Il presidente gentiluomo ci ha lasciati. Soffriva da anni. Tonino Orrù, classe ’38, cagliaritano verace, è scomparso la notte scorsa. Era malato da tempo. Con la famiglia, con umiltà e sapienza ha firmato negli anni Ottanta una gestione che ha avuto per gioiello la risalita dalla C alla A con un 39venne Claudio Ranieri in panca. Noto per la tolleranza e l’operare della persona per bene. Stimato per il suo essere trasparente e umano, sapeva di calcio e incarnava la figura del dirigente acuto, capace di intuire e scommettere su allenatori, centravanti, terzini, collaboratori. “Non potrò scordarlo, Tonino e la sua famiglia mi hanno accolto e fatto sentire come uno di casa. Il loro dolore è anche il mio” ricorda commosso Ranieri. “Presidenti così non ne esistono. Era una sorta di padre per tutti noi, dai ragazzini come me ai campioni affermati come Matteoli e Francescoli” dice Gianluca Festa. Il cordoglio, dalla tifoseria al Cagliari, agli altri club, al mondo dello sport locale e nazionale, è toccante. Se ne è andato un presidente speciale. Appassionato di pallone, tanto da guidare e gestire anche la quotidianità in prima persona. “Si occupava anche di farci trovare il tè caldo e se qualcuno aveva problemi per pagare l’affitto o la rata della macchina, se ne occupava con riserbo” racconta Francesco Marroccu, attuale diesse del Verona, calciatore e capitano dell’Atletico, la formazione giunta alla serie D e fondata dal patron del Cagliari nel 1963. Insomma, una figura di rara vicinanza agli atleti, ai tifosi, che lo hanno sempre avuto per riferimento. E anche con i giornalisti aveva un rapporto corretto e onesto. Nel ricevere il premio alla carriera dall’Ussi nel 2016, dedicò un passaggio ai cronisti. “Siete stati sempre molto vicini alla mia famiglia e al Cagliari anche nei passaggi più difficili. Vi voglio bene”. All’applauso si unì anche il numero uno del Coni, Giovanni Malagò.
La dedica alla stampa sportiva, poco usuale allora e oggi da parte dei padroni del vapore pallonaro, rimase impressa negli addetti ai lavori. Un manager, diretto e sincero. Che si divertiva sedici ore al giorno nell’azienda di famiglia, tra le più importanti dell’isola tra edilizia, costruzioni, termoriscaldamento e concessionarie d’auto. Fondata dal padre Mario, la Orrù costruzioni e le altre consociate venivano condotte con i fratelli Ninnino, Efisio, Nello e Carlo. Ma anche le sorelle Marinella e Patrizia facevano parte di una dinasty operosa, prospera e attiva. “Un giorno, alle 6.30 del mattino mi ha chiamato Boniperti. Chiedeva di una nostra mezzala ma si stupì nel sapere che ero già in azienda. La verità? Presidenza di una squadra di serie A o meno, non ho mai cambiato le mie abitudini” raccontava fiero Tonino, esaltando le sue origini, un’infanzia sudata tra cemento, mattoni e infissi. Al Cagliari tutto ha inizio nel 1986. Con gli imprenditori Gianni Simonetti, Carlo Cogliolo, Vinicio Sarritzu e Ubaldo Caria, si issa sulle spalle il club. La cordata locale, nonostante uno scudetto irripetibile cucito sulle maglie nel ’70, ha evitato il fallimento e la probabile scomparsa della società sorta nel 1920. La scommessa era difficile e rischiosa. Ma quella puntata fu stravinta. Con semplicità, pochi proclami e tanti fatti. In più, serietà e competenza, anche nello scegliersi pian piano le figure portanti. Fin da Carmine Longo, il ds-senatore strepitoso nell’andare a scovare alla Puteolana in C un debuttante Claudio Ranieri. Il biennio in C1 è comunque complicato. Il patron vede lungo. Coinvolge anche Gigi Riva, chiama in panca Mario Tiddia per Robotti. La famiglia Orrù, con un cenno del patriarca Mario, a stretto giro rileva e le quote e assume la guida della società. Tonino sarà il numero uno per quattro stagioni, Ninnino per una. Gente pratica, abituata a sgobbare. Anche in campo non si scherza. Il club si salva per un pelo dal retrocedere in C2 per un solo punto nel 1987/88. Ma la stagione seguente la musica cambia e si compie il primo balzo.
L’impresa della doppia scalata con Ranieri dalla C alla A, inclusa il successo sulla Spal della Coppa Italia di categoria, rimane da fantascienza. La vittoria della B e la salvezza seguente con le big del calcio italiano è l’ulteriore ciliegina. Poi, con a capo Ninnino, nel 1992 gli Orrù passano la mano. La cessione del Cagliari a Massimo Cellino (“Sono andato a comprare mattonelle e un box doccia e mi hanno venduto una squadra di calcio!” le parole del neo patron) fa capo a una strategia più ampia che avrebbe scomodato le attenzioni e i denari del Napoli di Ferlaino, che a stretto giro preleva Daniel Fonseca, e degli imprenditori del grano, Casillo e Ambrosio. Tonino è soddisfatto. Racconterà di una gestione del club oramai pressante e insostenibile. Inoltre, il calcio sta cambiando, e non del tutto in bene, alla velocità della luce. Da sempre innamorato del pallone sano, vigoroso, che sa di calce su campi sterrati, il patron si riavvicina all’Atletico, che non aveva mai abbandonato, al semiprofessionismo e ai campionati dilettanti. Ma non perderà mai di vista le competizioni giovanili. Sui piccoli calciatori ripeteva una massima coniata dal direttore tecnico e preside di scuola media, il compianto Ermanno Cortis: “Su un milione di ragazzi uno sarà un campione. Mi piace pensare che con il lavoro svolto nelle nostre giovanili i 999mila restanti diventino buoni cittadini”. Tonino Orrù medita il passo indietro in modo sereno e graduale. Ma il Cagliari non ha mai smesso di seguirlo. Si è emozionato per aver ritrovato Gianfranco Zola nel 2003: il campione di Oliena che porta con Reja il Cagliari in A era sfuggito al casting rossoblù a metà degli anni ’90. Ma il Napoli di Moggi l’aveva già bloccato. Tonino ha poi goduto per la risalita in A con Massimo Rastelli nel 2015. Ha sofferto per l’orribile retrocessione della scorsa stagione. Lo scorso dicembre è stato tra i primi a sapere con piacere del possibile ingaggio di Claudio Ranieri. Il tecnico di San Saba appena arrivato in città è andato a trovarlo. Un colloquio intenso e sofferto. Di fatto, dopo 35 anni, un cerchio che si è chiuso al meglio. Nel segno delle persone per bene. Coccolato dai nipoti, Tonino Orrù è stato seguito con amore infinito dalla moglie e dalle figlie. Domani le esequie alla chiesa dei Cappuccini, in viale Sant’Ignazio.