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Sassuolo, Berardi e la tripletta per provare a rilanciarsi

Domenico Berardi, 25 anni (ap)
Il fantasista neroverde, che aveva fatto innamorare Sacchi, è rimasto per troppo tempo una promessa del calcio italiano. A 25 anni deve dimostrare di poter fare il passo decisivo
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ROMA - Tre reti di Berardi in una manciata di minuti, quattordici per l’esattezza. Quasi metà di quelle fatte lo scorso anno. Sta cambiando qualcosa? Berardi è stata la promessa del calcio italiano più avara di sempre (forse). C’è stato un momento in cui sembrava che tutte le porte si dovessero aprire davanti al suo cammino di futura star, al netto della determinazione dei portieri. Ieri nel 4-1 del Sassuolo alla Sampdoria, Berardi ha riassunto, come in un incantesimo, il senso di una vita promessa rimasta maledettamente promessa e senza alcun slancio veramente vitale, mai concretizzata in qualcosa da poter toccare con le mani, o con i piedi, qualcosa di più strutturato di una breve manifestazione di talento e di più spendibile di una collezione astratta di bellezze.

Berardi è colui che un giorno si sarebbe dovuto caricare addirittura la Nazionale sulle spalle. Colui che un giorno Arrigo Sacchi, non uno qualsiasi, definì “un giocatore totale”. In effetti da esterno destro, da mancino, da ala rapida, tra modernità e tradizione, così pareva: totale, veloce, potente, abbastanza incline al ripiegamento, disponibile a qualunque modulo (o quasi). Ma non era così. Berardi ha trascorso gran parte del suo momento migliore a dimostrare che ciò che si pensava di lui fosse sbagliato. I primi bagliori di notorietà hanno coinciso con una perdita di valore, improvvisa, inspiegabile. È diventato fumoso, nervoso. Da “totale” si è arreso ad una condizione di impalpabilità, come nel suo ruolo capitò a Candreva o, più indietro, a Cerci. Bravi, con una marcia in più, certo, ma poi alla fine inciampavano, minacciavano di spaccare il mondo eppure niente di ciò che preparavano sortiva effetti.

Nel 2018 Mancini provò a riprendere il discorso su Berardi. Cadde nel vuoto. A forza di pestarsi i piedi da solo, sempre desideroso di cambiare aria (c’era la Juventus), Berardi ha passato anni così grigi da far pensare che quel grigio fosse stato strappato intenzionalmente a una nuvola carica di pioggia. Adesso ha 25 anni ma è come se non li avesse vissuti: come se li avesse solo consumati. Ha trattenuto gelosamente a sé le proprie virtù, quasi fosse un segreto di cui vergognarsi. In campo è stato sempre un’altra cosa, meno bella, meno luminosa. Magari la travolgente passerella di ieri risveglierà il “giocatore totale”. Che è ancora in lui. Forse.
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