BARI - Il favorito Kittel se ne torna a casa per un po' di febbre, i corridori neutralizzano buona parte della tappa per poca pioggia che rende perfido l'asfalto. Il Giro, nel giorno del ritorno in Italia, perde una fetta di quello charme eroico, fatto di uomini impavidi di fronte al pericolo. Giusta la tutela dei corridori, ci mancherebbe, ma che noia verso Bari. Una frazione breve ma prevedibilmente frizzante in vista dell'annunciato sprint, diventa una snervante - per chi guarda - passeggiata in bicicletta. E' lunga la trattativa condotta dagli sceriffi con l'organizzazione: alla fine arriva la neutralizzazione dell'ultimo giro del circuito, vengono tolti tutti gli abbuoni, ed allora c'è l'ok per dare vita ad una parvenza di gara. Una mosceria che resta tale anche con la scarica elettrica di una volata caratterizzata da un paio di cadute vinta da Nacer Bouhanni. "La strada sembrava una pista di ghiaccio", spiega il francese. "Sono caduto ma ho potuto contare su una grande squadra, che mi ha riportato davanti. Ho temuto di scivolare altre due o tre volte, ma ho fatto di tutto per vincere"
Tra chi si può disinteressare della volata e chi resta coinvolto nel pattinaggio sull'asfalto, la volata è questione per pochi intimi. La Giant Shimano, orfana di Kittel, la fa ugualmente da protagonista. Veelers pilota lo sloveno Mezgec per la stoccata, ma quest'ultimo ha un problema al cambio. Buco, il primo a fiondarsi è Bouhanni, che dopo aver rimontato da una caduta nel giro precedente, piomba su Veelers e resiste al ritorno di Giacomo Nizzolo, secondo. Rientrano in ritardo invece Ferrari e Viviani, ai piedi del podio. Nessun cambio nella generale, con l'australiano Matthews sempre in rosa.
Che dire? Della sicurezza abbiamo detto, ma sembra anche il caso di ribadire quanto affermato in altre situazioni simili. Ci sono state corse portate a termine in condizioni peggiori, e poi - il discorso vale anche per il fair play quando è eccessivo - la strada non è un tappeto e qualche rischio fa parte del gioco. Il 13 maggio del 1909 partiva il primo Giro d'Italia, esattamente 105 anni fa. E nel 1912 ci fu il primo arrivo a Bari. Insomma, le cronache del tempo non parlano di un Luigi Ganna o di un Carlo Galetti (il primo a vincere in Puglia) attenti oltre misura alla sede stradale.
Passiamo alla febbre di Kittel, che 'salva' il primato di Beppe Saronni, l'ultimo ad aver vinto tre tappe consecutive al Giro (1980) e tra l'altro primo, l'anno dopo, proprio a Bari. La volata del ritorno in Italia sembra disegnata apposta, passerella perchè Marcel Kittel sprigioni la sua devastanza potenza dopo Belfast e Dublino, ma una febbre... "Sono assolutamente deluso perchè oggi devo lasciare questa bellissima gara a causa della febbre" è il tweet del tedesco. Da appassionati, una delusione: sì, la febbre, la giornata di pioggia, però insomma, 112 km prinvi di difficoltà altimetriche decenti potevano essere fatti per poi valutare in serata. Una di quelle classiche situazioni che, come riassume nel suo blog Eugenio Capodaqua, vanno inevitabilmente a generare polemiche.
Cenni di cronaca tecnica smozzicati. Tolti gli abbuoni ma non i punti per la maglia rossa: senza Kittel, il primo ad avventarsi sul cimelio è Elia Viviani che guizza sul traguardo volante ma poi paga in termini energetici. Poco altro da dire fino al momento della volata, appannaggio del francese che oltre al ciclismo ama la boxe. Ora si va in Basilicata, primo arrivo in salita: non irresistibile, ma le punture di spillo tra gli aspiranti alla rosa finale non mancheranno. Il tutto, secondo le previsioni, dovrebbe svolgersi all'insegna della pioggia.
