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Ciclismo, Cassani: "Soffriamo nelle classiche, ma l'Italia c'è ancora"

Il ct azzurro, a margine della presentazione del Gp Liberazione, analizza il movimento azzurro: "Molte gare giovanili non sono durissime, diversi ragazzi arrivano al professionismo impreparati". Sul Giro d'Italia senza Nibali: "Prevedo un duello Rodriguez-Quintana"

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ROMA - Il ciclismo è cambiato, l'Italia soffre ma ancora c'è. Il ct azzurro, Davide Cassani, traccia un bilancio del ciclismo italiano dopo che le prime classiche stagionali sono volate via con risultati deludenti. "Non siamo morti, il nostro ciclismo è ancora ai vertici mondiali. Sta di fatto che se fino a qualche anno fa dominavamo la scena ora stiamo un po' soffrendo, soprattutto nelle corse di un giorno, perchè nazioni che prima non esistevano sono ora molto forti".

"Il ciclismo è cambiato tanto in questi anni, in peggio in Italia se si pensa che non ci sono più prove importanti che possano dare ad un giovane la possibilità di crescere in modo corretto, parlo ad esempio del Giro delle Regioni come di tante altre corse a tappe che adesso non ci sono più - prosegue a margine della presentazione della 69esima edizione del Gran Premio Liberazione in programma a Roma il prossimo 25 aprile-. Di squadre fortunatamente ce ne sono ancora tante, la base è ancora bella solida però siamo forse rimasti un po' indietro chiudendoci in Italia senza dare ai nostri corridori la possibilità di fare esperienza all'estero".

"Non essendoci tante corse a tappe, e considerando che molte non sono durissime, diversi ragazzi arrivano al professionismo impreparati -aggiunge Cassani-. Ci sono tanti giovani interessanti tra i professionisti: Modolo, Trentin, Battaglin, Colbrelli, poi ci sono ragazzini di quarant'anni che riescono ancora a vincere come Petacchi che sono degli esempi. Non possiamo dimenticarci della nostra bandiera Nibali che non sarà al Giro ma speriamo possa vincere il Tour de France"

La stella del ciclismo italiano però non sarà al Giro: "Il Giro d'Italia potrebbe essere una sfida tra Joaquim Rodriguez e Nairo Quintana anche se ci sono altri che possono mettersi in evidenza, abbiamo Basso e Scarponi che possono lottare per una posizione tra i primi 5, c'è poi Fabio Aru, questo per lui può essere un anno importante per capire se tra qualche stagione potrà vincere una grande corsa a tappe".

La parola d'ordine è ripartire dall'entusiasmo e dalla voglia di fare dei giovani. "E' fondamentale, per questo la Federazione ha cominciato un cammino per avere una visione più completa e approfondita sul mondo giovanile. Abbiamo già organizzato dei ritiri per junior e under 23, abbiamo portato le nostre nazionali a correre il Giro delle Fiandre under 23 e la Roubaix junior per cercare di fare esperienza".

Tra gli obiettivi nel mirino del tecnico della nazionale i mondiali a Ponferrada, in Spagna, il prossimo settembre: "Settimana prossima andrò con quattro corridori a visionare il percorso per prendere un pò di dati e a giugno tornerò probabilmente con un altro gruppo, sempre a giugno farò un mini-ritiro prima del campionato italiano".

Infine, un cenno sul problema del doping, contro il quale si sta facendo molto: "Penso che la strada del
passaporto biologico sia quella giusta ed è per questo che oggi il ciclismo è uno degli sport più puliti, ci sono controlli rigidi e severi che non guardano in faccia a nessuno. Sono ottimista e penso che passaporto biologico e reperibilità obbligatoria, oltre a tutto quello che è stato fatto in questi anni, hanno portato frutti importanti". Per quanto riguarda le rivelazioni dell'ex campione statunitense Lance Armstrong aggiunge: "Dice cose abbastanza ovvie, non c'è bisogno neanche di commentare".
 
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