VALENCE - Roba da tedeschi. Andre Greipel riafferma un concetto chiarissimo: il velocista più forte di questo Tour è lui. Il bottino comincia ad essere ricchissimo, tre vittorie e ancora manca lo sprint che vale una classica, quello di Parigi. Roba da tedeschi perché quello che gli rende la vita più difficile è John Degenkolb. E’ andato fortissimo in primavera vincendo Sanremo e Roubaix (la più atipica delle doppiette), ora non ha più lo stesso smalto. Ci resta male anche Kristoff, anzi ci restano male i compagni della Katusha: se la fuga di giornata non arriva è perché tirano tutto il giorno, ma raccolgono il gradino più basso del podio. Non centra neanche quello Peter Sagan. Dalle parti di Valence sono epiche le gesta di Louis Mandrin, una sorta di Robin Hood francese. Guascone, simpatico, a volte irrispettoso: viene quasi da associarlo a Sagan. Tale è la sua voglia di vincere, che lo slovacco pur di trovare un varco rischia di buttare giù Coquard. Tanta grinta trasmessa pure ad un meccanico del team: un motociclista è un po' incauto ad un cambio bici dello slovacco e si becca un plateale lancio di borraccia dall'assistente.
Greipel dopo Zelande e Amiens lega il suo nome anche a Valence. La città del Delfinato è stata traguardo solo nel 1996: vinse il Chepe Gonzalez, quando ancora i colombiani facevano urlare i pittoreschi radiocronisti di casa con imprese isolate e non pianificavano gelidi agguati come –probabilmente- si appresta a fare sulle Alpi Nairo Quintana alla maglia gialla. Restando all’edizione del Chepe, fu l’anno di Bjarne Riis, probabilmente il primo ad aprire quella nuova frontiera del doping (ammise sostanze illecite in quel Tour) chiusa, si spera, con l’amaro capitolo Armstrong. Non tutti sono di questa opinione, tanto che Chris Froome ha sempre a ruota un nemico invisibile ma tremendamente appiccicoso, la diffidenza. L’episodio del giorno prima –insulti ma soprattutto il lancio di urine- inevitabilmente è destinato a togliere tranquillità al keniano bianco, ora più che mai bisognoso di nervi d’acciaio. "I tempi sono cambiati - spiega la maglia gialla-. Questo non è più il Far West di 10, 15 anni fa. Naturalmente ci sono ancora ciclisti che prendono rischi, ma sono la minoranza e non c'è nessun motivo per avere lo stesso livello di sospetto". Non manca la stoccata ad alcuni commentatori. Jalabert non viene citato, ma le orecchie fischieranno proprio a Jaja: "Se le persone sono portate a credere che questi spettacoli non sono legittimi, ecco che sono spinte ad offendere, fischiare e sputare, fino a lanciare urina ai corridori. Invito le persone a non ascoltare, in particolare gli ex corridori che hanno fatto parte di quella generazione e conoscevano un solo modo di andare in bici".
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Comunque non è questa la frazione che preoccupa Froome, non a caso giunto senza scossoni insieme a Nibali, Quintana e compagnia. Il tema è scontato ma sempre interessante. Da una parte i velocisti, dall’altra gli attaccanti. Questi ultimi costituiscono un drappello molto ben assortito. C’è il solito Sagan (a proposito, per la maglia verde gli ha un margine di 44 punti su Greipel) con il compagno di squadra Rogers, quindi Geschke, Kwiatkowski, Pinot (rabbioso dopo la fregatura del giorno prima divisa con Bardet), Bak, Hesjedal (chi si rivede), Adam Yates (24 ore prima c’èra in fuga il gemello Simon). E c’è anche un italiano, Matteo Trentin: due anni or sono, quando non c’era ancora il Nibali show, a Lione fu salvatore di una patria scevra di successi. Cosa ancora più difficile, seppe ripetersi anche nella scorsa edizione a Nancy.
Trentin sente il ruolo, tanto che è l’ultimo a mollare quando la Katusha mette il turbo e rimargina il distacco: "Complimenti a tutti i componenti della fuga -spiega- perchè mantenere un margine sempre intorno ai 2' per tanti km, sapendo che dietro non mollavano un metro non è facile". Poi è solo volata con Zdenek Stybar ad offrire una soluzione di continuità: è l'acuto finale della Etixx, che dello sprint se ne frega avendo perso Cavendish sulla prima delle quattro salite in programma. La stoccata da finisseur del ceco è efficace, meno buono il tempo dell’uscita: 3000 metri sono tanti se dietro lo squadrone di Greipel va a caccia con tutti gli effettivi. Il Gorilla si sente re della foresta, ed infatti è il suo urlo a calare il sipario, per la terza volta. "Oggi è stato molto difficile rimanere nel gruppo davanti a causa del forte vento commenta il vincitore-. Sono stati bravi i miei compagni ad aiutarmi a tenere sempre una buona posizione. Poi ho deciso di attaccare a tutto gas ed è andata più che bene".