ORDINE D'ARRIVO DELLA QUARTA TAPPA
1. Nacer Bouhanni (Fra, Fdj) in 2h22'06"
2. Giacomo Nizzolo (Ita, Trek) s.t.
3. Tom Veelers (Ned, Giant) s.t.
4. Roberto Ferrari (Ita) s.t.
5. Elia Viviani (Ita) s.t.
6. Matteo Montaguti (Ita) s.t.
7. Kenny De Haes (Bel) s.t.
8. Luka Mezgec (Slo) s.t.
9. Bert De Backer (Bel) s.t.
10. Francesco Chicchi (Ita) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Michael Matthews (Aus, Orica) in 12h28'43"
2. Alessandro Petacchi (Ita, Omega) a 0'08"
3. Daniel Oss (Ita, Bmc) a 0'10"
4. Ivan Santaromita (Ita) a 0'14"
5. Pieter Weening (Ned) s.t.
6. Luke Durbridge (Aus) s.t.
7. Sven Tuft (Can) s.t.
8. Serge Pauwels (Bel) a 0'19"
9. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
10. Julien Vermote (Bel) s.t.
Tra chi si può disinteressare della volata e chi resta coinvolto nel pattinaggio sull'asfalto, la volata è questione per pochi intimi. La Giant Shimano, orfana di Kittel, la fa ugualmente da protagonista. Veelers pilota lo sloveno Mezgec per la stoccata, ma quest'ultimo ha un problema al cambio. Buco, il primo a fiondarsi è Bouhanni, che dopo aver rimontato da una caduta nel giro precedente, piomba su Veelers e resiste al ritorno di Giacomo Nizzolo, secondo. Rientrano in ritardo invece Ferrari e Viviani, ai piedi del podio. Nessun cambio nella generale, con l'australiano Matthews sempre in rosa.
Che dire? Della sicurezza abbiamo detto, ma sembra anche il caso di ribadire quanto affermato in altre situazioni simili. Ci sono state corse portate a termine in condizioni peggiori, e poi - il discorso vale anche per il fair play quando è eccessivo - la strada non è un tappeto e qualche rischio fa parte del gioco. Il 13 maggio del 1909 partiva il primo Giro d'Italia, esattamente 105 anni fa. E nel 1912 ci fu il primo arrivo a Bari. Insomma, le cronache del tempo non parlano di un Luigi Ganna o di un Carlo Galetti (il primo a vincere in Puglia) attenti oltre misura alla sede stradale.
Passiamo alla febbre di Kittel, che 'salva' il primato di Beppe Saronni, l'ultimo ad aver vinto tre tappe consecutive al Giro (1980) e tra l'altro primo, l'anno dopo, proprio a Bari. La volata del ritorno in Italia sembra disegnata apposta, passerella perchè Marcel Kittel sprigioni la sua devastanza potenza dopo Belfast e Dublino, ma una febbre... "Sono assolutamente deluso perchè oggi devo lasciare questa bellissima gara a causa della febbre" è il tweet del tedesco. Da appassionati, una delusione: sì, la febbre, la giornata di pioggia, però insomma, 112 km prinvi di difficoltà altimetriche decenti potevano essere fatti per poi valutare in serata. Una di quelle classiche situazioni che, come riassume nel suo blog Eugenio Capodaqua, vanno inevitabilmente a generare polemiche.
Cenni di cronaca tecnica smozzicati. Tolti gli abbuoni ma non i punti per la maglia rossa: senza Kittel, il primo ad avventarsi sul cimelio è Elia Viviani che guizza sul traguardo volante ma poi paga in termini energetici. Poco altro da dire fino al momento della volata, appannaggio del francese che oltre al ciclismo ama la boxe. Ora si va in Basilicata, primo arrivo in salita: non irresistibile, ma le punture di spillo tra gli aspiranti alla rosa finale non mancheranno. Il tutto, secondo le previsioni, dovrebbe svolgersi all'insegna della pioggia.
ORDINE D'ARRIVO DELLA QUARTA TAPPA
1. Nacer Bouhanni (Fra, Fdj) in 2h22'06"
2. Giacomo Nizzolo (Ita, Trek) s.t.
3. Tom Veelers (Ned, Giant) s.t.
4. Roberto Ferrari (Ita) s.t.
5. Elia Viviani (Ita) s.t.
6. Matteo Montaguti (Ita) s.t.
7. Kenny De Haes (Bel) s.t.
8. Luka Mezgec (Slo) s.t.
9. Bert De Backer (Bel) s.t.
10. Francesco Chicchi (Ita) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Michael Matthews (Aus, Orica) in 12h28'43"
2. Alessandro Petacchi (Ita, Omega) a 0'08"
3. Daniel Oss (Ita, Bmc) a 0'10"
4. Ivan Santaromita (Ita) a 0'14"
5. Pieter Weening (Ned) s.t.
6. Luke Durbridge (Aus) s.t.
7. Sven Tuft (Can) s.t.
8. Serge Pauwels (Bel) a 0'19"
9. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
10. Julien Vermote (Bel) s.t.