IMOLA - In tanti lo aspettavano, soprattutto dopo la vittoria a sorpresa al Romandia, tradizionale antipasto del Giro d'Italia. Ilnur Zakarin, dopo una settimana e passa di anonimato, batte un colpo. Il russo si aggiudica la undecima frazione, quella dell'arrivo suggestivo all'autodromo di Imola: fa da solo negli ultimi km, dalla salita dei Tre Monti in poi, quando lascia la compagnia degli attaccanti che con lui caratterizzano la giornata. Per Zakarin, 26 anni, è la nuova svolta di una carriera iniziata alla grande con il titolo europeo juniores a cronometro, ma interrotta bruscamente per due anni (dal 2009 al 2011) causa una positivà al doping. Acqua passata, ma è doveroso segnalarla. Adesso il russo c'è, e non è il solo. Riferimento ad Alberto Contador, di nuovo nel pieno controllo della situazione dopo la spalla malandrina dei primi giorni. Fabio Aru fa bene il suo lavoro, stuzzica giornalmente la maglia rosa, in maniera diretta e indiretta. Stavolta propone la seconda versione. Diego Rosa, fido luogotenente del sardo, entra nel drappello degli attaccanti. Un classico punto d'appoggio ad una azione di Aru? L'unico punto buono, considerata la pioggia, potrebbe essere l'ultima delle tre ascese al Tre Monti.
La discesa successiva potrebbe infatti causare patemi a chi ha sofferto per una caduta, ma ecco il Pistolero estrarre per primo l'arma. Scatta. Non lo fa a scopo selezione, ma per comandare le traiettorie delle curve in discesa. Una piccola azione dimostrativa che crea qualche impaccio ad Aru (arrivato infreddolito al traguardo) e sorprende Richie Porte, ancora sotto choc per il favore dell'amico australiano Clarke che gli è costato due minuti di penalità e forse il Giro. A conti fatti comunque, i tre grandi favoriti (ci mettiamo ancora, con riserva, anche Porte) arrivano tutti insieme. Con loro Rigoberto Uran, che però passa una giornataccia: in pieno autodromo finisce a terra toccando l'asfalto con spalla e, come mostra il casco spaccato, testa. Reagisce e pur dolorante non perde terreno, ma il problema evidenzia ancora la debolezza della sua squadra, la Etixx-Quick Step Lo aspettano in tre, compreso il divo Boonen, che mentre il buon Rigoberto fa lo slalom tra le ammiraglie riescono a perdere terreno...
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Sono i motivi principali di una giornata che precede una tappa importantissima del Giro, quella verso Vicenza con il suo finale ostico. Intanto Imola sfoggia la sua storia. Basta pensare al campionato del mondo del 1968, quello vinto con un margine abissale da Vittorio Adorni, ma anche il Giro ha fatto sventolare la bandiera a scacchi due volte. L'ultima nel 1992 con la vittoria di Pagnin, la prima ancora nel 1968, con Marino Basso a precedere Franco Bitossi in un anticipo del folle finale iridato di 4 anni dopo a Gap. Inutile poi sottolineare la sacralità automobilistica dell'impianto, colta dall'unico brasiliano in gruppo, Murilo Fisher, che corre con un caschetto nel ricordo di Ayrton Senna.
Interessante la composizione del gruppo che va all'attacco. Oltre a Zakarin ci sono Betancur (anche lui scivolato a terra) e Montaguti che giocano di squadra, Pellizotti, Rosa, Rutkiewicz, Intxausti insieme al compagno Fernandez (Movistar), un Hesjedal desideroso di tornare a lasciare il segno e una conoscenza delle fughe di questi giorni come Kruijswijk. Dietro, a parte il controllo di routine della Tinkoff di Contador, la squadra delegata a lavorare è quella di un papabile in situazioni del genere come Philippe Gilbert. La BMC indubbiamente assolve il compito, poi lentamente si sfalda, fa azioni poco sensate (vedere la rincorsa solitaria e senza speranza di Kung ai battistrada). Una manna che chi sta davanti, soprattutto per Zakarin che nel momento della verità va al doppio degli altri.
