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Milan, dopo l'eliminazione anche Maldini è sotto esame

Paolo Maldini (ansa)
Divergenze tra il dg e la proprietà americana che critica il mercato. Decisivo il quarto posto 
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Milano — Il quarto derby perso dal Milan nel 2023 (totale gol segnati all'Inter 0, subiti 7) ha fatto deflagrare le divergenze tra la dirigenza sportiva Maldini/Massara e la proprietà americana, rappresentata dal presidente Scaroni e dall'ad Furlani, figure apicali sia oggi, sia prima del passaggio del club dal fondo Elliott a RedBird di Gerry Cardinale. La frattura non è più dissimulabile.

Maldini è uscito allo scoperto, rivendicando i risultati imprevisti (scudetto e semifinale di Champions) per una squadra inferiore all'Inter, ricordando che la campagna acquisti impostata sui talenti da valorizzare (come De Ketelaere preferito a Dybala) è stata una scelta condivisa con la proprietà americana…

Milano — Il quarto derby perso dal Milan nel 2023 (totale gol segnati all'Inter 0, subiti 7) ha fatto deflagrare le divergenze tra la dirigenza sportiva Maldini/Massara e la proprietà americana, rappresentata dal presidente Scaroni e dall'ad Furlani, figure apicali sia oggi, sia prima del passaggio del club dal fondo Elliott a RedBird di Gerry Cardinale. La frattura non è più dissimulabile.

Maldini è uscito allo scoperto, rivendicando i risultati imprevisti (scudetto e semifinale di Champions) per una squadra inferiore all'Inter, ricordando che la campagna acquisti impostata sui talenti da valorizzare (come De Ketelaere preferito a Dybala) è stata una scelta condivisa con la proprietà americana e ribadendo che per restare nell'olimpo d'Europa servono rinforzi, grazie all'ottima campagna europea (che ha prodotto ricavi per 130 milioni di euro): oltre al rinnovo annunciato con Leao, servono un esterno destro, una punta per dare respiro a Giroud e un centrocampista per sostituire Bennacer fuori fino a dicembre. Ma da Scaroni e Furlani, che rivendicano a loro volta il risanamento dei conti fino all'imminente pareggio di bilancio, il solo segnale è la fiducia pubblicamente confermata a Pioli. Filtrano ad arte critiche ufficiose al mercato per i flop Origi, Dest, Adli e Vranckx e per il budget di 50 milioni quasi del tutto speso per la delusione De Ketelaere.

L'ingenerosa censura ignora i successi precedenti con risorse limitate: Leao, Maignan, Theo Hernandez, Giroud, Tonali, Bennacer, Tomori, Kalulu, Krunic, lo stesso Ibrahimovic, prezioso per due anni. Maldini, che sembrava ai margini nel 2020 a favore di Rangnick dopo il traumatico divorzio del Milan da Boban, è ormai l'unico vero riferimento anche internazionale. Il suo contratto e quello di Massara, rinnovati in extremis l'estate scorsa, scadono a giugno 2024, quello di Pioli nel 2025. Tutti sono sotto esame: il traguardo obbligato è la qualificazione alla prossima Champions.