MENDE - L'Africa batte un altro colpo al Tour de France. Steven Cummings vola sulla pista dell'aeroporto di Mende: è britannico, ma la squadra per cui corre (la sudafricana MTN Qhubeka) rende il successo di portata storica. Mai un team del Continente Nero aveva ottenuto un successo nella più grande corsa a tappe del mondo. Un momento importante, anche dal punto di vista simbolico: in Sudafrica infatti è la giornata dedicata ai sessantasette anni di lotta di Nelson Mandela all'apartheid. Ogni sudafricano dedica altrettanti minuti ad in opere socialmente utili per rendergli omaggio e la MTN Qhubeka -i cui atleti correvano con il caschetto orange per celebrare l'evento- si adegua. Ora, con Impey (sudafricano bianco) che fu la prima maglia gialla nel 2013, manca solo un elemento per aprire definitivamente il ciclismo ad una nuova frontiera, forse la più affascinante: quella di una affermazione di un atleta di colore. Cummings vince nel giorno più amaro dei campioncini francesi. Romain Bardet e Thibaut Pinot sono lontani dal livelli di Bernard Hinault (nel 1985 ultimo transalpino in giallo a Parigi), ma la Francia punta soprattutto su di loro per interrompere il lungo digiuno. Per la classifica almeno quest'anno non ci siamo, sembrava però la volta buona per una vittoria di tappa. Non arriva perché i galletti, dopo aver condotto in maniera egregia tutto il resto della tappa, devono giocarsela in un velenoso tete a tete. "Se non vinco io non vinci nemmeno tu" è il senso del loro finale, letteralmente fulminati dall'arrivo a doppia velocità di Cummings (tra l'altro un pistard), che li beffa.
L'altro episodio del giorno è la denuncia di Chris Froome. "Mi hanno urlato dopato, ma quel che è peggio mi hanno tirato un contenitore con dell'urina. Ogni corridore, dal primo all'ultimo merita rispetto e quello che è successo è inaccettabile. Credo un parte dei media non si stia comportando in maniera responsabile. Cosa posso fare? Posso arrabbiarmi. Ma preferisco mantenere la calma e rimanere concentrato sulla gara". Inutile ogni commento per un episodio che però nella storia del ciclismo non è unico. Beppe Saronni subì qualcosa di analogo nella crono decisiva del Giro del 1981: si giocava la rosa contro lo svedesone Prim e Giovanni Battaglin. Froome 'paga' un certo scetticismo generale sulle sue mulinate impressionanti, ma è chiaro che un fatto del genere non oltrepassa il limite, lo disintegra...
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Peccato, perchè si poteva parlare solo di ciclismo in una frazione dagli spunti importanti. I distacchi sono limitati, e non poteva essere diversamente vista l'altimetria. Quintana però inizia a punzecchiare la maglia gialla: la reazione c'è, ma qualche momento di incertezza il keniano bianco lo accusa. Resta il più forte, ma intanto il silenzioso Quintana sta portando il duello su picchi di rivalità importanti: l'occhiataccia che si becca al traguardo dal leader è tutto un programma. Ci è piaciuto anche Nibali: paga dazio, è vero, ma la voglia di attaccare denota una crescita di condizione. Intanto viene guadagnata una posizione nella generale: ora lo Squalo è ottavo. "Ho sbagliato a scattare a 2 km dall'arrivo, mi sono fatto prendere dalla foga ma poi mi sono un po' piantato -ammette il siciliano-. E' stata una tappa frenetica, mi sarei aspettato qualche attacco di Movistar o Tinkoff. Cerco di risalire un po' alla volta, per me era importante oggi arrivare con Nairo e Froome. Con le Alpi credo che sarà tutto diverso".
