PLATEAU DE BEILLE - Purito Rodriguez fa quello che molti chiedono a Vincenzo Nibali. Defilarsi dalla classifica generale e portare a casa, libero dal controllo spietato dei gendarmi di Froome (saldissimo in maglia gialla), successi isolati ma di alto blasone. Purito attua il progetto a Plateau De Beille dopo la più tosta delle tappe pirenaiche: lo fa in uno scenario ben diverso da quello accaldato dei giorni precedenti, avvolto da una tempesta d’acqua. Lo spagnolo aveva già vinto, stavolta da pronostico, sul muro di Huy: a conti fatti il suo Tour può già essere annoverato positivamente. Nibali però a questo giochetto proprio non ci sta: lo Squalo sarà pure fuori forma, ma il carattere del campione non si cancella, e l’ipotesi di una classifica totalmente anonima viene respinta: attacca nella salita finale, viene ripreso, ma stavolta resta attaccato al treno che conta, anche quando Froome innesta il ‘frullatore’ sui pedali. E almeno il primo risultato c'è: rientra nei primi dieci.
Una risposta a se stesso, ma anche alla squadra, l’Astana, che giorno dopo giorno sta diventando un teatrino. Nell’ordine. Il capo, Vinokourov diffida Nibali dal ritirarsi (manco se avesse perso apposta), mentre Fuglsang rincara la dose, confermando di essere stato designato capitano nel giorno precedente ma di non aver capito niente a livello tattico. In pratica un tutti contro tutti, ma il siciliano resta calmo e lo dimostra anche nelle dichiarazioni precedenti al via: “Nella vita non c’è solo il Tour de France, ma so che la mia condizione non è quella di sempre. Dal 2010 sono sempre nelle prime posizioni. Non riesco a dare molto di più”. Acqua sul fuoco la getta il suo procuratore, Alex Carera. In particolare smentisce ai microfoni Rai “che Vinokourov abbia detto a Nibali di cercarsi un’altra squadra”. Comunque, situazioni di facciata a parte, ‘Vino’ deve aver dato ordini a muso duro, se è vero che Fuglsang –che si giova anche dell’aiuto di un uomo, Westra, come in tutte le squadre che si rispettino- , stavolta è nella fuga che caratterizza la tappa. Un drappello molto numeroso che comprende parecchi delusi, a cominciare da Purito Rodriguez per finire a Bardet.
[[ge:rep-locali:repubblica:119231303]]
Il gruppo comunque arriva fisicamente stressato a una tappa stressante. In tutto una cinquantina di km di salita, con quattro GPM. Il primo è quello del ricordo di Fabio Casartelli, che il 18 luglio di venti anni fa perse la vita in una maledetta discesa dopo il Col de Portet d'Aspet: osservato un minuto di raccoglimento e posti dei fiori sulla stele dedicata al corridore italiano. L’arrivo a Plateau De Beille poi, pur essendo relativamente giovane nella storia, gronda di imprese: nel 1998 Marco Pantani vi iniziò ad assestare spallate a Jan Ullrich per lanciarsi verso la doppietta Giro-Tour.
Nel dettaglio della tappa, tra quelli in avanscoperta ci sono anche due tipetti da classica, Kwiatkowski e Vanmarcke, che sanno muoversi bene al momento di lasciare la compagnia. Il problema per loro sono i 16 km finali di salita, troppi per le loro caratteristiche. A prendere in mano la situazione quindi è Purito, che nel momento chiave si libera della compagnia di Fuglsang –comunque buon secondo-, Bardet e del coraggioso sudafricano Mentjes, stoico nell’arrivare piazzato nonostante una caduta. Nel gruppo maglia gialla c’è paura fisica di Froome. Oltre a Nibali, anche Contador, Valverde e per ultimo Quintana provano la stoccata. Non lo fanno però in maniera convinta: dopo aver preso dieci metri si voltano, e la prima cosa che vedono sono le facce cattive di Porte e Thomas che riportano sotto il loro capitano. Difficile con questo stato di cose stuzzicare Froome: ma il campione, chiunque esso sia, non può accontentarsi, anche a costo di perdere tutto. Finiti i Pirenei, appuntamento sulle Alpi o chissà, anche prima.
