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Ciclismo, Liegi: Nibali cerca di sfatare il tabù, ma è Valverde l'uomo da battere

L'Italia, brillante nella corse a tappe, soffre nella classiche: la vittoria manca da 7 anni, stavolta il siciliano ha buone chance in una corsa che vede l'asturiano come grande favorito. Da seguire anche Pozzovivo e Caruso

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ROMA - Se nelle precedenti classiche monumento dell'anno, (Sanremo, Fiandre, Roubaix, la chiusura sarà il Lombardia) le ipotesi di vittoria italiana erano affidate più che altro al caso, nella Liegi-Bastogne-Liegi un italiano nel lotto dei papabili alla conquista della Doyenne (la Decana, la corsa più vecchia, prima edizione nel 1896) c'è. Tre fattori fanno sperare che Vincenzo Nibali interrompa il lunghissimo digiuno che va avanti ormai da sette anni, da Cunego al Lombardia 2008. Il primo è agonistico: dopo una prima parte stagionale alla chetichella, il siciliano ha mostrato a Freccia e Amstel una notevole crescita di condizione, attento a non strafare per non guastare tutto. Il secondo è psicologico: la 'grazia' concessa dall'Uci all'Astana, frasi di circostanza a parte, toglie una ingombrante spada di Damocle sulla serenità di tutto il team. Il terzo è tecnico: tra tutte le classiche, la Doyenne è quella che con la tipologia di salite meglio si adatta al trionfatore dell'ultimo Tour de France. Non a caso nel 2012, Nibali era lanciatissimo verso la vittoria, ma dovette arrendersi solo al prepotente ritorno di quel Maxim Iglinskiy che sarebbe diventato il suo compagno di squadra causando anche tanti guai extraciclistici (uno dei 5 dopati del team Astana). Indubbiamente di salite adatte alla stoccata di Nibali ce ne sono parecchie.

Nei 253 km del percorso di cote se ne contano dieci, quasi tutte negli ultimi 80 km. La mitica è la Redoute, a casa di Philippe Gilbert che in quella zona viene idolatrato: il belga, caduto rovinosamente alla Freccia Vallone, rischia un ruolo da comprimario per un dolore al ginocchio, ma quando si ha a che fare con gente di tale classe meglio andarci cauti prima di darli per vinti. Alla Redoute mancheranno ancora 35 km al traguardo, tanti per una azione decisiva, equi per poter spaccare la corsa. Per decidere tutto, ci sono la cote de la Roche-aux-Faucons e la salita di Saint-Nicolas, nel quartiere degli italiani, quando di km ne mancheranno 5.

Da non sottovalutare, in caso di drappello al comando, la pendenza finale verso Ans, tra l'altro perfetta per lo spunto del vero grande favorito. Se Nibali infatti può farcela, e con lui i vari Kwiatkowski, Daniel Martin, il vincitore dello scorso anno Simon Gerrans, Purito Rodriguez, Sergio Henao, l'uomo da battere si chiama Alejandro Valverde. La facilità con la quale l'asturiano, fresco di compleanno (35 primavere) ha regolato tutti nel tris calato nella Freccia Vallone, lo indicano come grande favorito della Doyenne, che tra l'altro ha già vinto due volte. Per contrastarlo i corridori già citati, più qualche outsider che non ti aspetti: lo scorso anno Domenico Pozzovivo e Giampaolo Caruso sognarono e fecero sognare a lungo, agganciati proprio sul più bello. Anche stavolta saranno al via e, soprattutto il piccolo scalatore lucano, anche in buone condizioni di forma può tentare qualcosa. Si può sperare insomma, perché se la Liegi è storicamente un feudo belga (58 successi), subito dopo a quota 12 vengono proprio gli italiani.


 
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