VALDOBBIADENE - La fiammata del Pistolero. Nell'ora delle verità, allo scoccare della seconda settimana, il Giro trova il suo padrone in Alberto Contador. Lo spagnolo vola nella crono di 60 km da Treviso a Valdobbiadene e va a riprendersi la maglia rosa, strappandola -quasi nel senso letterale del termine- dalle spalle di un Fabio Aru che comunque è andato in linea con le attese: perde 2'47'', significa che in classifica insegue, secondo, a 2'28''. Prestazione di classe, da fuoriclasse: tenuta fisica con perfetta distribuzione delle energie e finale addirittura in crescendo. E grande prova anche mentale: si sa che la battaglia contro il tempo è questione di psicologia, ne è l'esempio Richie Porte. Tutti aspettavano il tasmaniano sulle strade del prosecco, lui ci arriva talmente svuotato e sfiduciato dopo gli inconvenienti al limite del grottesco dei giorni scorsi, da presentare in gara la carta velina di se stesso. La prestazione di Contador lo annichilisce (oltre 4') ma anche Uran, altro supereroe dei fantastici quattro del pronostico, esce maluccio da una prova a lui congeniale. Basta pensare che ora terzo in classifica è contro ogni pronostico il costaricano Amador. Contador, che comunque ipoteca il Giro, non ridimensiona più di tanto Fabio Aru. Il sardo per la prima volta nella sua carriera si cimentava in una prova così lunga, per di più con il peso aggiuntivo della maglia rosa e di un tempo inclemente da lui evidentemente patito: a conti fatti se l'è cavata, ha cercato di spalmare le energie per non andare fuori giri, ha perso dallo spagnolo ma non dagli altri. Il suo Giro diventa in salita, ma ancora ci sono tante montagne e, forte di una squadra superiore, potrà tendere le sue trappole: lo spagnolo è una volpe, ma non si sa mai...
Alberto Contador vola dunque. Anche se non siamo su quei livelli, sembra di rivedere quello del Tour del 2009, quando mise in riga ad Annecy niente meno che Fabian Cancellara. Stavolta, probabilmente anche per un pizzico di prudenza in discesa dopo le cadute recenti, gli sfugge -ed è l'unico obbiettivo mancato della giornata- la vittoria di tappa. Se la prende Vasil Kiryienka, un bielorusso un po' lunatico nelle prestazioni ma tremendamente incisivo se in giornata. Ecco, è in giornata e dà al Team Sky praticamente orfano di Porte (uomo di classifica del team ormai è Konig) almeno una soddisfazione parziale. Kiryienka fa la crono senza particolari ragionamenti, cerca di dare tutto subito per poi amministrare: gli intermedi gli danno ampiamente ragione, ma la faccia sicura diventa una maschera di sofferenza quando il Pistolero spara le ultime cartucce e si avvicina ad una manciata di secondi. "Aspettavo tanto una vittoria a cronometro e alla fine è arrivata. Vorrei ringraziare tanto la squadra -ha detto il vincitore-. Ho fatto esperienza nella specialità negli ultimi 3 anni, oggi ho dato il meglio di me stesso".
Finisce così come da pronostico una giornata a proposito della quale si era detto di tutto e di più, a cominciare dal vantaggio psicologico di Aru per partire per ultimo. Potrà regolarsi sui tempi di Contador, secondo una corrente di pensiero, resterà schiacciato psicologicamente, secondo un'altra. A sostegno di quest'ultima l'esempio più classico della storia, la crono finale vinta in rimonta da Lemond su Fignon nell'incredibile Tour del 1989. Nel dettaglio, la rosa di Aru diventa pallida già dopo 17 km pianeggianti, quando accusa 48'' di ritardo. Il km 35 è quello della speranza, viene dopo una salita in cui si spera il sardo possa recuperare, e invece... il divario si arriva a 1'45''. I sogni di Aru in rosa sono belli che sfumati, serve solo difendersi: quando mancano 10 km al traguardo siamo sopra i 2', all'arrivo il crono è inclemente, 2'47''. Primo round del week end con un chiaro vincitore, il secondo va tenuto d'occhio: domenica si arriva a Madonna di Campiglio, da vedere se lo sforzo odierno andrà di traverso a qualcuno. "E' stata una giornata incredibile, ho un male terribile alle gambe. Ho dato tutto. Ho visto che è cambiato il vento nella prima parte, sapevo che dovevo scalare la classifica- spiega Contador-. Ho dato tutto quello che avevo per arrivare più velocemente possibile. Il vantaggio in classifica generale è buono, soprattutto dopo la caduta di ieri. Ma non voglio pensare a questo, è stata una buona giornata, Manca tanto, può ancora cambiare tutto. Per me la maglia rosa è speciale, mi dà tante emozioni e sto assaporando ogni momento. Probabilmente sarà il mio ultimo Giro d'Italia".
Finale con Aru: "L'emozione è stata bella, il pubblico era tanto sulle strade nonostante il maltempo e lo ringrazio per il tifo che ha fatto. Contador ha fatto una grande cronometro e non lo scopriamo certo oggi. E' un grande campione, io però non sono contento e preferisco proseguire su questa strada, con la voglia di migliorarmi. Archiviamo questa giornata in vista dei prossimi impegni. Madonna di Campiglio, sarà l'ultimo arrivo della settimana, poi ce ne saranno altri molto impegnativi: il Giro non è finito, oggi era una tappa cruciale ma la corsa finisce a Milano". Aru dunque non molla: "Le tappe sono tutte complicate e difficili, bisogna stare sempre con gli occhi aperti senza mai perdere la concentrazione. Domani sarà importante, poi martedì, fino a Sestrire sarà un bello spettacolo. Io ogni giorno cercherò di dare qualcosa al Giro".
