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Giro d'Italia, Visconti doma la neve del Galibier. Nibali sempre più leader

Nello sconfinamento in Francia, con un arrivo in alta quota nella mitica montagna, grande imrpesa dell'ex campione d'Italia. La maglia rosa difende il primato con apparente facilità
di LUIGI PANELLA

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COL DU GALIBIER -  Raymond Poulidor, tanto amato dagli sportivi francesi quanto snobbato dalle miss detentrici di quella maglia gialla che lui non prese mai, definì una giornata passata sul Col du Galibier "un martirio". Giovanni Visconti invece ricorderà le cose in maniera diversa: il siciliano conquista quel sogno che sembrava non voler arrivare. Non lo fa in una tappa qualunque, ma in quella che si conclude nel punto in cui sorge Marco Pantani spiccò il volo verso il suo Tour nel 1998 e dove sorge il monumento a lui dedicato. Tredici gennaio, è la data di nascita comune del Pirata e dell'ex campione italiano, un altro segno: "Non ho parole. Io sono questo. L'anno scorso sono tornato a casa per un problema che mi portavo da tempo, oggi ho scaricato tutta la rabbia sui pedali, ho pensato alla mia famiglia, ai miei bambini, che sono la mia vita, il mio ossigeno. Sono nato lo stesso giorno di Marco, forse oggi mi ha dato una mano", commenta ancora incredulo Visconti.

E' la grande rivincita. Scorrendo le dichiarazioni di questo Giro, per Visconti tutto era velato di rimpianto, c'era sempre quell'attimo non colto, quella fuga mancata per questione di dettagli. Rapporto storicamente controverso, per uno capace di vincere tre volte il titolo italiano. Per non parlare poi del famoso episodio del Giro 2011: quel traguardo tagliato per primo con la maglia tricolore, ma anche quelle mani alzate per spingere quel furbetto di Ulissi che gli costarono la retrocessione al terzo posto. 

Cima mitica quella transalpina, iniziata 102 anni or sono ma assaltata solo ora per al Giro d'Italia. Coltre di ghiacchio ai bordi del Moncenisio, nevicata finale che inghiotte i corridori negli ultimi km. Lo spettacolo lo fa l'ambiente, poi si aggiunge Visconti. Per il resto, e con il profondo rispetto della fatica, i piani alti vivono una giornata vagamente narcotica. Nibali fa il padrone, gli altri non osano attaccarlo, al massimo qualche puntura di spillo nell'epilogo, ma la difesa della maglia rosa è fin troppo serena per una tappa del genere. "Ho provato nel finale a fare un pò di selezione, ma era difficile perchè era freddo, e anche a ruota si stava bene... - spiega Nibali -. Non c'è stata questa grande selezione ma la tappa è stata resa dura dal freddo".

Dopo i grandi dubbi sul percorso dovuto alle insidie del tempo, alla fine il gruppo approfitta di una finestra metereologica appena, ma proprio appena, decente. Si fa il Moncenisio, si può fare il Télégraph, come previsto c'è pezzo ampio del mitico Galibier.  Nell'interminabile ascesa verso il Moncenisio, interpretazione particolarmente 'compassata' del gruppo, accordo evidente di non belligeranza ad andature cicloturistiche. Qualcosa si vivacizza solo dopo lo sconfinamento in Francia. Nel paesaggio lunare verso la vetta è il solito Pirazzi che accende la miccia, per dare ancora più colore alla maglia azzurra di leader della montagna. Gli altri che vanno avanti sono Weening, Rubiano Chavez, Bongiorno, Rabottini, Chalapud e ovviamente Visconti.

Dietro lavora la Lotto, fattore tutto sommato poco spiegabile (De Greef fa qualcosa, ma non è tappa sua) senza fare un piccolo sforzo di memoria: potrebbe essere una punizione ordinata dall'ammiraglia, conseguenza per non essere riusciti ad entrare nella fuga a 20 squadre verso Longarone. Nibali deve iniziare una certa opera di controllo sul Télégraphe, quando si muovono elementi di media pericolosità. Henao prova a far da punto di appoggio per una azione di Uran. Gesink, pallido tulipano, cerca di rifiorire dopo la delusione del giorno precedente. E' qui che esplode del tutto il gruppetto dei primi fuggitivi. Parte Visconti, quando lo fa, memore delle giornate precedenti, pochi ci credono, forse neanche lui ha fiducia in se stesso, poi però guadagna. Il km più drammatico è l'ultimo, quando dietro si armano degli ultimi colpi i cacciatori. Partono Majka e Niemec (occhio a questi polacchi), tutti respinti per un meritato trionfo. 

ORDINE D'ARRIVO QUINDICESIMA TAPPA
1. Giovanni Visconti (Ita) in 4h40'48" (+24" abbuono) (media 30,982 km/h)
2. Carlos A. Betancur G. (Col) a 00'42" (+12" abbuono)
3. Przemyslaw Niemiec (Pol) s.t. (+8" abbuono)
4. Rafal Majka (Pol) s.t.
5. Fabio A. Arevalo Duarte (Col) a 00'47"
6. Michele Scarponi (Ita) a 00'54"
7. Vincenzo Nibali (Ita) s.t.
8. Cadel Evans (Aus) s.t.
9. Mauro Santambrogio (Ita) s.t.
10. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
11. Robert Kiserlovski (Cro) s.t.
12. Damiano Caruso (Ita) a 00'58"
13. Franco Pellizotti (Ita) s.t.
14. Wilco Kelderman (Ola) a 01'00"
15. Yury Trofimov (Rus) s.t.
16. Samuel Sanchez Gonzalez (Spa) a 01'06"
17. Danilo Di Luca (Ita) a 01'09"
18. Darwin A. Hurtado (Col) a 01'24"
19. Benat E. Intxausti (Spa) s.t.
20. Eros Capecchi (Ita) a 01'27".
CLASSIFICA GENERALE
1. Vincenzo Nibali (Ita) in 62h02'34" (media 39,471 km/h)
2. Cadel Evans (Aus) a 01'26"
3. Rigoberto Uran Uran (Col) a 02'46"
4. Mauro Santambrogio (Ita) a 02'47"
5. Michele Scarponi (Ita) a 03'53"
6. Przemyslaw Niemiec (Pol) a 04'35"
7. Carlos Alberto G. Betancur (Col) a 05'15"
8. Rafal Majka (Pol) a 05'20"
9. Domenico Pozzovivo (Ita) a 05'57"
10. Benat Elorriaga Intxausti (Spa) a 06'21"
11. Robert Kiserlovski (Cro) a 06'42"
12. Yury Trofimov (Rus) a 07'25"
13. Robert Gesink (Ola) a 07'38"
14. Tanel Kangert (Est) a 08'09"
15. Franco Pellizotti (Ita) a 08'15"
16. Luis Sergio Montoya Henao (Col) a 08'16"
17. Samuel Gonzalez Sanchez (Spa) a 08'36"
18. Damiano Caruso (Ita) a 09'57"
19. Wilco Kelderman (Ola) a 13'29"
20. Danilo Di Luca (Ita) a 14'44".






 
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