Il club è stato fondato nel 1926 come Associazione Calcio Napoli. Nel 1964 è diventato Società Sportiva Calcio Napoli. Nel 2004, dopo il fallimento, è rinato come Napoli Soccer con Aurelio De Laurentiis e dal 2006 ha ripreso la denominazione Società Sportiva Calcio Napoli.Sotto la sua gestione il club ha collezionato uno Scudetto, tre Coppe Italia e una Supercoppa italiana. I colori sociali sono il risultato dell’originaria fusione tra l’Internazionale Napoli e il Naples Football: l’azzurro della casacca dell’Internazionale era un omaggio ai Borbone, mentre le strisce celesti del Naples rappresentavano il cielo e il mare del capoluogo campano. La mascotte del Napoli non è sempre stata l’asinello (‘o ciuccio): in principio era un cavallo ma, visti gli scarsi risultati della prima stagione, il settimanale satirico Vaco ‘e pressa lo ribattezzò ironicamente come “‘o ciuccio di don Domenico Ascione”, un venditore ambulante accompagnato dal suo asino malconcio. La battuta ebbe un’eco inaspettata e l’asinello sostituì il cavallo come simbolo del club. Con il titolo della stagione ancora in corso, il Napoli arricchisce la sua bacheca: tre scudetti, sei Coppe Italia, due Supercoppe italiane e una Coppa Uefa.
Si trova nel quartiere Fuorigrotta ed è di proprietà del Comune di Napoli. Fu inaugurato nel 1959: inizialmente si chiamava Stadio del Sole e con 85 mila posti era il più capiente d'Italia. Nel 1963 fu denominato Stadio San Paolo per celebrare la tradizione secondo la quale il Santo, in viaggio verso Roma, avrebbe attraccato in quest'area di Napoli. Dal 2020 è stato intitolato a Diego Armando Maradona, pochi giorni dopo la scomparsa del campione. Attualmente ha 55 mila posti a sedere. Nella stagione 2022/23 la media paganti è di 44 mila. Il record di incasso è stato stabilito nel 2017 in occasione di Napoli-Real Madrid: 4.484.302 euro. Il Napoli è stato uno dei primi club italiani ad avere il suo stadio di proprietà. L'impianto originario - il “Vesuvio” - sorgeva nel Rione Luzzatti e venne costruito da Giorgio Ascarelli, il fondatore del Calcio Napoli, a cui venne intitolato nel 1930, dopo la morte. Ma nel 1934 il regime fascista ne cambiò il nome in “Stadio partenopeo” perché Ascarelli era ebreo. L’impianto crollò sotto i bombardamenti alleati nel corso della Seconda guerra mondiale e il Napoli si spostò allo “Stadio del Vomero”. Una sistemazione precaria – in una partita del 1946 l’eccessiva esultanza dei tifosi causò il cedimento di una parte della tribuna -in attesa di quella definitiva, a Fuorigrotta.
Luciano Spalletti, classe 1959, è alla guida del Napoli dal 2021. Nella sua prima stagione in azzurro diventa l’unico allenatore ad aver vinto le prime cinque partite di campionato al suo esordio sulla panchina del club. Nello stesso anno, con otto vittorie di fila, eguaglia la miglior partenza del Napoli, record stabilito da Sarri nel 2017-18. Al termine della stagione chiude terzo, riportando gli azzurri in Champions League dopo due anni di assenza. Al secondo anno come tecnico del Napoli restituisce alla città lo scudetto che mancava dal 1989-90. La stagione 2022/23 è ricca di record: col 3-0 ai Glasgow Rangers nella gara di ritorno del girone di Champions supera il primato di 11 partite vinte consecutivamente tra campionato e coppe, stabilito da Ottavio Bianchi nella stagione 1986/87, quella del primo scudetto. Dopo 3-2 sull’Udinese del 12 novembre, raggiunge quota 11 successi consecutivi in campionato, battendo il record di Sarri del 2017/18. Per il tecnico di Montespertoli è il primo titolo in Serie A, che si aggiunge alle due Coppe Italia e alla Supercoppa vinte alla guida della Roma e ai due titoli, alla Coppa e alla Supercoppa di Russia vinte allenando lo Zenit San Pietroburgo. Nella stagione in corso è diventato il tecnico con più partite vinte nella storia del campionato nell'era dei tre punti.
4-3-3, che in partita si trasforma spesso in un 4-2-3-1. Questo lo schema adottato da Spalletti nel corso della stagione del titolo. Ogni reparto ha i suoi punti fermi: Meret, Kim, Rrahmani e il capitano Di Lorenzo in difesa, con Mario Rui che si alterna a Olivera sulla fascia sinistra; Lobotka-Anguissa in mediana, dietro a Zielinski, e in attacco la coppia stellare Osimhen-Kvaratskhelia, assistita da Lozano o da Politano. Un mix di tecnica e strapotere fisico, che ha reso il Napoli il prototipo del calcio contemporaneo, una squadra totale, in grado di mettere in difficoltà le sue rivali in qualsiasi circostanza. Tatticamente, lo stile di gioco degli azzurri si evolve nel corso della partita: quando l’avversario si chiude, il Napoli domina sul piano del gioco grazie al regista Lobotka, che innesca i break di Anguissa e Zielinski o la circolazione laterale verso i terzini, che col cross servono il centravanti; nelle situazioni di campo aperto, il Napoli è altrettanto devastante, affidandosi alle ripartenze del suo giocatore chiave, l'ala sinistra Kvaratskhelia, e del capocannoniere della Serie A, Victor Osimhen.
