Giro d'Italia, Quintana sigilla la rosa sullo Zoncolan. Tappa a Rogers, Aru si tiene il podio
L'australiano fa doppietta dopo Savona, approfittando anche di uno sconsiderato tifoso che gli toglie di ruota il compagno di fuga Bongiorno. Il leader della generale respinge l'attacco di Uran, il sardo sa gestirsi bene e resta terzodi LUIGI PANELLA
MONTE ZONCOLAN - Il padrone, la conferma, il redivivo e lo sconsiderato in maglia da campione del mondo. Motivi a iosa nella tappa più attesa del Giro, quella con l'arrivo al Monte Zoncolan, che disegna una volta per tutte la classifica in attesa della passerella finale a Trieste. Il padrone è Nairo Quintana, totalmente sicuro del fatto suo: disinteressato ad azione eroiche, bada solo a stare attento alle velleità di Rigoberto Uran. Quest'ultimo la studia molto bene: manda Serry in avanscoperta, si rincongiunge a lui con l'aiuto di Poels. Nel momento topico, tre contro uno, ma non è un contropiede su un campo di calcio: il difensore Quintana chiude con facilità irrisoria su tutti, il Giro è suo. "Al 99% ho vinto ma vediamo la tappa di domani, speriamo sia tranquilla - fa lo scaramantico - Oggi la squadra è stata fortissima nel controllare la tappa. Le lacrime? Sono di felicità, sono contento e orgogliosissimo, sono riu…
MONTE ZONCOLAN - Il padrone, la conferma, il redivivo e lo sconsiderato in maglia da campione del mondo. Motivi a iosa nella tappa più attesa del Giro, quella con l'arrivo al Monte Zoncolan, che disegna una volta per tutte la classifica in attesa della passerella finale a Trieste. Il padrone è Nairo Quintana, totalmente sicuro del fatto suo: disinteressato ad azione eroiche, bada solo a stare attento alle velleità di Rigoberto Uran. Quest'ultimo la studia molto bene: manda Serry in avanscoperta, si rincongiunge a lui con l'aiuto di Poels. Nel momento topico, tre contro uno, ma non è un contropiede su un campo di calcio: il difensore Quintana chiude con facilità irrisoria su tutti, il Giro è suo. "Al 99% ho vinto ma vediamo la tappa di domani, speriamo sia tranquilla - fa lo scaramantico - Oggi la squadra è stata fortissima nel controllare la tappa. Le lacrime? Sono di felicità, sono contento e orgogliosissimo, sono riuscito a conseguire un obiettivo importante della mia vita in questa terra bellissima, con tanta gente che mi ha mostrato il suo appoggio".
La conferma è Fabio Aru. Sulla salita della paura, se scatti e sbagli i tempi, il fuori giri è fatale. Il sardo mostra ancora una volta tutta la sua maturità. Non solo momenti di esaltazione, su tutti Montecampione e Grappa, ma classe da vendere anche nelle giornate più mosce. Sullo Zoncolan segnali un po' preoccupanti, quel movimento delle spalle un po' dondolante, le gambe un po' legnose quando va in scena il duello Quintana-Uran. Aru però resta calmo, sa bene dell'importanza di quel podio e bada a stare attaccato al treno dei pretendenti, arrivando insieme - secondo più secondo meno - ai vari Majka, Rolland, Pozzovivo. "Sono veramente contento - dice Aru - Ringrazio tutti i miei compagni di squadra che si sono fatti il mazzo per me, oggi ho fatto fatica ma ho tenuto duro cercando di andare su col mio passo".
Il redivivo e lo sconsiderato. Il primo è Michael Rogers, che dopo la tappa vinta a Savona - ma Evans, quel giorno in rosa ed oggi alla deriva non si dannò l'anima per andarlo a riprendere -, piazza una straordinaria doppietta nel giorno più ambito. Chi glielo avesse detto, dopo aver passato il periodo a cavallo tra il vecchio ed il nuovo anno a spiegare che il doping da clenbuterolo era colpa di allevatori cinesi senza troppi scrupoli. La storia di Rogers va a braccetto con lo sconsiderato in maglia di campione del mondo. Ovviamente non ce l'abbiamo con Rui Costa, ma con un tifoso dalla geniale idea di aiutare con una bella spinta Francesco Manuel Bongiorno, in fuga insieme all'australiano.
