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Mourinho compie 60 anni: cena a Roma, ma il regalo lo vuole a Napoli

José Mourinho
José Mourinho (agf)
Al "Maradona" José può coltivare l'ambizione alimentata dalla squalifica della Juve e dai ko di Inter e Milan. Nel suo futuro un bivio: cedere alle tentazioni, a partire dal Brasile, o inseguire un altro trionfo in giallorosso
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ROMA — Festeggerà con la famiglia, a Roma: un gruppo ristretto di persone, a cena in una location esclusiva. Il regalo? Quello José Mourinho vuol farselo da solo. Coltivando già domenica al "Maradona" contro il Napoli capolista l'ambizione della sua Roma, che la penalizzazione della Juventus, le goffaggini dell'Inter, la crisi del Milan, hanno finito per alimentare. A quarant'anni s'era regalato i primi trofei da allenatore. A cinquanta il ritorno al Chelsea, a Londra, la città e la squadra che più d'ogni altra gli sono rimaste nel cuore. Oggi Mourinho compie sessant'anni e l'unica cosa che verrebbe da chiedergli e se s'immaginava di arrivarci così: alla guida di un'altra squadra italiana dopo l'Inter, la Roma, forse la prima non proprio all'altezza delle sue ambizioni, ma che lui - lo Special - sta miracolosamente trascinando alla sfida coi colossi del campionato, a un punto solo dai campioni d'Italia del Milan.

Mourinho 60 anni: gli obiettivi 

La Roma si sta godendo la maturità di José. In realtà, niente più di una splendida maschera che il guru di Setubal mette quando la competizione non gli alza la pressione: conciliante con i colleghi in campo, profilo basso fuori. Accomodante con il fuggiasco Zaniolo, nonostante si sia tirato indietro abbandonando la squadra alla vigilia di due trasferte, con lo Spezia e col Napoli. Poi, però, basta che qualcuno gli parli di traguardi per veder riaccendersi la scintilla in quello sguardo intelligente e curioso: ti fissa e brucia, quando ricorda che la Roma non ha organici come Inter o Milan: "Se siamo vicini, dovete dire che stanno facendo male. Oppure che noi stiamo facendo molto bene". Sì, la competizione lo accende ancora. Anzi, è tutto ciò che lo anima: l'unico vero problema che ha trovato a Roma non è il traffico che affronta ogni mattina lungo i 30 chilometri tra casa e Trigoria. Né la pancetta nell'amatriciana, visto che ha trovato un ristorante con chef portoghese. No, è l'ambizione: perché la Roma è ostaggio del fair play e a lui giocare senza pensare di poter vincere - pensarlo almeno - non piace affatto.

Mourinho, tentazioni e programmi futuri

Anche per questo, forse stavolta le tante lusinghe hanno smosso qualcosa nella sua testa. La tentazione di andare ad allenare il Portogallo, casa sua, la nazionale che ogni volta che cambia il ct pensa al suo mito, forse per la prima volta l'ha avvertita. Ma non poteva certo lasciare la Roma a stagione in corso. Al suo indirizzo ha bussato - virtualmente, è ovvio - anche il Brasile. Che può mettere sul piatto la suggestione di un lavoro triennale per provare a vincere il Mondiale del 2026, il Mondiale americano - si giocherà tra Canada, Usa e Messico - quando alla Seleçao mancherà da 24 anni, come nel 1994. E chissà quante altre tentazioni arriveranno da qui a fine stagione. Sì, perché almeno fino a quel momento, Mourinho resterà a Roma. Poi, chissà: i Friedkin sarebbero felici di proseguire insieme anche se non amano discutere i rinnovi con troppo anticipo. José ha un'altro anno di contratto, in fondo: ma i contratti valgono fino a un certo punto nel calcio, per convincerlo a restare non serviranno soldi o promesse. ma certezze, garanzie, sulla competitività futura. E se tra un anno si troverà con le stesse persone, allo stesso tavolo a festeggiare ancora a Roma i suoi 61 anni, sarà, con ogni probabilità, al timone di una Roma in corsa per vincere qualcosa di grande. 

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