Un portiere friulano nel Napoli dopo Dino Zoff, suo grande ammiratore, di casa al San Paolo dal 1967 al 1972. Nelle giovanili dell’Udinese si alternava nel ruolo con Guglielmo Vicario, ora all’Empoli. Eroe quasi per caso: era vicinissimo alla cessione, in estate, dopo gli infortuni e la concorrenza con Ospina della scorsa stagione. Fosse arrivato Keylor Navas dal Paris Saint Germain, si sarebbe trasferito allo Spezia. La parate più belle, in campionato, sul sinistro di Giroud del Milan, a San Siro, e sul destro di Piatek della Salernitana, all’Arechi, in un sera di pioggia in cui – reduce da una nottata con la febbre – non aveva quasi toccato il pallone per novanta minuti.
Il secondo capitano nella storia del Napoli a vincere lo scudetto. Prima di lui, Diego Armando Maradona. Da ragazzino, a Ghivizzano (Lucca), gioca in attacco e si merita il soprannome Batigol, come il suo idolo Batistuta. Poi arretra nel ruolo di terzino destro. Nel 2015 rimane senza squadra dopo il fallimento della Reggina. Fino al 2017 è in Lega Pro, al Matera. Quattro anni dopo vince da titolare l’Europeo a Wembley. Spalletti lo ha voluto capitano, anche se non è il giocatore con più presenze in rosa, e di lui dice: “Giovanni indica dove si va, e come ci si va. È una persona incredibile, se non ci lavori insieme non puoi capire quali qualità abbia. Sarebbe stato capitano con tutti gli allenatori”.
Nato da famiglia poverissima, ultimo di sei fratelli, a soli sei anni perde la mamma. Per guadagnarsi da vivere da bambino vende l’acqua ai semafori di Lagos. In Inter-Napoli del novembre 2021 si procura una ventina di fratture al volto in uno scontro aereo con Skriniar. Da allora gioca con la mascherina protettiva nera, che a Napoli è ormai un simbolo vincente. La vendono le bancarelle davanti allo stadio, prezzo variabile dai 2 ai 5 euro; la trovi disegnata ovunque, dalle torte alle facciate dei palazzi. In gran segreto, a volte va a comprare l’amato cibo nigeriano in un ristorantino etnico nel quartiere Vasto, vicino alla Stazione centrale, zona ad alta immigrazione africana.
A luglio 2022 gira un video per spiegare ai napoletani l’esatta pronuncia del suo cognome, che nella sua lingua significa “carbone ardente”. Figlio e nipote d’arte: nonno Mamiya era calciatore, papà Badri un attaccante da 144 gol in carriera, che scelse di giocare con la nazionale dell’Azerbaigian. I georgiani lo seguono in massa al Maradona, sventolando le bandiere del loro Paese. L’ex giocatore del Real Madrid Guti, famoso per gli assist di tacco, gli ha regalato una maglietta con dedica dopo che Kvara ha detto: “Amo il calcio per lui, a quando ero piccolo la sua maglia non si vendeva a Tbilisi. Così ne ho comprata una bianca e ho scritto sopra il numero 14 con un pennarello”.
Il Napoli ha vinto il primo storico scudetto nel 1986/87, trascinato da Diego Armando Maradona e allenato da Ottavio Bianchi. Il campionato era a 16 squadre e la vittoria valeva 2 punti: il Napoli divenne campione d'Italia il 10 maggio 1987, con una giornata d'anticipo.
Il secondo titolo arrivò nel 1989/90, dopo un entusiasmante testa a testa con il Milan: il verdetto arrivò all'ultima giornata, il 29 aprile, con l’1-0 degli azzurri sulla Lazio. L'allenatore era Alberto Bigon. Il campionato era a 18 squadre e la vittoria valeva 2 punti.
11 marzo 2023: Atalanta - Napoli 0-2. Al 15' del secondo tempo Kvaratskhelia si prende la ribalta con un numero che decide le sorti della partita regalando alla squadra di Spalletti un'altra vittoria determinante nella volata verso il terzo tricolore del club.
A Fuorigrotta non vedevano una magia simile da quando è stata ritirata la maglia con il numero 10 di Maradona
19 marzo 2023 : Torino - Napoli 0-4. L'ennesima prova di forza della capolista si materializza nella doppietta di Osimhen, a segno per due volte di testa e nei gol di Kvaratskhelia su rigore e Ndombele. Per Osimhen non ci sono più parole: il secondo gol arriva al sesto minuto della ripresa dopo una spettacolare azione corale.
Spalletti è rimasto a bocca aperta davanti alle sue prodezze: "Abbiamo in attacco un drago a due teste"