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Pisa, la rivincita di Gattuso: ''Dopo tanti insulti la mia prima gioia''

Il tecnico si gode la promozione tra i cadetti alla guida dei toscani, ma il suo futuro sulla panchina nerazzurra non è ancora certo. ''Io al Milan?E' giusto fare la gavetta''. Nel braccio di ferro tra il presidente Petroni e Lucchesi, soci al 50%, spuntano imprenditori pisani in appoggio al dg: con loro Ringhio resterà

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ROMA - "Dopo tre anni di insulti è arrivata la mia prima gioia da allenatore. E' stata una cavalcata impensabile. A luglio questa squadra di fatto non esisteva. Ad agosto sembrava da folli credere in quello che poi è successo. Ma la convinzione mia e del mio staff è cresciuta giorno dopo giorno, grazie al lavoro sul campo di un gruppo di ragazzi eccezionali e di un dirigente preparato come Lucchesi. Adesso per me non cambia niente, il percorso da fare è ancora lungo. C'è da lavorare tanto e voglio farlo ancora qui". La promozione del Pisa in serie B ha soprattutto un volto famoso: quello dell'allenatore Rino Gattuso, il campione del mondo di Berlino 2006, che ha cancellato con un campionato di ottimo livello (secondo posto, 17 vittorie, 12 pareggi, 5 sconfitte, ma soprattutto doppio successo con la Spal dominatrice del girone B di Lega Pro) e naturalmente con il trionfo nei play-off (3-1 alla Maceratese, 3-0 e 0-0 col Pordenone, 4-2 e 1-1 nella finale col Foggia) l'immagine che gli era stata frettolosamente disegnata. Dopo il debutto da allenatore-giocatore al Sion del mangia-mister svizzero Constantin, l'esonero fisiologico al Palermo del divora-tecnici italiano Zamparini e l'incredibile esperienza all'Ofi Creta, società chiusa per fallimento a stagione in corso, era stato facile per chi non aveva approfondito le singole vicende appiccicare al neofita della panchina l'etichetta di inadeguato. Oggi viene riconosciuto come uno tra i migliori allenatori italiani emergenti. Lo vogliono in tanti, dalla nazionale del Kazakistan a molti club di serie B, fino alla Championship inglese. Lui, però, ha una priorità: restare a Pisa.

CHI CADE DALLA TORRE - E' ormai scopertissimo il conflitto col presidente del club, il romano Fabio Petroni, padrone di Terravision, l'azienda di trasporti low cost che opera da alcuni aeroporti italiani. Gattuso, dopo la partita di Foggia, ha confermato la propria inclinazione alla schiettezza: "Non mi sono mai trovato bene con Petroni. Non intendo lavorare con lui e con i suoi uomini. Il mio unico punto di riferimento è Lucchesi". La replica è arrivata subito: "Abbiamo liberato Gattuso. Annunceremo un nuovo allenatore. E c'è un imprenditore romano pronto a investire con me". In realtà l'ingaggio di un nuovo tecnico - sono circolati i nomi di Zeman e di Nicola - appare molto complicato, anche perché Petroni è un presidente al 50%: tale è appunto la percentuale delle sue quote, pari a quelle dell'altro socio Fabrizio Lucchesi, ex direttore generale della Roma dell'ultimo scudetto. Si profila un braccio di ferro. Uno dei due soci venderà le proprie quote all'altro. E non è detto che alla fine non sia proprio Lucchesi a restare, magari col sostegno di un gruppo di imprenditori pisani, capeggiato da Maurizio Mian, già al timone del club qualche anno fa e di recente garante della fidejussione che ha permesso al Pisa di regolare ogni scadenza economica. In questa eventualità, Gattuso sarà il mister anche nella prossima stagione. L'IDOLO DELL'ARENA - Di sicuro il campione del mondo in pochissimo tempo ha conquistato i tifosi: sarebbe difficile accettare il divorzio, per i diecimila che domenica sera hanno riempito l'Arena Garibaldi, come ai tempi della serie A di Romeo Anconetani, per aspettare la squadra al rientro da Foggia. Il tandem Gattuso-Lucchesi parte in vantaggio nella corsa con Petroni. La cronistoria racconta che Lucchesi rilevò in estate la maggioranza delle quote del Pisa dall'ex presidente Battini e avviò con Gattuso in panchina un progetto che prevedeva la promozione in serie B in 2-3 anni. La squadra fu assemblata in extremis con un budget limitato, partendo in ritardo di un mese rispetto alle concorrenti, eppure i risultati sono stati subito superiori alle aspettative: giocatori decisivi come il funambolo uruguaiano Nacho Lores Varela, già al Palermo con Gattuso, come il maturo enfant du pays Mannini, tornato a casa dopo avere girato l'Italia, e come il centravanti albanese Edgar Cani, sono stati convinti dall'allenatore stesso ad accettare il declassamento, alzando il livello della rosa. Mentre l'entusiasmo della città cresceva e si azzerava lo scetticismo verso il tecnico e il suo staff (i tifosi hanno imparato ad apprezzare la dedizione a tempo pieno per squadra e società del vice Gigi Riccio e del segretario Piero Baffa), sono aumentate anche le ambizioni. Così, per potere investire sul mercato di gennaio alla ricerca della promozione (Eusepi, Tabanelli, Avogadri e Bindi i colpi principali),  Lucchesi ha cercato un nuovo socio, individuandolo appunto nel proprietario di Terravision, già in trattativa col club un paio d'anni fa. Soci al 50%, Petroni e Lucchesi si sono divisi i ruoli: il primo presidente, il secondo direttore generale.

IL BOOM DI RINGHIO - I contrasti non hanno tuttavia tardato a manifestarsi. La convivenza forzata è proseguita da separati in casa. Ma la squadra è stata il vero collante, anche se il duello con la Spal si è risolto a favore dei ferraresi e malgrado il rischio corso per la richiesta di una penalizzazione di 12 punti. La tesi di una responsabilità diretta per irregolarità nella presentazione della fidejussione estiva è caduta. Il Pisa non ha perso punti e ha consolidato il secondo posto, accompagnato da un gioco sempre più convincente. Il capolavoro di Gattuso sono stati i play-off, vinti anche grazie alla concentrazione e allo spirito di gruppo, doti notorie dell'ex mediano del Milan e della Nazionale. Che non si è certo pentito di avere iniziato dal basso la sua nuova carriera: se avesse aspettato situazioni più comode, non è improbabile che avrebbe potuto allenare il Milan o una delle Under azzurre. "Ma la gavetta è necessaria e la mia non è ancora finita. Mi hanno massacrato, però ho imparato tanto. I mesi all'Ofi sono stati più formativi di qualunque esperienza, anche se all'esterno poteva sembrare il contrario. La gavetta l'ho fatta a Creta e qui. E ne farò ancora. E' giusto così. C'è gente molto preparata, nessuno ti regala niente in questo mestiere". L'estate scorsa, alla presentazione, Gattuso disse una frase a effetto: "Il mio Milan adesso è il Pisa". Non era retorica: adesso lo hanno capito tutti.
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