’è dedicato Barella. Ma il più delle volte ci ha pensato il Milan stesso, ignorando Theo e la sua libertà per insistere su Leao e la sua gabbia. Che errore, che differenza da una semplice mossa. Dumfries come terzino puro — lui che di solito non sa badare troppo a cosa succede dietro la sua schiena — è stato impeccabile, Darmian come guardaspalle lo è sempre e figurarsi Barella col suo tuttocampismo congenito, mentre Leao si intristiva nella sua solitudine.
L'insegnamento di Lautaro
A un certo punto, quando il gioco era fermo per la sostituzione di Thiaw (18’ st), Maignan s’è fatto tutto il campo per andare da un’area all’altra a scuotere il suo compagno, perché tutto quello che il Milan poteva sperare dipendeva da lui, al contrario dell’Inter che invece ha coltivato una speranza collettiva: persino il gol decisivo del capitano è stato un gol di tutti e lui stesso lo ha confermato a fine gara: «Me lo sentivo, l’ho detto ai ragazzi nello spogliatoio. La chiave è stata il gruppo, ho vissuto un’esperienza simile al Mondiale: se riesci a essere un buon gruppo, arrivi a vivere queste partite importantissime. Dobbiamo giocare così anche a Istanbul».
Le urla di Maignan scuotono Rafa
Dopo gli urlacci di Maignan, intanto, Leao s’è agitato un po’. Più che altro ha smesso di lasciarsi ingabbiare nelle ristrettezze della sua fascia, ma anche di là non s’è mosso come se fosse prigioniero: l’unico spunto gliel’ha stroncato Acerbi, che ha poi esultato come avesse segnato, a conferma che l’Inter sapeva che oltre allo spauracchio non avrebbe avuto altro da temere. Leao s’è preso un rimprovero anche da Messias, ma alla fine un po’ tutti i milanisti hanno finito per somigliargli e le cose sono andate secondo natura, con tutta l’Inter, incluso Inzaghi (e il suo vice Farris, il più scatenato) a cantare e ballare sotto la curva Nord, tutti insieme, senza distinzione di classe e categoria: riusciranno a diventare spauracchi per chi, tra Guardiola e Ancelotti, si meriterà il viaggio a Istanbul?