ROMA - E' arrivato a Roma carico di pressioni. Col fardello dei quasi 20 milioni spesi per prelevarlo dal Fluminense e soprattutto, con quella maglia numero 10 regalatagli forse un po' incautamente - ora possiamo dirlo - dall'allora ds Walter Sabatini. Di lì in poi la strada è stata tutt'altro che in discesa per Gerson Santos da Silva, meglio noto come Gerson. Un ambientamento difficile (per chi non lo sarebbe passare dal calcio brasiliano a quello italiano ad appena 18 anni?), una gestione forse 'sconsiderata' (non proprio il top lanciarlo allo Stadium contro la Juventus) e una tifoseria carica di aspettative da convincere: perché dall'esaltazione per il primo dribbling riuscito allo scarico per il primo errore a volte il passo può essere breve. Così come breve, veloce, affrettato, è stato il giudizio su questo ragazzo che ha ancora tanto, tutto da dimostrare. Anche dopo la doppietta del Franchi contro la Fiorentina. Per questo, parlare di fenomeno, poi di bidone e, poi ancora di top player, significa cadere nel più banale dei trappoloni.
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Però una cosa è certa. La prima doppietta italiana di Gerson ha un ché di romantico. Perché suona un po' come la rivincita di chi in silenzio ha aspettato il suo momento e non appena ha avuto spazio e fiducia ha ricominciato a fare ciò che gli riesce meglio. Dopo appena 5' infila la Viola con un sinistro all'angolino basso prima di correre a rifugiarsi nell'abbraccio dei brasiliani in panchina. Si replica al 30' con un gol che - oggettivamente - ruba l'occhio in quanto gioiello di tecnica: "Pensa veloce, agisci veloce, gioca veloce" per dirla alla Helenio Herrera. Gerson pensa più veloce di Sportiello, capisce che sta per spostarsi sul palo lontano e lo fulmina sul suo. Chi segna gol così non può non avere una marcia in più. E la Roma che vince per la quinta volta in trasferta in stagione, la 12esima consecutiva considerando lo scorso anno, lo deve anche a questo ragazzo etichettato troppo in fretta che Di Francesco ha gestito con attenzione. Un po' come Allegri fece con Dybala appena arrivato dal Palermo. Ricordate le critiche per i pochi minuti in campo? Il tempo gli ha dato ragione.
Dopo le fugaci e poco convicenti apparizioni dello scorso anno, le pressioni su Di Francesco per vedere il brasiliano in campo non erano certo le stesse che Allegri dovette subire per Dybala. Quando a gennaio si presentò il Lille con una valigia di 18 milioni di euro più di qualcuno già preparava saluti e... caroselli. Come noto, la trattativa saltò e Gerson rimase a Roma. Eusebio Di Francesco, tecnico poco avvezzo ai capricci e abituato a lavorare con quello che ha a disposizione, ci ha creduto disegnandogli 2 ruoli (interno di centrocampo ed esterno d'attacco) e lasciandogli licenza di inventare. Gerson non sarà Dybala ma pian piano le responsabilità sono arrivate anche per lui: ha giocato titolare allo Stamford Bridge contro il Chelsea, si è poi replicato col Crotone fino all'exploit con la Fiorentina. E l'ha fatto sempre senza paura. Perché lo Stadium è ormai un lontano ricordo.
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Però una cosa è certa. La prima doppietta italiana di Gerson ha un ché di romantico. Perché suona un po' come la rivincita di chi in silenzio ha aspettato il suo momento e non appena ha avuto spazio e fiducia ha ricominciato a fare ciò che gli riesce meglio. Dopo appena 5' infila la Viola con un sinistro all'angolino basso prima di correre a rifugiarsi nell'abbraccio dei brasiliani in panchina. Si replica al 30' con un gol che - oggettivamente - ruba l'occhio in quanto gioiello di tecnica: "Pensa veloce, agisci veloce, gioca veloce" per dirla alla Helenio Herrera. Gerson pensa più veloce di Sportiello, capisce che sta per spostarsi sul palo lontano e lo fulmina sul suo. Chi segna gol così non può non avere una marcia in più. E la Roma che vince per la quinta volta in trasferta in stagione, la 12esima consecutiva considerando lo scorso anno, lo deve anche a questo ragazzo etichettato troppo in fretta che Di Francesco ha gestito con attenzione. Un po' come Allegri fece con Dybala appena arrivato dal Palermo. Ricordate le critiche per i pochi minuti in campo? Il tempo gli ha dato ragione.
Dopo le fugaci e poco convicenti apparizioni dello scorso anno, le pressioni su Di Francesco per vedere il brasiliano in campo non erano certo le stesse che Allegri dovette subire per Dybala. Quando a gennaio si presentò il Lille con una valigia di 18 milioni di euro più di qualcuno già preparava saluti e... caroselli. Come noto, la trattativa saltò e Gerson rimase a Roma. Eusebio Di Francesco, tecnico poco avvezzo ai capricci e abituato a lavorare con quello che ha a disposizione, ci ha creduto disegnandogli 2 ruoli (interno di centrocampo ed esterno d'attacco) e lasciandogli licenza di inventare. Gerson non sarà Dybala ma pian piano le responsabilità sono arrivate anche per lui: ha giocato titolare allo Stamford Bridge contro il Chelsea, si è poi replicato col Crotone fino all'exploit con la Fiorentina. E l'ha fatto sempre senza paura. Perché lo Stadium è ormai un lontano ricordo.