Risultato: Bongiorno mette piede a terra, in quelle condizioni, considerando anche la rabbia scomposta dell'inseguimento, la tappa è andata. Viene subito in mente l'episodio di 'Turbo' Guerini all'Alpe d'Huez del 1999. Un fotografo a caccia della immagine del giorno 'riuscì' a scaraventarlo a terra, ma in quella occasione il bergamasco ebbe comunque la possibilità di vincere ugualmente. "La gente è la nostra forza ma deve rispettarci - è amareggiato Bongiorno - . Sul tratto più difficile, se perdi equilibrio e ritmo, quando sei al limite, ripartire è impossibile. Rogers giustamente ha fatto la sua corsa. Al tifoso non dico nulla, forse il tasso alcolemico era un po' alto".
Dunque, va in archivio con mille motivi la tappa dello Zoncolan. Una montagna giovane del Giro, ma capace di sgomitare in fretta tra i giganti di pietra prendendosi il ruolo di vetta più tosta d'Europa. Favoriscono il ruolo le pendenze omicide, spalmate democraticamente sempre a livelli durissimi lungo i 10 km, ma con picchi allarmanti perfino del 22%, e la collocazione da anfiteatro naturale, una manna per gli appassionati di ciclismo. La frazione già di per sè proibitiva, arrivando con le forze allo stremo, è complicata da altri due salite che precedono l'impennata finale: il Passo del Pura, cui segue una discesa molto tecnica e un nuovo GPM, un po' più umano, verso Sella Razzo.
Tutto ha uno sviluppo abbastanza logico, con i big che aspettano lo Zoncolan e gli altri - compresi quelli del podio giornaliero - che giocano d'anticipo. Lo spettacolo è anche di pubblico. Da brividi il muro umano all'uscita dalla galleria, ed alcuni tifosi sono anche molto divertenti. L'oscar ad uno vestito da sposa, non male neanche un gruppo in tutù. Peccato quello in maglia iridata che rovina la giornata a Bongiorno, scavalcato anche da Franco Pellizotti: il primo è un carico di rabbia, il secondo piange all'arrivo per aver fallito di pochi secondi l'occasione della vita. Chi ride invece è Michael Rogers: "Mi è venuta la pelle d'oca quando ho visto tutta quella gente. Ho sempre sognato di vincere una tappa in salita come questa. E' la prima volta che ci riesco, sono felice. Oggi la squadra voleva vincere, ne abbiamo messi due in fuga, e poi mi hanno aiutato a fare un grande finale. Non mi sono accorto di quanto successo a Bongiorno, mi dispiace per lui".
ORDINE D'ARRIVO
1 - Michael Rogers (AUS-Tinkoff)
2 - Franco Pellizotti (ITA-Androni) a 38''
3 - Francesco Manuel Bongiorno (ITA-Bardiani) a 49''
4 - Nicolas Roche (IRL-Tinkoff) a 1'35''
5 - Brent Bookwalter (USA-BMC) a 1'37''
6 - Robinson Chalapud (COL-Colombia) a 1'46''
7 - Georg Preidler (AUT-Giant) a 1'52''
8 - Maxime Monfort (BEL-Lotto) a 2'12''
9 - Dario Cataldo (ITA-Sky) a 2'24''
10 - Simon Geschke (GER-Giant) a 2'37''
CLASSIFICA GENERALE
1 - Nairo Quintana (COL-Movistar)
2 - Rigoberto Uran (COL-Omega Pharma) a 3'07''
3 - Fabio Aru (ITA-Astana) a 4'04''
4 - Pierre Rolland (FRA-Europcar) a 5'46''
5 - Domenico Pozzovivo (ITA-Ag2r) a 6'41''
6 - Rafal Majka (POL-Tinkoff) a 7'13''
7 - Wilco Kelderman (NED-Belkin) a 11'09''
8 - Cadel Evans (AUS-BMC) a 12'00''
9 - Ryder Hesjedal (CAN-Garmin) a 13'35''
10 - Robert Kiserlovski (CRO-Trek) a 15'49''
La conferma è Fabio Aru. Sulla salita della paura, se scatti e sbagli i tempi, il fuori giri è fatale. Il sardo mostra ancora una volta tutta la sua maturità. Non solo momenti di esaltazione, su tutti Montecampione e Grappa, ma classe da vendere anche nelle giornate più mosce. Sullo Zoncolan segnali un po' preoccupanti, quel movimento delle spalle un po' dondolante, le gambe un po' legnose quando va in scena il duello Quintana-Uran. Aru però resta calmo, sa bene dell'importanza di quel podio e bada a stare attaccato al treno dei pretendenti, arrivando insieme - secondo più secondo meno - ai vari Majka, Rolland, Pozzovivo. "Sono veramente contento - dice Aru - Ringrazio tutti i miei compagni di squadra che si sono fatti il mazzo per me, oggi ho fatto fatica ma ho tenuto duro cercando di andare su col mio passo".
