PRA LOUP - La prima alpina dà responsi, non definitivi ma importanti. Froome comanda, Quintana ancora può dargli fastidio. Nibali è ritrovato, perde qualcosa sull'accelerazione finale dei due boss del Tour, ma quello visto verso Pra Loup è una copia, se non proprio fedele, almeno convincente, del trionfatore dello scorso anno. Lo Squalo mette in cascina dati importanti: guadagna su Contador un paio di minuti (il pistolero tradito da un problema meccanico e da una caduta), si avvicina a Gesink, 'beneficia' di un ritiro eccellente. Né la salita né la discesa tolgono infatti dai giochi Tejay Van Garderen: lo frega un problema fisico, una crisi che inizia sul Col De Lèques, quando al traguardo manca un'eternità, e non trova più soluzione. Era terzo nella generale, il sogno di podio annega tra le lacrime. "Oggi stavo bene, le gambe girano un po' meglio e ho guadagnato qualche posizione in classifica", analizza Nibali, che sulla discesa finale spiega: "Era pericolosa, non potevo rischiare l'osso del collo, anche perchè dovevamo affrontare poi una salita nel finale. L'asfalto non era in perfette condizioni e non ho voluto rischiare, qui uno sbaglio lo paghi caro".
La corsa parallela, quella dei fuori classifica, la vince Simon Geschke. E' tedesco, la Germania è già al quinto successo parziale: onorato il ritorno della tv di stato al Tour, dopo una lunga assenza causata dagli scandali doping. Il vincitore ha una bella faccia, ci sta a pennello ad una giornata del genere: barba folta, lineamenti marcati, personaggio omerico. Attacca con altri 27, poi fa scacco matto in tre mosse: parte sulla penultima salita, incrementa in discesa e resiste nel finale. In salita a dire il vero il più forte tra gli attaccanti sarebbe Thibaut Pinot, ma il galletto nel lambire gli strapiombi ha una paura che si trasforma in terrore quando va a terra in una curva. Oltre al tedesco arrivano prima di lui anche Talansky e Uran. Non si può fargliene una colpa, ma se un giorno Pinot vorrà vincere il Tour, il pericolo a volte dovrà diventare il suo mestiere.
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La prima alpina dunque tutto è meno che banale. E' scritto nella storia. Partenza da Digne: la prima volta fu nel 1933, vittoria di Georges Speicher che poi conquistò anche il Tour. L’anno dopo ci fu la consacrazione di un corridore molto amato in Francia, René Vietto, le Roi René: vinse la tappa, ma rinunciò alle chance di maglia gialla per devozione al suo capitano Magne (salvato in due circostanze), che poi a Parigi arrivò da trionfatore. Cose che ai francesi non sfuggono, al punto da riservare a le Roi un giro d’onore. Il personaggio storico della tappa però è Eddy Merckx: nel 1969 vinse a Digne quando era in giallo, ma nel 1975 verso l’arrivo di Pra Loup incappò in una crisi storica. Perse la maglia gialla, spodestato da Bernard Thevenet, ma soprattutto iniziò il viale del tramonto di una carriera unica.
L’avvicinamento alle tre mosse finali, per i big è un piatto prelibato degli amanti della tattica. Contador, a parte una punzecchiata personale a 70 km dall’arrivo (più che altro un test), ne manda due nel nutrito drappello in avanscoperta: il solito eccezionale Sagan e Majka, quest’ultimo prezioso in salita ma misteriosamente assente nell'aiutare il capitano al momento del bisogno. Quintana e Valverde dal canto loro giocano tre pedine, Nibali sta fondamentalmente alla finestra ma intanto davanti c’è Kangert. Cambia strategia anche la maglia gialla: cinque, tra i quali Thomas (smaltito il brivido di ieri l’altro) se li tiene accanto, Porte e Roche invece sono in fuga. Curiosità, che ormai curiosità non è più di tanto: all’attacco anche due eritrei, il noto Teklehaimanot (ricordate la maglia a pois?) e il connazionale Kudus. Dalla curiosità al dato di fatto: tra gli attaccanti chi ride di più è lo svizzero Frank, che rientra addirittura nei primi dieci della generale.
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La tattica conta, le gambe di più. Quindi, mentre Geschke va a vincere, dietro Froome, Quintana, Valverde e Nibali restano protagonisti di un faccia a faccia. C'è un momento in cui Froome (a proposito, ottimo in discesa dietro ad un Nibali scatenato) resta solo contro quattro Movistar: poco male, la maglia gialla ha i nervi d'acciaio. Quintana lo punge, lui non si scompone. Mancano ancora due tappe da bollino rosso, l'ultima sarà la resa dei conti sull'Alpe d'Huez. La sensazione è che il Tour debba ancora scrivere qualche pagina importante, a cominciare da giovedì. C'è il Glandon, 22 km di ascesa: chi ha ancora la forza si accomodi.