ORDINE D'ARRIVO
1. Joachim Rodriguez (Esp, Katusha) in 5h40'14"
2. Jakob Fuglsang (Den, Astana) a 1'12"
3. Romain Bardet (Fra, AG2R) a 1'49"
4. Gorka Izagirre Insausti (Esp) a 4'34"
5. Louis Meintjes (Saf) a 4'38"
6. Jan Barta (Cze) a 5'47"
7. Romain Sicard (Fra) a 6'03"
8. Mikael Cherel (Fra) a 6'28"
9. Alejandro Valverde (Esp) a 6'46"
10. Christopher Froome (Gbr) a 6'47"
11. Nairo Quintana (Col) s.t.
13. Tejay Van Gerderen (Usa) s.t.
14. Alberto Contador (Esp) s.t.
16. Vincenzo Nibali (Ita) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 46h50'32"
2. Tejay Van Garderen (Usa, Bmc Reacing) a 2'52"
3. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'09"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 3'58"
5. Geraint Thomas (Gbr) a 4'03"
6. Alberto Contador (Esp) a 4'04"
7. Robert Gesink (Ned) a 5'32"
8. Tony Gallopin (Fra) a 7'32"
9. Vincenzo Nibali (Ita) a 7'47"
10. Bauke Mollema (Ned) a 8'02"
15. Joachim Rodriguez (Esp) a 13'45"
Una risposta a se stesso, ma anche alla squadra, l’Astana, che giorno dopo giorno sta diventando un teatrino. Nell’ordine. Il capo, Vinokourov diffida Nibali dal ritirarsi (manco se avesse perso apposta), mentre Fuglsang rincara la dose, confermando di essere stato designato capitano nel giorno precedente ma di non aver capito niente a livello tattico. In pratica un tutti contro tutti, ma il siciliano resta calmo e lo dimostra anche nelle dichiarazioni precedenti al via: “Nella vita non c’è solo il Tour de France, ma so che la mia condizione non è quella di sempre. Dal 2010 sono sempre nelle prime posizioni. Non riesco a dare molto di più”. Acqua sul fuoco la getta il suo procuratore, Alex Carera. In particolare smentisce ai microfoni Rai “che Vinokourov abbia detto a Nibali di cercarsi un’altra squadra”. Comunque, situazioni di facciata a parte, ‘Vino’ deve aver dato ordini a muso duro, se è vero che Fuglsang –che si giova anche dell’aiuto di un uomo, Westra, come in tutte le squadre che si rispettino- , stavolta è nella fuga che caratterizza la tappa. Un drappello molto numeroso che comprende parecchi delusi, a cominciare da Purito Rodriguez per finire a Bardet.
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Il gruppo comunque arriva fisicamente stressato a una tappa stressante. In tutto una cinquantina di km di salita, con quattro GPM. Il primo è quello del ricordo di Fabio Casartelli, che il 18 luglio di venti anni fa perse la vita in una maledetta discesa dopo il Col de Portet d'Aspet: osservato un minuto di raccoglimento e posti dei fiori sulla stele dedicata al corridore italiano. L’arrivo a Plateau De Beille poi, pur essendo relativamente giovane nella storia, gronda di imprese: nel 1998 Marco Pantani vi iniziò ad assestare spallate a Jan Ullrich per lanciarsi verso la doppietta Giro-Tour.
Nel dettaglio della tappa, tra quelli in avanscoperta ci sono anche due tipetti da classica, Kwiatkowski e Vanmarcke, che sanno muoversi bene al momento di lasciare la compagnia. Il problema per loro sono i 16 km finali di salita, troppi per le loro caratteristiche. A prendere in mano la situazione quindi è Purito, che nel momento chiave si libera della compagnia di Fuglsang –comunque buon secondo-, Bardet e del coraggioso sudafricano Mentjes, stoico nell’arrivare piazzato nonostante una caduta. Nel gruppo maglia gialla c’è paura fisica di Froome. Oltre a Nibali, anche Contador, Valverde e per ultimo Quintana provano la stoccata. Non lo fanno però in maniera convinta: dopo aver preso dieci metri si voltano, e la prima cosa che vedono sono le facce cattive di Porte e Thomas che riportano sotto il loro capitano. Difficile con questo stato di cose stuzzicare Froome: ma il campione, chiunque esso sia, non può accontentarsi, anche a costo di perdere tutto. Finiti i Pirenei, appuntamento sulle Alpi o chissà, anche prima.
ORDINE D'ARRIVO
1. Joachim Rodriguez (Esp, Katusha) in 5h40'14"
2. Jakob Fuglsang (Den, Astana) a 1'12"
3. Romain Bardet (Fra, AG2R) a 1'49"
4. Gorka Izagirre Insausti (Esp) a 4'34"
5. Louis Meintjes (Saf) a 4'38"
6. Jan Barta (Cze) a 5'47"
7. Romain Sicard (Fra) a 6'03"
8. Mikael Cherel (Fra) a 6'28"
9. Alejandro Valverde (Esp) a 6'46"
10. Christopher Froome (Gbr) a 6'47"
11. Nairo Quintana (Col) s.t.
13. Tejay Van Gerderen (Usa) s.t.
14. Alberto Contador (Esp) s.t.
16. Vincenzo Nibali (Ita) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 46h50'32"
2. Tejay Van Garderen (Usa, Bmc Reacing) a 2'52"
3. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'09"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 3'58"
5. Geraint Thomas (Gbr) a 4'03"
6. Alberto Contador (Esp) a 4'04"
7. Robert Gesink (Ned) a 5'32"
8. Tony Gallopin (Fra) a 7'32"
9. Vincenzo Nibali (Ita) a 7'47"
10. Bauke Mollema (Ned) a 8'02"
15. Joachim Rodriguez (Esp) a 13'45"