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Ciclismo, Parigi-Roubaix: Cancellara fa tris con una volata brivido

Dopo aver gestito una gara difficilissima - tutti gli hanno corso contro - lo svizzero trionfa al Velodrome dopo aver battuto allo sprint il belga Sep Vanmarcke. Indietro gli italiani: sfortunato Paolini, deludente Pozzato. Il vincitore: "Non ho mai sofferto così ma avevo una missione e l'ho portata a termine"
di LUIGI PANELLA

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E' stata la vittoria più difficile per Fabian Cancellara. Lo svizzero fa tris alla Parigi-Roubaix dopo i trionfi del 2006 e del 2010, straordinario nel fronteggiare una serie incredibile di avversità: le due cadute in settimana (al Gp Escaut e nella ricognizione sul pavè), tutto il gruppo che - sportivamente si intende - gli ha corso contro, e poi Sep Vanmarcke, 24enne belga capace di tenergli le ruote fino al Velodrome. Cancellara non si fidava di lui (giusto verso uno che ha battuto Boonen alla Het Nieuwsblad dello scorso anno), ha provato a staccarlo intorno ai -3 dall'arrivo, poi ha accettato la sfida sull'anello. Qui lo svizzero ha messo in mostra la qualità che non ti aspetti, quella da consumato pistard: addirittura una fase di surplace, Vanmarcke mandato sapientemente avanti, quindi la freddezza di piazzare l'ultimo sforzo senza scomporsi nonostante l'avversario lo avesse portato verso l'alto per fargli perdere il ritmo.

"Ho avuto il tempo di pensare a molte cose durante la gara, mi sono venute in mente tutte le possibili situazioni. Sapevo che avrei avuto il mondo contro, che sarei stato solo contro tutti", analizza Cancellara. "E' bello arrivare al velodromo e finire con un tale spettacolo. Io però non stavo cercando lo spettacolo ma la vittoria... Mai come oggi sono andato oltre i miei limiti, alla fine ero così felice che la corsa fosse conclusa che ho anche cercato l'erba per sdraiarmi, per respirare un minuto. Non ho mai sofferto così ma avevo una missione e l'ho portata a termine".

Per Cancellara è una vittoria storica, seconda doppietta nello stesso anno a Fiandre e Roubaix, un palmares del genere prima di lui era appartenuto solo a corridori belgi. Lontani gli italiani: Paolini se la deve prendere con la sfortuna ("Ho forato due volte, la seconda proprio nel momento decisivo, peccato"), Pozzato se la deve prendere solo con se stesso. Corre nelle retrovie, peccato mortale alla Roubaix: ogni caduta lo rallenta, non è mai protagonista: "Avevo lavorato per arrivare al massimo alla gare del nord, ma qualcosa non ha funzionato. Ora mi riposerò un po', ma la stagione è ancora lunga".

Come la metti la metti, la Roubaix è sempre una tortura. Quando c'è il fango ci si beccano tutti i 'contro' delle pietre, quando come nella circostanza il clima è secco, la polvere non fa certo piacere ed i rischi per andare a prendere asfalto sui bordi della strada - spesso anche qualche spettatore - sono molto alti. Sulla potenza di Cancellara inutile aggiungere altro, meglio soffermarci sulla grande intelligenza nella gestione della gara. Lo attaccano in tanti, ad esempio Phinney - outsider rimasto tale -, prova una accelerazione sulla temuta Foresta di Arenberg. Ma è soprattutto la Omega Pharma, orfana di Boonen, che si gioca bene le sue carte. Il capitano designato Chavanel, se per scelta o per condizione non possiamo saperlo, fa lo specchietto per le allodole. E' prima Steegmans ad inserirsi in un drappello, quindi Vandernbergh se ne va insieme a Vanmarcke.

E' uno dei momenti chiave della gara, perchè nel sest'ultimo tratto di pavè Cancellara chiude per la seconda volta un buco nel quale rischiavano si sprofondare le sue ambizioni. Si forma un quartetto, che nell'ultimo settore di grande selezione (Carrefour de l'arbre) diventa terzetto quando Vandenbergh urta uno spettatore raschiando il pavè con la schiena, quindi coppia con Stybar, un ciclocrossista ceco che dava la sensazione di essere in condizioni fiammanti, che imita il belga: lui per terra non ci va, ma quei 10'' persi sono una sentenza. "Pensavo di potercela fare ad arrivare al Velodromo con Cancellara, poi ho preso un fotografo e non ce l'ho più fatta". Una coppia entra nel Velodrome, l'urlo non spaventa Vanmarcke che ci prova. Ma Cancellara, re Cancellara, è veramente troppo forte. Per lui, con 44,19 km/h, la media più veloce a partire dal 1968: il record resta di Post nel 1964, ma con meno pavé.

ORDINE D'ARRIVO
1. Fabian Cancellara (SUI/RSH), 254 km in 5 h 45:33. (media: 44,19 km/h)
2. Sep Vanmarcke (BEL/BLA) s.t.
3. Niki Terpstra (NED/OPQ) a 31.
4. Greg Van Avermaet (BEL/BMC) 31.
5. Damien Gaudin (FRA/EUC) 31.
6. Zdenek Stybar (CZE/OPQ) 39.
7. Sebastian Langeveld (NED/ORI) 39.
8. Juan Antonio Flecha (ESP/VAC) 39.
9. Alexander Kristoff (NOR/KAT) 50.
10. Sébastien Turgot (FRA/EUC) 50.
11. Heinrich Haussler (AUS/IAM) 50.
12. Bernhard Eisel (AUT/SKY) 50.
13. Maarten Wijnants (BEL/BLA) 50.
14. Lars Boom (NED/BLA) 50.
15. Matti Breschel (DEN/SAX) 50.
16. Bjorn Leukemans (BEL/VAC) 50.
17. Steve Chainel (FRA/ALM) 50.
18. Maarten Tjallingii (NED/BLA) 50.
19. Sylvain Chavanel (FRA/OPQ) 50.
20. Stijn Vandenbergh (BEL/OPQ) 50.
21. Luca Paolini (ITA/KAT) 1:00.
22. Filippo Pozzato (ITA/LAM) 2:52.
23. Taylor Phinney (USA/BMC) 3:13.
24. Marcel Sieberg (GER/LTB) 3:13.
25. Ramon Sinkeldam (NED/ARG) 3:13.
26. Johan Le Bon (FRA/FDJ) 3:17.
27. Lloyd Mondory (FRA/ALM) 3:17.
28. John Degenkolb (GER/ARG) 3:29.
29. Adrien Petit (FRA/COF) 3:29.
35. Thor Hushovd (NOR/BMC) 3:29.
43. Jürgen Roelandts (BEL/LTB) 3:29.
47. Edvald Boasson Hagen (NOR/SKY) 3:29.
50. Johan Van Summeren (BEL/GRM) 3:32.
51. Ian Stannard (ENG/SKY) 3:32.
54. Stijn Devolder (BEL/RSH) 6:11.
55. Gert Steegmans (BEL/OPQ) 6:11.
79. Geraint Thomas (GBR/SKY) 14:34.
96. Stuart O'Grady (AUS/ORI) 20:37.



 
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