GENOVA - Giampaolo, la Sampdoria è prima in classifica, la Roma insegue. Siete voi i favoriti?
"Non scherziamo, loro hanno cambiato qualcosa, magari saranno in fase di rodaggio, ma restano una squadra fortissima, con grande personalità e con un allenatore abruzzese come me che stimo moltissimo e che si è meritato una panchina così prestigiosa. Le pressioni sono tutte loro, è la Roma a non poter sbagliare. Ecco, semmai, questo può essere un vantaggio per la Sampdoria. Grazie alle prime due vittorie, ai sei punti conquistati, possiamo giocare con la mente sgombra, liberi, con un atteggiamento più sereno, anche se c'è tanta voglia di misurarsi, in una sfida di quelle che piacciono a me. Quelle gare toste, che ti fanno capire chi sei, qual è il tuo valore".
In più, meteo permettendo, giocate a Marassi, nel vostro stadio.
"Un posto eccezionale, dove spesso avviene qualcosa di metafisico. Perché noi abbiamo una tifoseria fantastica, che sa sempre trascinarci, che è in grado di spingerci oltre i nostri limiti. L'anno scorso è stata spesso il valore aggiunto, ci ha permesso imprese che senza il suo sostegno non sarebbero state possibili. Rimonte pazzesche, come contro il Sassuolo di Di Francesco e proprio contro la Roma, a quel tempo di Spalletti".
Coincidenze che potrebbero ripetersi.
"Noi siamo usciti rinforzati dal mercato, la società ha fatto ciò che doveva, ha dimostrato che qui c'è un progetto e non a caso io alla Sampdoria mi trovo benissimo. Non dobbiamo però caricarci di aspettative o dimostrarci presuntuosi. C'è tanto da lavorare. Da migliorare. Dobbiamo crescere in molte cose".
Di solito gli allenatori maledicono la sosta.
"Io invece una volta tanto mi reputo fortunato. Perché questa volta ho perso pochi giocatori e ho potuto allenare i tanti rimasti sulle idee, oltre a poter integrare i nuovi, soprattutto Strinic e Zapata, gli ultimi arrivati. Le due vittorie iniziali ci sono servite per aumentare l'autostima, ma soprattutto rafforzare le convinzioni del gruppo. Credere ancora di più in quello che si fa. Devo essere sincero: la sosta non mi ha danneggiato".
Zapata e Strinic subito in campo?
"Vedremo, non lo so, non ho ancora deciso. Sono arrivati qui con grande voglia di giocare, con tanto entusiasmo, con il giusto approccio per entrare bene in un gruppo. Però in estate con le loro squadre avevano lavorato poco, bisogna tenere conto di tutto. La cosa positiva è che hanno arricchito il peso specifico della squadra, aumentando la concorrenza. Per me questo è un dato importantissimo".
Da mesi il portiere titolare Viviano è ai box. Possiamo considerare finito il suo calvario?
"Non sarà convocato nemmeno questa volta, bisogna procedere per gradi. Ha ottenuto l'okay sul piano fisico e tecnico, è tornato ad allenarsi con il gruppo. Ora deve lavorare per ritrovare il ritmo, le sensazioni della gara, la dimensione della porta".
Per cui spazio ancora a Puggioni?
"Ha fatto sempre bene. Si è dimostrato molto affidabile".
Di Francesco si è arrabbiato molto per ciò che lei ha detto su Schick, sconsigliandolo di andare alla Roma.
"Io non l'ho sconsigliato, gli ho detto di scegliere la squadra che più era consona alle sue caratteristiche, è una cosa diversa. Per me non ha le caratteristiche di Salah, è un giocatore fortissimo, ma ha altre qualità. Quanto a Di Francesco siamo corregionali e amici, lo stimo enormemente, mi auguro che non sia arrabbiato con me".
La Roma è preoccupata per la designazione di Orsato. Contro l'Inter era lui l'assistente al Var e non ha giudicato da rigore l'intervento di Skriniar su Perotti.
"Dell'arbitro non parlo, posso giudicare il Var. Per me è una bella rivoluzione anche culturale. Io noto che gli arbitri fanno meglio il loro lavoro e sbagliano meno attraverso questo strumento. Sono più sereni. Le polemiche ci saranno sempre. Ognuno vede il proprio colore della maglia, ma sicuramente ci saranno più vantaggi per tutti. Penso che il VAR sia l'antidoto per la sudditanza psicologica".
Lei si appella al pubblico. La squadra cosa promette alla tifoseria?
"La solita audacia, la solita voglia di calcio propositivo, portato all'offensiva. Noi abbiamo imparato come comportarsi per far sì che lo stadio ci trascini: non dobbiamo mai dare l'impressione di essere una vittima sacrificale".
