ROMA - Nonostante la notte di giovedì col Salisburgo sia il passepartout per non chiudere, già a febbraio, una stagione con "zero titoli", la Roma sembra distratta da altro. Dal futuro, tanto per cambiare. E di chi, se non della sua stella polare. Resterà a Roma José Mourinho?, si chiede la gente. La risposta aveva provato a darla in uno slancio di ottimismo il ceo del club, Pietro Berardi: "Ci sarà anche l'anno prossimo". Peccato che non avesse fatto i conti con il guru di Setubal.
Se l'idea del ceo era di evitare crepe e mettere a tacere le voci su un possibile addio di Mourinho, ha ottenuto il risultato opposto. Perché la risposta, a quello slancio di sicurezza sulla sua permanenza, apre inevitabilmente la finestra a scenari foschi: "Ha detto che resto sicuramente? È una sua interpretazione, non ho scambiato nessuna parola con lui su questo tema". In pratica, José lo ha elegantemente invitato a restare fuori dalla questione lasciando intuire ancora una volta che a decidere sarà lui e che la permanenza non è affatto scontata. Ma quando si prova a scavare più affondo, Mourinho ributta la palla a centrocampo, rimescolando le arte: "Il mio futuro? E' l'ultima cosa a cui voglio pensare, oggi è il momento di pensare a domani", ossia al match col Salisburgo, play-off di ritorno di Europa League. "E' anche una partita da dentro o fuori - ricorda Mourinho - non voglio neanche pensarci al mio futuro. Il futuro è domani contro il Salisburgo. Non voglio parlare della mia situazione".
La Roma deve ribaltare la sconfitta per 1-0 subita in Austria e Mourinho sa che non sarà facile, anche perché Dybala non sta bene, Abraham è tornato ad allenarsi con una mascherina per coprire i punti alla palpebra dell'occhio sinistro, anche Pellegrini non brilla per condizione atletica. Ma il tecnico non vuol rinunciare a nessuno di loro: "Tre dubbi insieme magari è troppo. Ma Pellegrini, Dybala e Abraham sono disponibili per aiutare, titolare o non titolare, e nell'ultima partita non era possibile. Anche Wijnaldum è un'opzione, sta ritrovando intensità".
Nessuna invocazione ai tifosi, invece, stavolta. Non dopo le critiche per qualche fischio nell'ultima partita: "Che Curva mi aspetto? Mi aspetto la squadra con l'atteggiamento giusto, è qui che posso cercare di avere un'influenza positiva. Siamo abituati ad una Curva calda, che ci ha dato tanto l'anno scorso soprattutto in questo tipo di partita decisiva, col Leicester, Bodo e Vitesse, ha giocato con noi e se i tifosi possono farlo ancora, aiuta l'inerzia, la dinamica e l'intensità della squadra. Sarà lo stadio che i tifosi vogliono e quello che noi saremo capaci di creare". Mentre Gianluca Mancini parla apertamente di una partita come "una guerra. Ci sarà da lottare su ogni pallone e dare qualcosa in più, cercare di sbloccarla subito per portarsi tutti dietro e vincerla per passare il turno. Non è da tappezzare la città per un ottavo di finale, ma la riteniamo importante perché vogliamo continuare il percorso in Europa League". Altrimenti, si potrà già appendere il cartello: "zero titoli".