E’ il Col de La Croix Neuve il punto chiave di una tappa (pendenza massima 10%) senza salite toste, ma altimetricamente movimentata. E’ proprio dall’ultimo GPM che Laurent Jalabert spiccò il volo verso una delle sue più belle tappe al Tour. Era il 1995 e si arrivava a Mende per la prima volta. Molto popolare ‘Jaja’ in Francia, allora come adesso: fa il commentatore tv e il suo appeal non sembra essere stato annacquato dalle ammissioni sul doping. Peraltro proprio lui negli ultimi giorni è stato uno degli agitatori delle perplessità su Chris Froome. L'ultima volta a Mende vinse Rodriguez. Purito intimamente il pensierino lo fa anche stavolta, ma deve sperare negli altri: la Katusha non ha infatti la forza di controllare la situazione.
Ecco quindi che è il Team Sky a gestire i destini della fuga di giornata. Ottiene il lasciapassare un drappello numeroso, nomi interessanti. Un remake freschissimo del giorno prima, con van Avermaet e Sagan, ma ci sono anche Uran, Bardet (il più vicino a Froome, 17’ dietro) e Pinot. Proprio quest’ultimo, coinvolto in una caduta insieme allo sfortunatissimo Peraud (stoico nell’incedere pieno di fasciature) ed a Scarponi, è tatticamente messo meglio avendo due uomini che lavorano per lui (Ladagnous e Roy). La salita della verità sembra appannaggio di Bardet, ma Pinot sale regolare e lo raggiunge. I francesi si coccolano i campioncini, ma non fanno i conti con Cummings: il britannico piomba su di loro e non sbaglia. E' lui a portare nella storia l'Africa.
ORDINE D'ARRIVO
1. Stephen Cummings (Gbr, MTN-Qhubeka) in 4h23'43"
2. Thibaut Pinot (Fra, FDJ) a 2"
3. Romain Bardet (Fra, AG2R La Mondiale) a 3"
4. Rigoberto Uran (Col) a 20"
5. Peter Sagan (Svk) a 29"
6. Cyril Gautier (Fra) a 32"
7. Ruben Plaza Molina (Esp) s.t.
8. Bob Jungels (Ned) s.t.
9. Jonathan Nicolas (Esp) s.t.
10. Simon Yates (Gbr) a 33"
20. Christopher Froome (Gbr) a 4'15"
21. Nairo Quintana (Col) a 4'16"
22. Alejandro Valverde (Esp) a 4'19"
23. Alberto Contador (Esp) a 4'34"
23. Vincenzo Nibali (Ita) a 4'45"
25. Tejay Van Garderen (Usa) a 4'55"
26. Robert Gesink (Ned) a 5'06"
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 56h02'19"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Tejay van Garderen (Usa, Bmc Racing) a 3'32"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 4'02"
5. Alberto Contador (Esp) a 4'23"
6. Geraint Thomas (Gbr) a 4'54"
7. Robert Gesink (Ned) a 6'23"
8. Vincenzo Nibali (Ita) a 8'17"
9. Tony Gallopin (Fra) a 8'23"
10. Bauke Mollema (Ned) a 8'53"
L'altro episodio del giorno è la denuncia di Chris Froome. "Mi hanno urlato dopato, ma quel che è peggio mi hanno tirato un contenitore con dell'urina. Ogni corridore, dal primo all'ultimo merita rispetto e quello che è successo è inaccettabile. Credo un parte dei media non si stia comportando in maniera responsabile. Cosa posso fare? Posso arrabbiarmi. Ma preferisco mantenere la calma e rimanere concentrato sulla gara". Inutile ogni commento per un episodio che però nella storia del ciclismo non è unico. Beppe Saronni subì qualcosa di analogo nella crono decisiva del Giro del 1981: si giocava la rosa contro lo svedesone Prim e Giovanni Battaglin. Froome 'paga' un certo scetticismo generale sulle sue mulinate impressionanti, ma è chiaro che un fatto del genere non oltrepassa il limite, lo disintegra...
