Dybala, la prima da star che risveglia Roma
di Paolo Condò , di Paolo CondòSe i ricorsi storici non vi lasciano indifferenti, vi divertono o magari ne siete proprio appassionati, sappiate che il Colosseo Quadrato - il palazzo della Civiltà italiana che ieri sera ha fatto da sfondo alla presentazione di Paulo Dybala - era già stato utilizzato dal calcio, e in modo altamente spettacolare. Successe nel 2000, all'alba della stagione che avrebbe portato la Roma al suo terzo scudetto. Erano gli anni in cui la Nike produceva gli spot pubblicitari più belli mai visti, per la sceneggiatura, il montaggio, la quantità di assi coinvolti: detto che il Brasile all'aeroporto (1998) non verrà mai superato, "The Mission" del 2000 racconta un blitz notturno al Colosseo Quadrato da parte di un commando di campioni. La banda, incaricata di rubare un pallone a un misterioso esercito di samurai, era diretta da Louis Van Gaal e composta da Bierhoff, Thuram, Davids, Totti, Guardiola (all'epoca ancora giocatore), Figo, Cole, Y…
Se i ricorsi storici non vi lasciano indifferenti, vi divertono o magari ne siete proprio appassionati, sappiate che il Colosseo Quadrato - il palazzo della Civiltà italiana che ieri sera ha fatto da sfondo alla presentazione di Paulo Dybala - era già stato utilizzato dal calcio, e in modo altamente spettacolare. Successe nel 2000, all'alba della stagione che avrebbe portato la Roma al suo terzo scudetto. Erano gli anni in cui la Nike produceva gli spot pubblicitari più belli mai visti, per la sceneggiatura, il montaggio, la quantità di assi coinvolti: detto che il Brasile all'aeroporto (1998) non verrà mai superato, "The Mission" del 2000 racconta un blitz notturno al Colosseo Quadrato da parte di un commando di campioni. La banda, incaricata di rubare un pallone a un misterioso esercito di samurai, era diretta da Louis Van Gaal e composta da Bierhoff, Thuram, Davids, Totti, Guardiola (all'epoca ancora giocatore), Figo, Cole, Yorke e Nakata. Non una brutta squadra, ripescatela in rete che ne vale la pena.
Dybala: "L'Inter non mi ha tradito. Se segno alla Juventus non esulto"
I richiami storici sono dunque molteplici: il palazzo dell'Eur, la fiducia nell'anno buono, il ruolo di Francesco Totti (e pure di Nakata) e il concetto di missione di cui la gente della Roma ha visibilmente investito Dybala, e prima di lui José Mourinho. Di entusiasmi se ne vedono tanti, e non c'è tifoseria che non si senta in qualche modo speciale, capace di spingere i propri campioni un po' più lontano rispetto alle altre: è la piccola magia che tiene assieme tutto il circo, e i soldi sono sempre la conseguenza di questo, non la premessa. Detto ciò la differenza della Roma, il suo status di gigante dormiente che forse è sul punto di svegliarsi, è stato ben rappresentato dalla festa di ieri, un evento così partecipato in un clima così meteorologicamente scoraggiante.
Dybala è entrato nel nuovo club con grande eleganza, la rinuncia (momentanea?) alla 10 di Totti è stato un gesto di umiltà forse astuto ma di certo apprezzabile, e per essere un giocatore che ha patito fino alle lacrime la separazione dalla Juve e in seconda battuta ha atteso le decisioni dell'Inter, il modo in cui è già entrato visceralmente sotto la pelle del tifoso giallorosso ha del miracoloso. È successo perché Paulo, oltre che la grande star di quello che viene percepito come un ciclo nascente, può rivelarsi anche uno sberleffo. Chi gioca a ramino sa che nelle fasi finali di una mano, quando la chiusura è a un passo, si può scartare anche un jolly, correndo però il rischio che un avversario lo tiri su e, grazie a quello, vinca la partita. Allontanando Dybala la Juventus ha preso una decisione molto forte, ma anche pericolosa: l'idea che a soffiarle il titolo possa essere il suo asso ripudiato spaventa una parte, e ovviamente galvanizza l'altra.
Anche in questi tempi di buchi finanziari colossali e avventurose toppe, a Barcellona continuano a giurare che le visite al museo del club garantiscano un acquisto di spessore all'anno, e nella lunga epopea di Leo Messi non c'è stato un pacchetto di vacanze in Catalogna che non abbia contenuto due biglietti per il Camp Nou. Barcellona è bellissima, ma per tornare al gigante dormiente è evidente che se la Roma garantisse risultati e spettacolo anche lontanamente paragonabili a quello che fu quel Barça, la sinergia turistica diventerebbe esplosiva. Contano molto immagine e comunicazione, in questo scenario, ed è qui che la strategia dei Friedkin emerge come un domino, aperto da una mossa clamorosa come l'ingaggio di Mourinho e proseguito con la chiamata di Dybala: due figure enormi che, per motivi diversi, sono in cerca di rivincite.