ROMA - Centosettantaquattro partenti, ventuno arrivati, un trionfatore. E' l'amarcord che agita l'avvicinamento della edizione numero 102 della Liegi-Bastogne-Liegi. I metereologi, che ci azzeccano abbastanza, prevedono una edizione della Doyenne (la classica più vecchia, la prima nel 1892) gelida, bagnata e forse innevata. I numeri di cui sopra si riferiscono alla più dantesca tra le Liegi dell'era moderna. Era il 1980 e la gara fu ribattezzata Niege-Bastogne-Neige: tutto fu spinto al limite, ed un incredibile Bernard Hinault, avanzando nella bufera con un cappuccio rosso passato alla storia, rifilò quasi dieci minuti ad altri coraggiosi come lui. Basta cercare qualche video di quella gara per rendersi conto che difficilmente, ma giustamente, una situazione del genere domenica sarebbe tollerata. L'epica va bene, ma anche la salute dei ciclisti.
Sperando che almeno acqua e neve abbiano pietà, il clima rappresenta quel fattore in più per rendere il pronostico aperto a soluzioni varie. Quella più logica indica Alejandro Valverde favorito. Il murciano ha già piazzato alla Freccia Vallone quel poker che nessuno aveva mai centrato, ed anche domenica insegue la quarta affermazione: ci riuscisse raggiungerebbe un mostro sacro come Moreno Argentin, ma resterebbe comunque dietro al recordman (a quota 5) Eddy Merckx. Pur non potendone condividere in pieno i favori, anche l'Italia può godersi la sua fetta di pronostico. Due nomi su tutti. Quello che dà maggiori garanzie è Enrico Gasparotto, reduce due antipasti ardennesi di grandissimo spessore: il trionfo all'Amstel ma anche il quinto posto alla Freccia, su una salita cona il muro di Huy che neanche gli è congeniale. L'altro è Vincenzo Nibali, uno che la Doyenne l'ha persino accarezzata 4 anni fa, quando Maksim Iglinski, che poi sarebbe diventato suo compagno di squadra prima di cascare sul doping, lo andò a riprendere e staccare sul più bello. Lo Squalo al Giro del Trentino non è sembrato brillante, ma è possibile che, ricordando anche l'obbiettivo Giro d'Italia, si sia nascosto. Queste sono le nostro punte, nel taccuino degli outsider invece vanno Ulissi (che è sempre lì lì per salire quel gradino in più) e Pozzovivo, uno che la corsa ce l'ha nelle corde ma che potrebbe intrappolarsi nel gioco di squadra con Bardet.
A proposito di squadre, la Etixx Quick Step ha tre carte importanti: due teoricamente vincenti come Alaphilippe e Daniel Martin, una da giocare al livello tattico come il vincitore della Freccia del Brabante Vakoc. Solo per i capitani invece, almeno sulla carta, la corsa delle squadre di Kwiatkowski, Purito Rodriguez e Gerrans. Rebus Gilbert invece: il vallone sembra completamente fuori forma, probabile che la Bmc punti su Samuel Sanchez. Uno sguardo al percorso. Duecentocinquantatré km, quelli più decisivi nelle cote. Ce ne sono dieci, il primo snodo sulla mitica Redoute, a poco meno di 40 km dal traguardo. E poi il finale, diverso dal solito. La salita di Saint Nicolas, quella dei drappi tricolori che accompagnano gli italiani, non sarà infatti l'ultimo trampolino di lancio. Dopo ci sarà la novità, la Cote de la Rue Naniot, infida con i suoi tratti al 15% e la sede stradale stretta. Chi ne esce meglio accresce esponenzialmente le chance di vittoria. Appuntamento quindi domenica con la Liege, sperando che non diventi neige.
Sperando che almeno acqua e neve abbiano pietà, il clima rappresenta quel fattore in più per rendere il pronostico aperto a soluzioni varie. Quella più logica indica Alejandro Valverde favorito. Il murciano ha già piazzato alla Freccia Vallone quel poker che nessuno aveva mai centrato, ed anche domenica insegue la quarta affermazione: ci riuscisse raggiungerebbe un mostro sacro come Moreno Argentin, ma resterebbe comunque dietro al recordman (a quota 5) Eddy Merckx. Pur non potendone condividere in pieno i favori, anche l'Italia può godersi la sua fetta di pronostico. Due nomi su tutti. Quello che dà maggiori garanzie è Enrico Gasparotto, reduce due antipasti ardennesi di grandissimo spessore: il trionfo all'Amstel ma anche il quinto posto alla Freccia, su una salita cona il muro di Huy che neanche gli è congeniale. L'altro è Vincenzo Nibali, uno che la Doyenne l'ha persino accarezzata 4 anni fa, quando Maksim Iglinski, che poi sarebbe diventato suo compagno di squadra prima di cascare sul doping, lo andò a riprendere e staccare sul più bello. Lo Squalo al Giro del Trentino non è sembrato brillante, ma è possibile che, ricordando anche l'obbiettivo Giro d'Italia, si sia nascosto. Queste sono le nostro punte, nel taccuino degli outsider invece vanno Ulissi (che è sempre lì lì per salire quel gradino in più) e Pozzovivo, uno che la corsa ce l'ha nelle corde ma che potrebbe intrappolarsi nel gioco di squadra con Bardet.
A proposito di squadre, la Etixx Quick Step ha tre carte importanti: due teoricamente vincenti come Alaphilippe e Daniel Martin, una da giocare al livello tattico come il vincitore della Freccia del Brabante Vakoc. Solo per i capitani invece, almeno sulla carta, la corsa delle squadre di Kwiatkowski, Purito Rodriguez e Gerrans. Rebus Gilbert invece: il vallone sembra completamente fuori forma, probabile che la Bmc punti su Samuel Sanchez. Uno sguardo al percorso. Duecentocinquantatré km, quelli più decisivi nelle cote. Ce ne sono dieci, il primo snodo sulla mitica Redoute, a poco meno di 40 km dal traguardo. E poi il finale, diverso dal solito. La salita di Saint Nicolas, quella dei drappi tricolori che accompagnano gli italiani, non sarà infatti l'ultimo trampolino di lancio. Dopo ci sarà la novità, la Cote de la Rue Naniot, infida con i suoi tratti al 15% e la sede stradale stretta. Chi ne esce meglio accresce esponenzialmente le chance di vittoria. Appuntamento quindi domenica con la Liege, sperando che non diventi neige.