"Non scherziamo, loro hanno cambiato qualcosa, magari saranno in fase di rodaggio, ma restano una squadra fortissima, con grande personalità e con un allenatore abruzzese come me che stimo moltissimo e che si è meritato una panchina così prestigiosa. Le pressioni sono tutte loro, è la Roma a non poter sbagliare. Ecco, semmai, questo può essere un vantaggio per la Sampdoria. Grazie alle prime due vittorie, ai sei punti conquistati, possiamo giocare con la mente sgombra, liberi, con un atteggiamento più sereno, anche se c'è tanta voglia di misurarsi, in una sfida di quelle che piacciono a me. Quelle gare toste, che ti fanno capire chi sei, qual è il tuo valore".
In più, meteo permettendo, giocate a Marassi, nel vostro stadio.
"Un posto eccezionale, dove spesso avviene qualcosa di metafisico. Perché noi abbiamo una tifoseria fantastica, che sa sempre trascinarci, che è in grado di spingerci oltre i nostri limiti. L'anno scorso è stata spesso il valore aggiunto, ci ha permesso imprese che senza il suo sostegno non sarebbero state possibili. Rimonte pazzesche, come contro il Sassuolo di Di Francesco e proprio contro la Roma, a quel tempo di Spalletti".
Coincidenze che potrebbero ripetersi.
"Noi siamo usciti rinforzati dal mercato, la società ha fatto ciò che doveva, ha dimostrato che qui c'è un progetto e non a caso io alla Sampdoria mi trovo benissimo. Non dobbiamo però caricarci di aspettative o dimostrarci presuntuosi. C'è tanto da lavorare. Da migliorare. Dobbiamo crescere in molte cose".
Di solito gli allenatori maledicono la sosta.
"Io invece una volta tanto mi reputo fortunato. Perché questa volta ho perso pochi giocatori e ho potuto allenare i tanti rimasti sulle idee, oltre a poter integrare i nuovi, soprattutto Strinic e Zapata, gli ultimi arrivati. Le due vittorie iniziali ci sono servite per aumentare l'autostima, ma soprattutto rafforzare le convinzioni del gruppo. Credere ancora di più in quello che si fa. Devo essere sincero: la sosta non mi ha danneggiato".
Zapata e Strinic subito in campo?
"Vedremo, non lo so, non ho ancora deciso. Sono arrivati qui con grande voglia di giocare, con tanto entusiasmo, con il giusto approccio per entrare bene in un gruppo. Però in estate con le loro squadre avevano lavorato poco, bisogna tenere conto di tutto. La cosa positiva è che hanno arricchito il peso specifico della squadra, aumentando la concorrenza. Per me questo è un dato importantissimo".
Da mesi il portiere titolare Viviano è ai box. Possiamo considerare finito il suo calvario?
"Non sarà convocato nemmeno questa volta, bisogna procedere per gradi. Ha ottenuto l'okay sul piano fisico e tecnico, è tornato ad allenarsi con il gruppo. Ora deve lavorare per ritrovare il ritmo, le sensazioni della gara, la dimensione della porta".
Per cui spazio ancora a Puggioni?
"Ha fatto sempre bene. Si è dimostrato molto affidabile".
Di Francesco si è arrabbiato molto per ciò che lei ha detto su Schick, sconsigliandolo di andare alla Roma.
"Io non l'ho sconsigliato, gli ho detto di scegliere la squadra che più era consona alle sue caratteristiche, è una cosa diversa. Per me non ha le caratteristiche di Salah, è un giocatore fortissimo, ma ha altre qualità. Quanto a Di Francesco siamo corregionali e amici, lo stimo enormemente, mi auguro che non sia arrabbiato con me".
La Roma è preoccupata per la designazione di Orsato. Contro l'Inter era lui l'assistente al Var e non ha giudicato da rigore l'intervento di Skriniar su Perotti.
"Dell'arbitro non parlo, posso giudicare il Var. Per me è una bella rivoluzione anche culturale. Io noto che gli arbitri fanno meglio il loro lavoro e sbagliano meno attraverso questo strumento. Sono più sereni. Le polemiche ci saranno sempre. Ognuno vede il proprio colore della maglia, ma sicuramente ci saranno più vantaggi per tutti. Penso che il VAR sia l'antidoto per la sudditanza psicologica".
Lei si appella al pubblico. La squadra cosa promette alla tifoseria?
"La solita audacia, la solita voglia di calcio propositivo, portato all'offensiva. Noi abbiamo imparato come comportarsi per far sì che lo stadio ci trascini: non dobbiamo mai dare l'impressione di essere una vittima sacrificale".