ORDINE D'ARRIVO
1. Andrè Greipel (Ger, Lotto Soudal) in 3h56'35"
2. John Degenkolb (Ger, Giant Alpecin) s.t.
3. Alexander Kristoff (Nor, Katusha) s.t.
4. Peter Sagan (Svk) s.t.
5. Edvald Boasson Hagen (Nor) s.t.
6. Ramunas Navardauskas (Ltu) s.t.
7. Christophe Laporte (Fra) s.t.
8. Michael Matthews (Aus) s.t.
9. Davide Cimolai (Ita) s.t.
10. Florian Vachon (Fra) s.t.
23. Christopher Froome (Gbr) s.t.
25. Tejay van Garderen (Usa) s.t.
30. Vincenzo Nibali (Ita) s.t.
49. Alberto Contador (Esp) s.t.
52. Nairo Quintana (Col) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 59h58'54"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Tejay van Garderen (Usa, Bmc Racing) a 3'32"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 4'02"
5. Alberto Contador (Esp) a 4'23"
6. Geraint Thomas (Gbr) a 4'54"
7. Robert Gesink (Ned) a 6'23"
8. Vincenzo Nibali (Ita) a 8'17"
9. Tony Gallopin (Fra) a 8'23"
10. Bauke Mollema (Ned) a 8'53"
Greipel dopo Zelande e Amiens lega il suo nome anche a Valence. La città del Delfinato è stata traguardo solo nel 1996: vinse il Chepe Gonzalez, quando ancora i colombiani facevano urlare i pittoreschi radiocronisti di casa con imprese isolate e non pianificavano gelidi agguati come –probabilmente- si appresta a fare sulle Alpi Nairo Quintana alla maglia gialla. Restando all’edizione del Chepe, fu l’anno di Bjarne Riis, probabilmente il primo ad aprire quella nuova frontiera del doping (ammise sostanze illecite in quel Tour) chiusa, si spera, con l’amaro capitolo Armstrong. Non tutti sono di questa opinione, tanto che Chris Froome ha sempre a ruota un nemico invisibile ma tremendamente appiccicoso, la diffidenza. L’episodio del giorno prima –insulti ma soprattutto il lancio di urine- inevitabilmente è destinato a togliere tranquillità al keniano bianco, ora più che mai bisognoso di nervi d’acciaio. "I tempi sono cambiati - spiega la maglia gialla-. Questo non è più il Far West di 10, 15 anni fa. Naturalmente ci sono ancora ciclisti che prendono rischi, ma sono la minoranza e non c'è nessun motivo per avere lo stesso livello di sospetto". Non manca la stoccata ad alcuni commentatori. Jalabert non viene citato, ma le orecchie fischieranno proprio a Jaja: "Se le persone sono portate a credere che questi spettacoli non sono legittimi, ecco che sono spinte ad offendere, fischiare e sputare, fino a lanciare urina ai corridori. Invito le persone a non ascoltare, in particolare gli ex corridori che hanno fatto parte di quella generazione e conoscevano un solo modo di andare in bici".
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Comunque non è questa la frazione che preoccupa Froome, non a caso giunto senza scossoni insieme a Nibali, Quintana e compagnia. Il tema è scontato ma sempre interessante. Da una parte i velocisti, dall’altra gli attaccanti. Questi ultimi costituiscono un drappello molto ben assortito. C’è il solito Sagan (a proposito, per la maglia verde gli ha un margine di 44 punti su Greipel) con il compagno di squadra Rogers, quindi Geschke, Kwiatkowski, Pinot (rabbioso dopo la fregatura del giorno prima divisa con Bardet), Bak, Hesjedal (chi si rivede), Adam Yates (24 ore prima c’èra in fuga il gemello Simon). E c’è anche un italiano, Matteo Trentin: due anni or sono, quando non c’era ancora il Nibali show, a Lione fu salvatore di una patria scevra di successi. Cosa ancora più difficile, seppe ripetersi anche nella scorsa edizione a Nancy.
Trentin sente il ruolo, tanto che è l’ultimo a mollare quando la Katusha mette il turbo e rimargina il distacco: "Complimenti a tutti i componenti della fuga -spiega- perchè mantenere un margine sempre intorno ai 2' per tanti km, sapendo che dietro non mollavano un metro non è facile". Poi è solo volata con Zdenek Stybar ad offrire una soluzione di continuità: è l'acuto finale della Etixx, che dello sprint se ne frega avendo perso Cavendish sulla prima delle quattro salite in programma. La stoccata da finisseur del ceco è efficace, meno buono il tempo dell’uscita: 3000 metri sono tanti se dietro lo squadrone di Greipel va a caccia con tutti gli effettivi. Il Gorilla si sente re della foresta, ed infatti è il suo urlo a calare il sipario, per la terza volta. "Oggi è stato molto difficile rimanere nel gruppo davanti a causa del forte vento commenta il vincitore-. Sono stati bravi i miei compagni ad aiutarmi a tenere sempre una buona posizione. Poi ho deciso di attaccare a tutto gas ed è andata più che bene".
ORDINE D'ARRIVO
1. Andrè Greipel (Ger, Lotto Soudal) in 3h56'35"
2. John Degenkolb (Ger, Giant Alpecin) s.t.
3. Alexander Kristoff (Nor, Katusha) s.t.
4. Peter Sagan (Svk) s.t.
5. Edvald Boasson Hagen (Nor) s.t.
6. Ramunas Navardauskas (Ltu) s.t.
7. Christophe Laporte (Fra) s.t.
8. Michael Matthews (Aus) s.t.
9. Davide Cimolai (Ita) s.t.
10. Florian Vachon (Fra) s.t.
23. Christopher Froome (Gbr) s.t.
25. Tejay van Garderen (Usa) s.t.
30. Vincenzo Nibali (Ita) s.t.
49. Alberto Contador (Esp) s.t.
52. Nairo Quintana (Col) s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 59h58'54"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Tejay van Garderen (Usa, Bmc Racing) a 3'32"
4. Alejandro Valverde (Esp) a 4'02"
5. Alberto Contador (Esp) a 4'23"
6. Geraint Thomas (Gbr) a 4'54"
7. Robert Gesink (Ned) a 6'23"
8. Vincenzo Nibali (Ita) a 8'17"
9. Tony Gallopin (Fra) a 8'23"
10. Bauke Mollema (Ned) a 8'53"