ROMA - Chi cerca conferme, chi rivincite, chi semplicemente gloria. Da Nibali a Froome, da Aru a Quintana, è una Vuelta di Spagna grandi firme quella che parte sabato dalla Costa del Sol. Fatta eccezione per Alberto Contador, a casa dopo essere uscito stremato dalla doppia fatica Giro-Tour, i big ci saranno tutti. Un parterre de roi che è anche un monito per il Giro d'Italia: la Vuelta non avvicina l'immensità del Tour e resta distante anche dalla corsa rosa, sia come fascino sia come partecipazione del pubblico. Però, oggettivamente, anche aiutata dal calendario (quando la stagione era più corta apriva addirittura le grandi corse a tappe), la corsa spagnola guadagna punti e si avvicina a quella italiana. Consegnate tali riflessioni agli organizzatori del Giro, entriamo nel dettaglio tecnico. Partiamo da chi cerca conferme, in primis Chris Froome. Il britannico è fresco trionfatore del Tour de France. Ha vinto da leader, non lo ha fatto da dominatore. E' piaciuta però la sua tenuta caratteriale, il non aver mai smarrito la concentrazione quando la critica, 'aizzata' da Laurent Jalabert, attaccava a testa bassa affiancando gli exploit al rischio doping. Insomma, una resistenza agli agguati mediatici prima ancora che tecnici.
A sensazione, in Spagna più che i media, a Froome cercheranno di fregarlo i tradizionali avversari. Il Team Sky di solito non lascia nulla di intentato e gli ha dato una squadra competitiva, formata da gente (citiamo ad esempio Kiryienka, Thomas, Porte) in grado di scortare il capitano su vari terreni. Quindi, il vero problema per Froome potrebbe essere proprio Froome. Come avrà assorbito i festeggiamenti per il Tour? E le motivazioni saranno sempre forti? Sulla seconda propendiamo per il sì, sulla prima difficile aspettarsi un keniano bianco perfetto come in Francia. Lui però con la Vuelta ha feeling. Proprio sulle strade spagnole nel 2011 capì di poter recitare un ruolo da protagonista nelle corse a tappe: non vinse perché dall'ammiraglia gli ordinarono di fare il valletto a Sir Bradley Wiggins -primo episodio di un rapporto spesso indigesto tra i due- con il 'brillante' risultato di consegnare la vittoria a Juan Josè Cobo, uno per cui quelle tre settimane costituirono una sorta di illuminazione di una carriera anonima. Comunque, in attesa di capirci di più, chi vince il Tour parte di diritto favorito, e chi ha più chance di batterlo è quello arrivato secondo, Nairo Quintana. Affermazione basata su una semplicissima equazione. La Vuelta è zeppa di salite, ed il colombiano è quello che quando la strada si impenna va più forte.
Non va infatti dimenticato che al Tour, non ci fosse stato l'arrivo disgraziato alla diga di Zelande dove prese le sembianze di un pulcino spaurito, il colombiano se la sarebbe giocata con Froome sul filo dei secondi. Pro e contro al tempo stesso, è la presenza nella stessa squadra di un altro uomo di classifica, Alejandro Valverde. In Francia l'asturiano ha coronato il sogno di salire sul podio a Parigi, ma proprio il voler salvare capra e cavoli ha consigliato la Movistar ad un attendismo eccessivo che sarebbe bene non ripetere in Spagna. Poi ci sono le trasversalità, ma più che di alleanze preferiamo parlare di rivalità. Ad esempio di uno come Purito Rodriguez (a proposito, Katusha al via poco serena dopo il caso doping di Giampaolo Caruso che si aggiunge a quello di Luca Paolini) che nelle corde ha aspirazioni di podio, è nota la allergia -ricambiata - per Valverde. In pratica ognuno dei due è capace di perdere pur di non vedere vincere l'altro.
Detto di un Tejay Van Garderen ormai definitibile a tutti gli effetti come uomo di classifica (al Tour lo era prima dell'addio tra le lacrime), apriamo il ricco capitolo sugli italiani. L'Astana presenta il meglio del nostro ciclismo nelle corse a tappe, Fabio Aru e Vincenzo Nibali. Li abbiamo citati in ordine alfabetico, ma questa dovrebbe essere anche la gerarchia, al di la degli sbandieramenti, ideata dal padre padrone del team kazako, Alexander Vinokourov. Ma quando c'è di mezzo l'ex campione olimpico i colpi di scena sono all'ordine del giorno. Al Tour cambiò in corsa i gradi di capitano consegnandoli a Fuglsang salvo poi ricredersi quando lo Squalo tornò famelico delle Alpi. Ecco, Nibali è nella categoria di chi cerca rivincite, ma dipende da tante cose: Vino gli ha imposto la Vuelta quasi per 'punirlo' del mancato podio al Tour, ora gli farà fare il gregario? Tutto da verificare, compresa la condizione di Aru. Tappe vinte a parte, se il sardo ha la gamba, pur buona, del Giro non può battere Quintana e Froome. Inoltre piazziamo un cattivo pensiero: Vinokourov potrebbe giocare la terza carta, Mikel Landa Meana (quest'ultimo molto, molto convincente in salita al Giro). Di sicuro l'Astana (con Tiralongo e Vanotti) sarà più attenta rispetto a quella sfilacciata vista al Tour, nella cura del capitano, chiunque esso sia. Tante verifiche su un terreno che sarà una continua cartina al tornasole. Tappe di media e alta montagna si sprecano (segnaliamo, tra le tante, un trittico che chiuderà la seconda settimana).