ORDINE D'ARRIVO
1. Vasil Kiryenka (Blr-Sky) in 1h17'52"
2. Luis Leon Sanchez (Esp-Astana) a 0'12"
3. Alberto Contador (Esp-Tinkoff) a 0'14"
4. Patrick Gretsch (Ger) a 0'23"
5. Steven Kruijswijk (Ned) a 1'09"
6. Tanel Kangert (Est) a 1'17"
7. Jurgen Van den Broeck (Bel) a 1'25"
8. Fabio Felline (Ita) a 1'26"
9. Tobias Ludvigsson (Swe) a 1'27"
10. Luke Durbridge (Aus) a 1'36"
23. Rigoberto Uran Uran (Col) a 2'45"
29. Fabio Aru (Ita) a 3'01"
Richie Porte (Aus) a 4'22''
Alberto Contador vola dunque. Anche se non siamo su quei livelli, sembra di rivedere quello del Tour del 2009, quando mise in riga ad Annecy niente meno che Fabian Cancellara. Stavolta, probabilmente anche per un pizzico di prudenza in discesa dopo le cadute recenti, gli sfugge -ed è l'unico obbiettivo mancato della giornata- la vittoria di tappa. Se la prende Vasil Kiryienka, un bielorusso un po' lunatico nelle prestazioni ma tremendamente incisivo se in giornata. Ecco, è in giornata e dà al Team Sky praticamente orfano di Porte (uomo di classifica del team ormai è Konig) almeno una soddisfazione parziale. Kiryienka fa la crono senza particolari ragionamenti, cerca di dare tutto subito per poi amministrare: gli intermedi gli danno ampiamente ragione, ma la faccia sicura diventa una maschera di sofferenza quando il Pistolero spara le ultime cartucce e si avvicina ad una manciata di secondi. "Aspettavo tanto una vittoria a cronometro e alla fine è arrivata. Vorrei ringraziare tanto la squadra -ha detto il vincitore-. Ho fatto esperienza nella specialità negli ultimi 3 anni, oggi ho dato il meglio di me stesso".
Finisce così come da pronostico una giornata a proposito della quale si era detto di tutto e di più, a cominciare dal vantaggio psicologico di Aru per partire per ultimo. Potrà regolarsi sui tempi di Contador, secondo una corrente di pensiero, resterà schiacciato psicologicamente, secondo un'altra. A sostegno di quest'ultima l'esempio più classico della storia, la crono finale vinta in rimonta da Lemond su Fignon nell'incredibile Tour del 1989. Nel dettaglio, la rosa di Aru diventa pallida già dopo 17 km pianeggianti, quando accusa 48'' di ritardo. Il km 35 è quello della speranza, viene dopo una salita in cui si spera il sardo possa recuperare, e invece... il divario si arriva a 1'45''. I sogni di Aru in rosa sono belli che sfumati, serve solo difendersi: quando mancano 10 km al traguardo siamo sopra i 2', all'arrivo il crono è inclemente, 2'47''. Primo round del week end con un chiaro vincitore, il secondo va tenuto d'occhio: domenica si arriva a Madonna di Campiglio, da vedere se lo sforzo odierno andrà di traverso a qualcuno. "E' stata una giornata incredibile, ho un male terribile alle gambe. Ho dato tutto. Ho visto che è cambiato il vento nella prima parte, sapevo che dovevo scalare la classifica- spiega Contador-. Ho dato tutto quello che avevo per arrivare più velocemente possibile. Il vantaggio in classifica generale è buono, soprattutto dopo la caduta di ieri. Ma non voglio pensare a questo, è stata una buona giornata, Manca tanto, può ancora cambiare tutto. Per me la maglia rosa è speciale, mi dà tante emozioni e sto assaporando ogni momento. Probabilmente sarà il mio ultimo Giro d'Italia".
Finale con Aru: "L'emozione è stata bella, il pubblico era tanto sulle strade nonostante il maltempo e lo ringrazio per il tifo che ha fatto. Contador ha fatto una grande cronometro e non lo scopriamo certo oggi. E' un grande campione, io però non sono contento e preferisco proseguire su questa strada, con la voglia di migliorarmi. Archiviamo questa giornata in vista dei prossimi impegni. Madonna di Campiglio, sarà l'ultimo arrivo della settimana, poi ce ne saranno altri molto impegnativi: il Giro non è finito, oggi era una tappa cruciale ma la corsa finisce a Milano". Aru dunque non molla: "Le tappe sono tutte complicate e difficili, bisogna stare sempre con gli occhi aperti senza mai perdere la concentrazione. Domani sarà importante, poi martedì, fino a Sestrire sarà un bello spettacolo. Io ogni giorno cercherò di dare qualcosa al Giro".
ORDINE D'ARRIVO
1. Vasil Kiryenka (Blr-Sky) in 1h17'52"
2. Luis Leon Sanchez (Esp-Astana) a 0'12"
3. Alberto Contador (Esp-Tinkoff) a 0'14"
4. Patrick Gretsch (Ger) a 0'23"
5. Steven Kruijswijk (Ned) a 1'09"
6. Tanel Kangert (Est) a 1'17"
7. Jurgen Van den Broeck (Bel) a 1'25"
8. Fabio Felline (Ita) a 1'26"
9. Tobias Ludvigsson (Swe) a 1'27"
10. Luke Durbridge (Aus) a 1'36"
23. Rigoberto Uran Uran (Col) a 2'45"
29. Fabio Aru (Ita) a 3'01"
Richie Porte (Aus) a 4'22''