ORDINE D'ARRIVO
1. Simon Geschke (Ger, Giant) in 4h12'17"
2. Andrew Talansky (Usa, Cannondale) a 32"
3. Rigoberto Uran (Col, Etixx) a 1'01"
4. Thibaut Pinot (Fra) a 1'36"
5. Mathias Frank (Sui) a 1'40"
6. Steven Kruijswijk (Ned) a 2'27"
7. Nicholas Roche (Irl) a 3'02"
8. Jonathan Castroviejo (Esp) a 3'04"
18. Nairo Quintana (Col) a 7'16"
20. Christopher Froome (Gbr) s.t.
21. Alejandro Valverde (Esp) a 7'23"
22. Vincenzo Nibali (Ita) a 7'31"
24. Geraint Thomas (Gbr) a 8'18"
25. Robert Gesink (Ned) a 8'32"
31. Alberto Contador (Esp) a 9'33"
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 69h06'49"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Alejandro Valverde (Esp, Movistar) a 4'09"
4. Geraint Thomas (Gbr) a 6'34"
5. Alberto Contador (Esp) a 6'40"
6. Robert Gesink (Ned) a 7'39"
7. Vincenzo Nibali (Ita) a 8'04"
8. Mathias Frank (Sui) a 8'47"
9. Bauke Mollema (Ned) a 11'47"
10. Warren Barguil (Fra) a 13'08"
La corsa parallela, quella dei fuori classifica, la vince Simon Geschke. E' tedesco, la Germania è già al quinto successo parziale: onorato il ritorno della tv di stato al Tour, dopo una lunga assenza causata dagli scandali doping. Il vincitore ha una bella faccia, ci sta a pennello ad una giornata del genere: barba folta, lineamenti marcati, personaggio omerico. Attacca con altri 27, poi fa scacco matto in tre mosse: parte sulla penultima salita, incrementa in discesa e resiste nel finale. In salita a dire il vero il più forte tra gli attaccanti sarebbe Thibaut Pinot, ma il galletto nel lambire gli strapiombi ha una paura che si trasforma in terrore quando va a terra in una curva. Oltre al tedesco arrivano prima di lui anche Talansky e Uran. Non si può fargliene una colpa, ma se un giorno Pinot vorrà vincere il Tour, il pericolo a volte dovrà diventare il suo mestiere.
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La prima alpina dunque tutto è meno che banale. E' scritto nella storia. Partenza da Digne: la prima volta fu nel 1933, vittoria di Georges Speicher che poi conquistò anche il Tour. L’anno dopo ci fu la consacrazione di un corridore molto amato in Francia, René Vietto, le Roi René: vinse la tappa, ma rinunciò alle chance di maglia gialla per devozione al suo capitano Magne (salvato in due circostanze), che poi a Parigi arrivò da trionfatore. Cose che ai francesi non sfuggono, al punto da riservare a le Roi un giro d’onore. Il personaggio storico della tappa però è Eddy Merckx: nel 1969 vinse a Digne quando era in giallo, ma nel 1975 verso l’arrivo di Pra Loup incappò in una crisi storica. Perse la maglia gialla, spodestato da Bernard Thevenet, ma soprattutto iniziò il viale del tramonto di una carriera unica.
L’avvicinamento alle tre mosse finali, per i big è un piatto prelibato degli amanti della tattica. Contador, a parte una punzecchiata personale a 70 km dall’arrivo (più che altro un test), ne manda due nel nutrito drappello in avanscoperta: il solito eccezionale Sagan e Majka, quest’ultimo prezioso in salita ma misteriosamente assente nell'aiutare il capitano al momento del bisogno. Quintana e Valverde dal canto loro giocano tre pedine, Nibali sta fondamentalmente alla finestra ma intanto davanti c’è Kangert. Cambia strategia anche la maglia gialla: cinque, tra i quali Thomas (smaltito il brivido di ieri l’altro) se li tiene accanto, Porte e Roche invece sono in fuga. Curiosità, che ormai curiosità non è più di tanto: all’attacco anche due eritrei, il noto Teklehaimanot (ricordate la maglia a pois?) e il connazionale Kudus. Dalla curiosità al dato di fatto: tra gli attaccanti chi ride di più è lo svizzero Frank, che rientra addirittura nei primi dieci della generale.
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La tattica conta, le gambe di più. Quindi, mentre Geschke va a vincere, dietro Froome, Quintana, Valverde e Nibali restano protagonisti di un faccia a faccia. C'è un momento in cui Froome (a proposito, ottimo in discesa dietro ad un Nibali scatenato) resta solo contro quattro Movistar: poco male, la maglia gialla ha i nervi d'acciaio. Quintana lo punge, lui non si scompone. Mancano ancora due tappe da bollino rosso, l'ultima sarà la resa dei conti sull'Alpe d'Huez. La sensazione è che il Tour debba ancora scrivere qualche pagina importante, a cominciare da giovedì. C'è il Glandon, 22 km di ascesa: chi ha ancora la forza si accomodi.
ORDINE D'ARRIVO
1. Simon Geschke (Ger, Giant) in 4h12'17"
2. Andrew Talansky (Usa, Cannondale) a 32"
3. Rigoberto Uran (Col, Etixx) a 1'01"
4. Thibaut Pinot (Fra) a 1'36"
5. Mathias Frank (Sui) a 1'40"
6. Steven Kruijswijk (Ned) a 2'27"
7. Nicholas Roche (Irl) a 3'02"
8. Jonathan Castroviejo (Esp) a 3'04"
18. Nairo Quintana (Col) a 7'16"
20. Christopher Froome (Gbr) s.t.
21. Alejandro Valverde (Esp) a 7'23"
22. Vincenzo Nibali (Ita) a 7'31"
24. Geraint Thomas (Gbr) a 8'18"
25. Robert Gesink (Ned) a 8'32"
31. Alberto Contador (Esp) a 9'33"
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome (Gbr, Sky) in 69h06'49"
2. Nairo Quintana (Col, Movistar) a 3'10"
3. Alejandro Valverde (Esp, Movistar) a 4'09"
4. Geraint Thomas (Gbr) a 6'34"
5. Alberto Contador (Esp) a 6'40"
6. Robert Gesink (Ned) a 7'39"
7. Vincenzo Nibali (Ita) a 8'04"
8. Mathias Frank (Sui) a 8'47"
9. Bauke Mollema (Ned) a 11'47"
10. Warren Barguil (Fra) a 13'08"