ROMA - A un mese esatto dal suo quinto anniversario alla presidenza della Roma, James Pallotta continua la personale battaglia contro le istituzioni per lo stadio di proprietà. Il numero uno giallorosso, in un'intervista telefonica da Boston ai microfoni di Sirius Xm, lancia l'ultimatum: "Non vogliamo vendere, pensiamo che ci sia una grande opportunità per noi di costruire una squadra competitiva con uno stadio e un centro di intrattenimento, ma se non approveranno il progetto - ha aggiunto il patron giallorosso riferendosi alla regione Lazio - allora qualcun altro dovrà andare fino in fondo".
TRE ANNI DI TRATTATIVE - Più che una minaccia un avvertimento, perché da quando è stato presentato il primissimo progetto in Comune sono passati già tre anni. Era il marzo del 2014 quando Pallotta si presentò dall'allora sindaco Ignazio Marino. Da lì i lunghi ritardi dovuti alle preoccupazioni sull'impatto ambientale che l'enorme progetto presentava - un centro di formazione, un complesso di intrattenimento, tre torri con dentro gli uffici e un'ampia attività lavorativa sul piano dei trasporti -, con il costo del progetto valutato intorno ai 2 miliardi di dollari, 1,6 miliardi di euro. Quest'anno l'altezza delle torri è stata abbassata per ottenere l'approvazione dell'attuale sindaco Virginia Raggi. Ma non è solo la questione stadio a tenere banco nella lunga intervista del numero uno giallorosso.
MILAN FOLLE, PAGHERA' CONSEGUENZE - Pallotta, infatti, attacca pubblicamente la regina del mercato italiano ed europeo: il Milan. "E' follia pura. Non avevano i soldi per comprare la squadra, visto che hanno preso 300 milioni in prestito da persone che conosco a Londra, a un interesse piuttosto alto, e stanno spendendo, o almeno facendo importanti anticipi, per giocatori e pagheranno le conseguenze a un certo punto. Loro dicono che è tutto per qualificarsi alla Champions League, ma non sarà abbastanza. Quando gli stipendi saranno uguali ai ricavi, non so che diavolo succederà. Sono gli unici in Serie A che stanno perdendo la testa. Forse loro hanno un grande piano che un giorno scopriremo, ma il resto delle squadre sono in qualche modo razionali. Se potete - conclude - spiegatemi il Milan, perché io non lo capisco".
POI LE SCUSE AL MILAN - Nel pomeriggio, dopo la replica seccata di Fassone ("Siamo pronti a confrontare i bilanci"), il presidente della Roma si è scusato: "Mi scuso se ho avuto informazioni imprecise - ha detto Pallotta cercando di chiudere, con una nota pubblicata sul sito del club, la polemica divampata -. Tengo molto al calcio italiano e al suo ritorno ai vertici. A questo proposito, mi aspetto che tutti i club diano il proprio contributo verso un campionato più forte e sostenibile,come stiamo facendo noi della Roma. Auguro al Milan e ai suoi nuovi proprietari le migliori fortune e attendo con piacere che la sua dirigenza e la nuova proprietà collaborino al nostro fianco in maniera incisiva per lo sviluppo della A".
''PERSA FIDUCIA IN SABATINI'' - Il presidente giallorosso parla anche del divorzio da Sabatini e dell'arrivo di Monchi. "Un cambiamento che pensavo andasse fatto realmente perché avevo perso molta fiducia dopo i primi due anni nel mio direttore sportivo (Sabatini, ndr). Non solo il tipo di giocatori che stavamo comprando, ma un po' di cose. I primi due anni sono stati ottimi, ma avremmo dovuto costruire su quelli e invece lui continuava semplicemente a fare scambi. Quindi ad agosto, parlando con Franco Baldini, ho detto che avremmo dovuto prendere un altro direttore sportivo. Ho chiesto di Monchi, Baldini mi ha detto che non sarebbe andato da nessuna parte, ma che gli avrebbe fatto una telefonata. Uscì fuori che Monchi voleva parlarmi...Voleva andare via, abbiamo avuto delle riunioni segrete e ci siamo trovati bene da subito. Siamo stati fortunati a prenderlo perché qualcun altro lo voleva per molti più soldi. In due mesi è stato un dono del cielo".
A stretto giro di posta, è arrivata anche la risposta di Walter Sabtini, coordinatore tecnico di Suning."Ho sempre ammirato la genialità del presidente della Roma, James Pallotta, puntualmente riconfermatasi quando ha deciso di accettare le mie dimissioni a settembre e non a maggio quando le avevo presentate - ha detto Sabatini all'Ansa -. Nonostante la sfiducia che Pallotta oggi lamenta ho quindi dovuto e voluto completare la campagna acquisti che per sua fortuna ha portato la mia squadra ad ottenere 87 punti in campionato e a garantire 120 milioni di introiti al 30/6 permettendogli di passare un'estate esaltante come si evince dai giudizi espressi su cose e persone. Auspico che la Roma possa in futuro ribadire classifica e introiti con i calciatori individuati ed acquisiti dalla nuova gestione permettendo a Pallotta di continuare ad inebriarsi dell'idea di se stesso e della sua presidenza".