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Peccato, perchè si poteva parlare solo di ciclismo in una frazione dagli spunti importanti. I distacchi sono limitati, e non poteva essere diversamente vista l'altimetria. Quintana però inizia a punzecchiare la maglia gialla: la reazione c'è, ma qualche momento di incertezza il keniano bianco lo accusa. Resta il più forte, ma intanto il silenzioso Quintana sta portando il duello su picchi di rivalità importanti: l'occhiataccia che si becca al traguardo dal leader è tutto un programma. Ci è piaciuto anche Nibali: paga dazio, è vero, ma la voglia di attaccare denota una crescita di condizione. Intanto viene guadagnata una posizione nella generale: ora lo Squalo è ottavo. "Ho sbagliato a scattare a 2 km dall'arrivo, mi sono fatto prendere dalla foga ma poi mi sono un po' piantato -ammette il siciliano-. E' stata una tappa frenetica, mi sarei aspettato qualche attacco di Movistar o Tinkoff. Cerco di risalire un po' alla volta, per me era importante oggi arrivare con Nairo e Froome. Con le Alpi credo che sarà tutto diverso".
E’ il Col de La Croix Neuve il punto chiave di una tappa (pendenza massima 10%) senza salite toste, ma altimetricamente movimentata. E’ proprio dall’ultimo GPM che Laurent Jalabert spiccò il volo verso una delle sue più belle tappe al Tour. Era il 1995 e si arrivava a Mende per la prima volta. Molto popolare ‘Jaja’ in Francia, allora come adesso: fa il commentatore tv e il suo appeal non sembra essere stato annacquato dalle ammissioni sul doping. Peraltro proprio lui negli ultimi giorni è stato uno degli agitatori delle perplessità su Chris Froome. L'ultima volta a Mende vinse Rodriguez. Purito intimamente il pensierino lo fa anche stavolta, ma deve sperare negli altri: la Katusha non ha infatti la forza di controllare la situazione.
Ecco quindi che è il Team Sky a gestire i destini della fuga di giornata. Ottiene il lasciapassare un drappello numeroso, nomi interessanti. Un remake freschissimo del giorno prima, con van Avermaet e Sagan, ma ci sono anche Uran, Bardet (il più vicino a Froome, 17’ dietro) e Pinot. Proprio quest’ultimo, coinvolto in una caduta insieme allo sfortunatissimo Peraud (stoico nell’incedere pieno di fasciature) ed a Scarponi, è tatticamente messo meglio avendo due uomini che lavorano per lui (Ladagnous e Roy). La salita della verità sembra appannaggio di Bardet, ma Pinot sale regolare e lo raggiunge. I francesi si coccolano i campioncini, ma non fanno i conti con Cummings: il britannico piomba su di loro e non sbaglia. E' lui a portare nella storia l'Africa.
ORDINE D'ARRIVO
1. Stephen Cummings (Gbr, MTN-Qhubeka) in 4h23'43"
2. Thibaut Pinot (Fra, FDJ) a 2"
3. Romain Bardet (Fra, AG2R La Mondiale) a 3"
4. Rigoberto Uran (Col) a 20"
5. Peter Sagan (Svk) a 29"
6. Cyril Gautier (Fra) a 32"
7. Ruben Plaza Molina (Esp) s.t.
8. Bob Jungels (Ned) s.t.
9. Jonathan Nicolas (Esp) s.t.
10. Simon Yates (Gbr) a 33"
20. Christopher Froome (Gbr) a 4'15"
21. Nairo Quintana (Col) a 4'16"
22. Alejandro Valverde (Esp) a 4'19"
23. Alberto Contador (Esp) a 4'34"
23. Vincenzo Nibali (Ita) a 4'45"
25. Tejay Van Garderen (Usa) a 4'55"
26. Robert Gesink (Ned) a 5'06"
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 56h02'19"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Tejay van Garderen (Usa, Bmc Racing) a 3'32"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 4'02"
5. Alberto Contador (Esp) a 4'23"
6. Geraint Thomas (Gbr) a 4'54"
7. Robert Gesink (Ned) a 6'23"
8. Vincenzo Nibali (Ita) a 8'17"
9. Tony Gallopin (Fra) a 8'23"
10. Bauke Mollema (Ned) a 8'53"