Ci sono anche due crono: quella di apertura a squadre, corta (7,4 km) non lascerà alcun segno: non sarà valida per la classifica per motivi di sicurezza legati alla presenza di sabbia sul traccato. Quella di Burgos alla diciassettesima tappa, lunga 39 km, potrebbe invece dare l'assestata forse definitiva alla classifica. Per chiudere, una citazione la merita Domenico Pozzovivo, del quale salutiamo il rientro in una grande corsa a tappe dopo il terribile spavento al Giro d'Italia. Il piccolo lucano punterà alla vittoria di tappa non snobbando, dovesse presentarsene l'occasione, la classifica. Lui rientra in quelli che cercano gloria: speriamo la trovi, se la meriterebbe tutta.
A sensazione, in Spagna più che i media, a Froome cercheranno di fregarlo i tradizionali avversari. Il Team Sky di solito non lascia nulla di intentato e gli ha dato una squadra competitiva, formata da gente (citiamo ad esempio Kiryienka, Thomas, Porte) in grado di scortare il capitano su vari terreni. Quindi, il vero problema per Froome potrebbe essere proprio Froome. Come avrà assorbito i festeggiamenti per il Tour? E le motivazioni saranno sempre forti? Sulla seconda propendiamo per il sì, sulla prima difficile aspettarsi un keniano bianco perfetto come in Francia. Lui però con la Vuelta ha feeling. Proprio sulle strade spagnole nel 2011 capì di poter recitare un ruolo da protagonista nelle corse a tappe: non vinse perché dall'ammiraglia gli ordinarono di fare il valletto a Sir Bradley Wiggins -primo episodio di un rapporto spesso indigesto tra i due- con il 'brillante' risultato di consegnare la vittoria a Juan Josè Cobo, uno per cui quelle tre settimane costituirono una sorta di illuminazione di una carriera anonima. Comunque, in attesa di capirci di più, chi vince il Tour parte di diritto favorito, e chi ha più chance di batterlo è quello arrivato secondo, Nairo Quintana. Affermazione basata su una semplicissima equazione. La Vuelta è zeppa di salite, ed il colombiano è quello che quando la strada si impenna va più forte.
Non va infatti dimenticato che al Tour, non ci fosse stato l'arrivo disgraziato alla diga di Zelande dove prese le sembianze di un pulcino spaurito, il colombiano se la sarebbe giocata con Froome sul filo dei secondi. Pro e contro al tempo stesso, è la presenza nella stessa squadra di un altro uomo di classifica, Alejandro Valverde. In Francia l'asturiano ha coronato il sogno di salire sul podio a Parigi, ma proprio il voler salvare capra e cavoli ha consigliato la Movistar ad un attendismo eccessivo che sarebbe bene non ripetere in Spagna. Poi ci sono le trasversalità, ma più che di alleanze preferiamo parlare di rivalità. Ad esempio di uno come Purito Rodriguez (a proposito, Katusha al via poco serena dopo il caso doping di Giampaolo Caruso che si aggiunge a quello di Luca Paolini) che nelle corde ha aspirazioni di podio, è nota la allergia -ricambiata - per Valverde. In pratica ognuno dei due è capace di perdere pur di non vedere vincere l'altro.
Detto di un Tejay Van Garderen ormai definitibile a tutti gli effetti come uomo di classifica (al Tour lo era prima dell'addio tra le lacrime), apriamo il ricco capitolo sugli italiani. L'Astana presenta il meglio del nostro ciclismo nelle corse a tappe, Fabio Aru e Vincenzo Nibali. Li abbiamo citati in ordine alfabetico, ma questa dovrebbe essere anche la gerarchia, al di la degli sbandieramenti, ideata dal padre padrone del team kazako, Alexander Vinokourov. Ma quando c'è di mezzo l'ex campione olimpico i colpi di scena sono all'ordine del giorno. Al Tour cambiò in corsa i gradi di capitano consegnandoli a Fuglsang salvo poi ricredersi quando lo Squalo tornò famelico delle Alpi. Ecco, Nibali è nella categoria di chi cerca rivincite, ma dipende da tante cose: Vino gli ha imposto la Vuelta quasi per 'punirlo' del mancato podio al Tour, ora gli farà fare il gregario? Tutto da verificare, compresa la condizione di Aru. Tappe vinte a parte, se il sardo ha la gamba, pur buona, del Giro non può battere Quintana e Froome. Inoltre piazziamo un cattivo pensiero: Vinokourov potrebbe giocare la terza carta, Mikel Landa Meana (quest'ultimo molto, molto convincente in salita al Giro). Di sicuro l'Astana (con Tiralongo e Vanotti) sarà più attenta rispetto a quella sfilacciata vista al Tour, nella cura del capitano, chiunque esso sia. Tante verifiche su un terreno che sarà una continua cartina al tornasole. Tappe di media e alta montagna si sprecano (segnaliamo, tra le tante, un trittico che chiuderà la seconda settimana).
Ci sono anche due crono: quella di apertura a squadre, corta (7,4 km) non lascerà alcun segno: non sarà valida per la classifica per motivi di sicurezza legati alla presenza di sabbia sul traccato. Quella di Burgos alla diciassettesima tappa, lunga 39 km, potrebbe invece dare l'assestata forse definitiva alla classifica. Per chiudere, una citazione la merita Domenico Pozzovivo, del quale salutiamo il rientro in una grande corsa a tappe dopo il terribile spavento al Giro d'Italia. Il piccolo lucano punterà alla vittoria di tappa non snobbando, dovesse presentarsene l'occasione, la classifica. Lui rientra in quelli che cercano gloria: speriamo la trovi, se la meriterebbe tutta.