Il redivivo e lo sconsiderato. Il primo è Michael Rogers, che dopo la tappa vinta a Savona - ma Evans, quel giorno in rosa ed oggi alla deriva non si dannò l'anima per andarlo a riprendere -, piazza una straordinaria doppietta nel giorno più ambito. Chi glielo avesse detto, dopo aver passato il periodo a cavallo tra il vecchio ed il nuovo anno a spiegare che il doping da clenbuterolo era colpa di allevatori cinesi senza troppi scrupoli. La storia di Rogers va a braccetto con lo sconsiderato in maglia di campione del mondo. Ovviamente non ce l'abbiamo con Rui Costa, ma con un tifoso dalla geniale idea di aiutare con una bella spinta Francesco Manuel Bongiorno, in fuga insieme all'australiano.
Risultato: Bongiorno mette piede a terra, in quelle condizioni, considerando anche la rabbia scomposta dell'inseguimento, la tappa è andata. Viene subito in mente l'episodio di 'Turbo' Guerini all'Alpe d'Huez del 1999. Un fotografo a caccia della immagine del giorno 'riuscì' a scaraventarlo a terra, ma in quella occasione il bergamasco ebbe comunque la possibilità di vincere ugualmente. "La gente è la nostra forza ma deve rispettarci - è amareggiato Bongiorno - . Sul tratto più difficile, se perdi equilibrio e ritmo, quando sei al limite, ripartire è impossibile. Rogers giustamente ha fatto la sua corsa. Al tifoso non dico nulla, forse il tasso alcolemico era un po' alto".
Dunque, va in archivio con mille motivi la tappa dello Zoncolan. Una montagna giovane del Giro, ma capace di sgomitare in fretta tra i giganti di pietra prendendosi il ruolo di vetta più tosta d'Europa. Favoriscono il ruolo le pendenze omicide, spalmate democraticamente sempre a livelli durissimi lungo i 10 km, ma con picchi allarmanti perfino del 22%, e la collocazione da anfiteatro naturale, una manna per gli appassionati di ciclismo. La frazione già di per sè proibitiva, arrivando con le forze allo stremo, è complicata da altri due salite che precedono l'impennata finale: il Passo del Pura, cui segue una discesa molto tecnica e un nuovo GPM, un po' più umano, verso Sella Razzo.
Tutto ha uno sviluppo abbastanza logico, con i big che aspettano lo Zoncolan e gli altri - compresi quelli del podio giornaliero - che giocano d'anticipo. Lo spettacolo è anche di pubblico. Da brividi il muro umano all'uscita dalla galleria, ed alcuni tifosi sono anche molto divertenti. L'oscar ad uno vestito da sposa, non male neanche un gruppo in tutù. Peccato quello in maglia iridata che rovina la giornata a Bongiorno, scavalcato anche da Franco Pellizotti: il primo è un carico di rabbia, il secondo piange all'arrivo per aver fallito di pochi secondi l'occasione della vita. Chi ride invece è Michael Rogers: "Mi è venuta la pelle d'oca quando ho visto tutta quella gente. Ho sempre sognato di vincere una tappa in salita come questa. E' la prima volta che ci riesco, sono felice. Oggi la squadra voleva vincere, ne abbiamo messi due in fuga, e poi mi hanno aiutato a fare un grande finale. Non mi sono accorto di quanto successo a Bongiorno, mi dispiace per lui".
ORDINE D'ARRIVO
1 - Michael Rogers (AUS-Tinkoff)
2 - Franco Pellizotti (ITA-Androni) a 38''
3 - Francesco Manuel Bongiorno (ITA-Bardiani) a 49''
4 - Nicolas Roche (IRL-Tinkoff) a 1'35''
5 - Brent Bookwalter (USA-BMC) a 1'37''
6 - Robinson Chalapud (COL-Colombia) a 1'46''
7 - Georg Preidler (AUT-Giant) a 1'52''
8 - Maxime Monfort (BEL-Lotto) a 2'12''
9 - Dario Cataldo (ITA-Sky) a 2'24''
10 - Simon Geschke (GER-Giant) a 2'37''
CLASSIFICA GENERALE
1 - Nairo Quintana (COL-Movistar)
2 - Rigoberto Uran (COL-Omega Pharma) a 3'07''
3 - Fabio Aru (ITA-Astana) a 4'04''
4 - Pierre Rolland (FRA-Europcar) a 5'46''
5 - Domenico Pozzovivo (ITA-Ag2r) a 6'41''
6 - Rafal Majka (POL-Tinkoff) a 7'13''
7 - Wilco Kelderman (NED-Belkin) a 11'09''
8 - Cadel Evans (AUS-BMC) a 12'00''
9 - Ryder Hesjedal (CAN-Garmin) a 13'35''
10 - Robert Kiserlovski (CRO-Trek) a 15'49''