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C'è un cinese al Giro

di LEONARDO COEN

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Attenzione! Ji Cheng, pettorale 196, maglia del team Argos-Shimano, non è il primo cinese al Giro d’Italia. Non voglio dire che gli organizzatori del Giro abbiano enfatizzato la sua esotica partecipazione alla corsa rosa, semmai dimenticano. O forse, sono troppo giovani per ricordare che ce ne fu un altro, e che costui partecipò a ben undici Giri d’Italia, conquistandone due, quello del 1962 e del 1963, arrivando secondo nel 1967 battuto da Felice Gimondi ma davanti ad un certo Jacques Anquetil; per altre cinque volte fu tra i primi dieci. Al Tour de France del 1967 fu terzo. Non vinse mai una tappa. Era bravo, ma non suscitava entusiasmo. Alla gente piace chi taglia per primo il traguardo, non chi amministra con saggezza i secondi della classifica. Però, per tutti, questo formidabile corridore, era il Cinese. Aveva infatti la faccia (quasi) da cinese. E anche l’operosità.

Sapeva tribolare in corsa come quel cinese che tribolava, ma in Cina, nel romanzo di Giulio Verne.
All’anagrafe di Nole Canavese, dove nacque l’11 gennaio del 1940, era stato registrato col nome di Franco Balmanion. Orfano del padre a soli tre anni, lo accudisce zio Ettore che era stato un valido corridore dilettante. A soli vent’anni è già professionista, indossa la gloriosa maglia della Bianchi di coppiana memoria. Nel 1961 partecipa al primo dei suoi undici Giri e si piazza al ventesimo posto. L’anno dopo, cambia casacca. Corre per la Carpano. E’ un buon passista-scalatore, è tenace, furbissimo, un diesel che non si spegne mai. Infila la prima fatidica maglia rosa nella tappa che si conclude a Casale Monferrato, nel suo Piemonte. La conserva sino a Milano: secondo, lo scalatore Imerio Massignan, terzo Nino Defilippis. Nel gruppo hanno avuto momenti di gloria Rik Van Looy, Guido Carlesi, Graziano Battistini, Armand Desmet, Willy Schroeders. Battuti tutti dal Cinese di Nole, col suo sguardo un poco misterioso, come nei gialli di Earl Deer Biggers, ha l’amabile ed astuto Charlie Chan.
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