Finale per Contador, che manda un messaggio criptico. Destinatario probabile, proprio Fabio Aru: "Bisogna stare lì, pronti ad ogni momento", spiega lo spangolo commentando il suo scattino in salita. "A volte l'istinto ti dice di vedere chi sta bene e chi no, non c'era terreno per provare ma c'era qualcuno che era al limite...". La spalla intanto è a posto: "Ogni giorno va meglio, così come le mie gambe. Ma non sono il padrone del Giro". Bacchettata infine a chi vede Porte fuori dai giochi: "Quello che è successo a Richie è normale. Sei a mille pulsazioni, agitato, e non hai la lucidità per pensare a quello che sta succedendo e ai regolamenti. Il Giro è ancora lungo, e chi pensa che Porte sia fuori classifica sbaglia di grosso".
ORDINE D'ARRIVO
1. Ilnur Zakarin (Rus) in 3h55'08" (+10" abbuono) (media 39,041 km/h)
2. Carlos Gomez Betancur (Col) a 00'53" (+06" abbuono)
3. Franco Pellizotti (Ita) s.t. (+04" abbuono)
4. Benat E. Intxausti (Spa) s.t.
5. Diego Rosa (Ita) s.t. (+03" abbuono)
6. Steven Kruijswijk (Ola) s.t.
7. Ryder Hesjedal (Can) s.t.
8 Maciej Paterski (Pol) a 00'58"
9. Philippe Gilbert (Bel) s.t.
10. Juan Lobato (Spa) a 01'02"
20. Alberto Contador (Spa) s.t.
21. Fabio Aru (Ita) s.t.
29. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Alberto Contador (Spa) in 46h54'19" (km percorsi 1.845,6, media 39,347 km/h)
2. Fabio Aru (Ita) a 00'03"
3. Mikel Meana Landa (Spa) a 00'46"
4. Dario Cataldo (Ita) a 01'16"
5. Roman Kreuziger (Cec) a 01'46"
6. Rigoberto Uran Uran (Col) a 02'10"
7. Giovanni Visconti (Ita) a 02'12"
8. Damiano Caruso (Ita) a 02'20"
9 Andrey Amador (Crc) a 02'24"
10. Leopold Koenig (Cec) a 02'30"
11. Davide Formolo (Ita) a 03'01"
12. Richie Porte (Aus) a 03'09"
16. Juergen Van den Broeck (Bel) a 03'33"
La discesa successiva potrebbe infatti causare patemi a chi ha sofferto per una caduta, ma ecco il Pistolero estrarre per primo l'arma. Scatta. Non lo fa a scopo selezione, ma per comandare le traiettorie delle curve in discesa. Una piccola azione dimostrativa che crea qualche impaccio ad Aru (arrivato infreddolito al traguardo) e sorprende Richie Porte, ancora sotto choc per il favore dell'amico australiano Clarke che gli è costato due minuti di penalità e forse il Giro. A conti fatti comunque, i tre grandi favoriti (ci mettiamo ancora, con riserva, anche Porte) arrivano tutti insieme. Con loro Rigoberto Uran, che però passa una giornataccia: in pieno autodromo finisce a terra toccando l'asfalto con spalla e, come mostra il casco spaccato, testa. Reagisce e pur dolorante non perde terreno, ma il problema evidenzia ancora la debolezza della sua squadra, la Etixx-Quick Step Lo aspettano in tre, compreso il divo Boonen, che mentre il buon Rigoberto fa lo slalom tra le ammiraglie riescono a perdere terreno...