Mentre a Totti riserva una carezza ( "Ha bisogno di un po' di tempo per pensare. Abbiamo avuto molte conversazioni: siamo abbastanza aperti ad aiutarlo e lavorare con lui per il bene di entrambi, suo e del team") con Spalletti è meno tenero: ''Lo amavo ma i media lo hanno fatto impazzire. Andavo nel suo ufficio e gli chiedevo 'Luciano come stai oggi?', poi uscivo e chidevo a qualcuno: 'Ma cosa voleva dire?'".
TRE ANNI DI TRATTATIVE - Più che una minaccia un avvertimento, perché da quando è stato presentato il primissimo progetto in Comune sono passati già tre anni. Era il marzo del 2014 quando Pallotta si presentò dall'allora sindaco Ignazio Marino. Da lì i lunghi ritardi dovuti alle preoccupazioni sull'impatto ambientale che l'enorme progetto presentava - un centro di formazione, un complesso di intrattenimento, tre torri con dentro gli uffici e un'ampia attività lavorativa sul piano dei trasporti -, con il costo del progetto valutato intorno ai 2 miliardi di dollari, 1,6 miliardi di euro. Quest'anno l'altezza delle torri è stata abbassata per ottenere l'approvazione dell'attuale sindaco Virginia Raggi. Ma non è solo la questione stadio a tenere banco nella lunga intervista del numero uno giallorosso.
MILAN FOLLE, PAGHERA' CONSEGUENZE - Pallotta, infatti, attacca pubblicamente la regina del mercato italiano ed europeo: il Milan. "E' follia pura. Non avevano i soldi per comprare la squadra, visto che hanno preso 300 milioni in prestito da persone che conosco a Londra, a un interesse piuttosto alto, e stanno spendendo, o almeno facendo importanti anticipi, per giocatori e pagheranno le conseguenze a un certo punto. Loro dicono che è tutto per qualificarsi alla Champions League, ma non sarà abbastanza. Quando gli stipendi saranno uguali ai ricavi, non so che diavolo succederà. Sono gli unici in Serie A che stanno perdendo la testa. Forse loro hanno un grande piano che un giorno scopriremo, ma il resto delle squadre sono in qualche modo razionali. Se potete - conclude - spiegatemi il Milan, perché io non lo capisco".
POI LE SCUSE AL MILAN - Nel pomeriggio, dopo la replica seccata di Fassone ("Siamo pronti a confrontare i bilanci"), il presidente della Roma si è scusato: "Mi scuso se ho avuto informazioni imprecise - ha detto Pallotta cercando di chiudere, con una nota pubblicata sul sito del club, la polemica divampata -. Tengo molto al calcio italiano e al suo ritorno ai vertici. A questo proposito, mi aspetto che tutti i club diano il proprio contributo verso un campionato più forte e sostenibile,come stiamo facendo noi della Roma. Auguro al Milan e ai suoi nuovi proprietari le migliori fortune e attendo con piacere che la sua dirigenza e la nuova proprietà collaborino al nostro fianco in maniera incisiva per lo sviluppo della A".
''PERSA FIDUCIA IN SABATINI'' - Il presidente giallorosso parla anche del divorzio da Sabatini e dell'arrivo di Monchi. "Un cambiamento che pensavo andasse fatto realmente perché avevo perso molta fiducia dopo i primi due anni nel mio direttore sportivo (Sabatini, ndr). Non solo il tipo di giocatori che stavamo comprando, ma un po' di cose. I primi due anni sono stati ottimi, ma avremmo dovuto costruire su quelli e invece lui continuava semplicemente a fare scambi. Quindi ad agosto, parlando con Franco Baldini, ho detto che avremmo dovuto prendere un altro direttore sportivo. Ho chiesto di Monchi, Baldini mi ha detto che non sarebbe andato da nessuna parte, ma che gli avrebbe fatto una telefonata. Uscì fuori che Monchi voleva parlarmi...Voleva andare via, abbiamo avuto delle riunioni segrete e ci siamo trovati bene da subito. Siamo stati fortunati a prenderlo perché qualcun altro lo voleva per molti più soldi. In due mesi è stato un dono del cielo".
A stretto giro di posta, è arrivata anche la risposta di Walter Sabtini, coordinatore tecnico di Suning."Ho sempre ammirato la genialità del presidente della Roma, James Pallotta, puntualmente riconfermatasi quando ha deciso di accettare le mie dimissioni a settembre e non a maggio quando le avevo presentate - ha detto Sabatini all'Ansa -. Nonostante la sfiducia che Pallotta oggi lamenta ho quindi dovuto e voluto completare la campagna acquisti che per sua fortuna ha portato la mia squadra ad ottenere 87 punti in campionato e a garantire 120 milioni di introiti al 30/6 permettendogli di passare un'estate esaltante come si evince dai giudizi espressi su cose e persone. Auspico che la Roma possa in futuro ribadire classifica e introiti con i calciatori individuati ed acquisiti dalla nuova gestione permettendo a Pallotta di continuare ad inebriarsi dell'idea di se stesso e della sua presidenza".
Mentre a Totti riserva una carezza ( "Ha bisogno di un po' di tempo per pensare. Abbiamo avuto molte conversazioni: siamo abbastanza aperti ad aiutarlo e lavorare con lui per il bene di entrambi, suo e del team") con Spalletti è meno tenero: ''Lo amavo ma i media lo hanno fatto impazzire. Andavo nel suo ufficio e gli chiedevo 'Luciano come stai oggi?', poi uscivo e chidevo a qualcuno: 'Ma cosa voleva dire?'".