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Roma, la resurrezione di Pastore: così il Flaco è tornato ad incantare

Javier Pastore (ansa)
Fonseca sta vincendo la scommessa di rilanciare il giocatore argentino, reduce da una stagione anonima. La raffica di infortuni ha costretto il tecnico portoghese a puntare sull'ex Psg che ha risposto a suon di prestazioni convincenti. Prossimo obiettivo farlo giocare insieme a Pellegrini
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ROMA - Erano i primi giorni di luglio, quando iniziarono a parlarne. La Roma pensava alla ristrutturazione tecnica di una squadra che aveva fallito tutti gli obiettivi stagionali e il suo nuovo allenatore, Paulo Fonseca, decise di sorprendere i dirigenti che gli sottoponevano i vari profili di giocatori sacrificabili: "No, Pastore non vendiamolo: vorrei provare a lavorarci". Qualcuno lo guardava come fosse pazzo: Udine ne ha segnato la resurrezione, benedetta dall'assist per Kluivert: 50 metri palla al piede e un corridoio che in tutto lo stadio Friuli ha visto solo lui, di quelli che fecero dire al suo mentore Walter Sabatini: "Sa cogliere linee oscure di passaggio". Così, non solo per caso, la Roma ha (ri)trovato il suo "dieci".

La convinzione di Fonseca

"Teniamolo, lavoriamoci". Era un'idea affascinante quella estiva di Fonseca, ma che molto più di un dubbio lo lasciava anche nel management di Trigoria: nella sua prima annata romanista in effetti il tracciato di Pastore, tolto qualche picco iniziale, era rimasto drammaticamente piatto. Non solo un'apatia fisica e una lentezza indisponente, evidenziate da quel fisico longilineo che gli valse il soprannome di "el Flaco", il magro, in Argentina. Ma pure una svogliatezza tecnica che lo portava a errori indegni del talento che fu. "Mi imbarazza, si dedichi ad altro se non ha più voglia", disse Sabatini: nemmeno questo però servì a risvegliarlo. Eppure nella testa dell'allenatore portoghese, perfettamente conscio di quel disastro, balenava una convinzione: quel calciatore che aveva sbalordito il mondo ai tempi di Palermo non poteva essere scomparso. Forse s'era impigrito, forse pagava il lunghissimo esilio tecnico subito al Psg a causa del collezionismo maniacale del presidente Al Khelaifi. A dire il vero però non è che le prime settimane di lavoro con Fonseca avessero restituito alla Roma un calciatore ruggente. Anzi.

Gli infortuni e il rilancio

Durante il ritiro a Trigoria l'allenatore portoghese aveva trovato motivi per consolidare la propria convinzione: "Nessuno qui ha la visione di gioco di Javier", confidava ai suoi. Il problema era la condizione. Ci è voluto tempo, allenamenti specifici. Ma serviva dargli una continuità tecnica che nessuno poteva garantirgli, in una squadra in cui i più in forma a inizio stagione - su tutti Pellegrini e Zaniolo - giocavano proprio nel suo ruolo. Poi è successo qualcosa. La raffica di infortuni ha costretto Fonseca ad affidarsi di nuovo a Pastore. Regista a Genova con la Samp: benino. Trequartista col Milan all'Olimpico: bene. Stesso ruolo a Udine: una resurrezione. Palloni recuperati con forza, giocate rabbiose, assist geniali, fino a quello per Kluivert al culmine di un'azione meravigliosa partita dalla difesa e chiusa in porta. Lo scorso anno un infortunio di Pastore spalancò la strada a Lorenzo Pellegrini. Oggi, la frattura di Pellegrini ha finito - indirettamente - per rilanciare el Flaco. Tra un mese, quando Pellegrini tornerà a disposizione, Fonseca proverà un nuovo miracolo: riuscire a farli giocare insieme.
 
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