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Sono i motivi principali di una giornata che precede una tappa importantissima del Giro, quella verso Vicenza con il suo finale ostico. Intanto Imola sfoggia la sua storia. Basta pensare al campionato del mondo del 1968, quello vinto con un margine abissale da Vittorio Adorni, ma anche il Giro ha fatto sventolare la bandiera a scacchi due volte. L'ultima nel 1992 con la vittoria di Pagnin, la prima ancora nel 1968, con Marino Basso a precedere Franco Bitossi in un anticipo del folle finale iridato di 4 anni dopo a Gap. Inutile poi sottolineare la sacralità automobilistica dell'impianto, colta dall'unico brasiliano in gruppo, Murilo Fisher, che corre con un caschetto nel ricordo di Ayrton Senna.
Interessante la composizione del gruppo che va all'attacco. Oltre a Zakarin ci sono Betancur (anche lui scivolato a terra) e Montaguti che giocano di squadra, Pellizotti, Rosa, Rutkiewicz, Intxausti insieme al compagno Fernandez (Movistar), un Hesjedal desideroso di tornare a lasciare il segno e una conoscenza delle fughe di questi giorni come Kruijswijk. Dietro, a parte il controllo di routine della Tinkoff di Contador, la squadra delegata a lavorare è quella di un papabile in situazioni del genere come Philippe Gilbert. La BMC indubbiamente assolve il compito, poi lentamente si sfalda, fa azioni poco sensate (vedere la rincorsa solitaria e senza speranza di Kung ai battistrada). Una manna che chi sta davanti, soprattutto per Zakarin che nel momento della verità va al doppio degli altri.
Finale per Contador, che manda un messaggio criptico. Destinatario probabile, proprio Fabio Aru: "Bisogna stare lì, pronti ad ogni momento", spiega lo spangolo commentando il suo scattino in salita. "A volte l'istinto ti dice di vedere chi sta bene e chi no, non c'era terreno per provare ma c'era qualcuno che era al limite...". La spalla intanto è a posto: "Ogni giorno va meglio, così come le mie gambe. Ma non sono il padrone del Giro". Bacchettata infine a chi vede Porte fuori dai giochi: "Quello che è successo a Richie è normale. Sei a mille pulsazioni, agitato, e non hai la lucidità per pensare a quello che sta succedendo e ai regolamenti. Il Giro è ancora lungo, e chi pensa che Porte sia fuori classifica sbaglia di grosso".
ORDINE D'ARRIVO
1. Ilnur Zakarin (Rus) in 3h55'08" (+10" abbuono) (media 39,041 km/h)
2. Carlos Gomez Betancur (Col) a 00'53" (+06" abbuono)
3. Franco Pellizotti (Ita) s.t. (+04" abbuono)
4. Benat E. Intxausti (Spa) s.t.
5. Diego Rosa (Ita) s.t. (+03" abbuono)
6. Steven Kruijswijk (Ola) s.t.
7. Ryder Hesjedal (Can) s.t.
8 Maciej Paterski (Pol) a 00'58"
9. Philippe Gilbert (Bel) s.t.
10. Juan Lobato (Spa) a 01'02"
20. Alberto Contador (Spa) s.t.
21. Fabio Aru (Ita) s.t.
29. Rigoberto Uran Uran (Col) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Alberto Contador (Spa) in 46h54'19" (km percorsi 1.845,6, media 39,347 km/h)
2. Fabio Aru (Ita) a 00'03"
3. Mikel Meana Landa (Spa) a 00'46"
4. Dario Cataldo (Ita) a 01'16"
5. Roman Kreuziger (Cec) a 01'46"
6. Rigoberto Uran Uran (Col) a 02'10"
7. Giovanni Visconti (Ita) a 02'12"
8. Damiano Caruso (Ita) a 02'20"
9 Andrey Amador (Crc) a 02'24"
10. Leopold Koenig (Cec) a 02'30"
11. Davide Formolo (Ita) a 03'01"
12. Richie Porte (Aus) a 03'09"
16. Juergen Van den Broeck (Bel) a 03'33"