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Ciclismo, Giro di Lombardia: l'Italia punta su Aru e Ulissi. Bardet e Chaves tentano il colpo

Fabio Aru 
La classica delle foglie morte, alla 110a edizione, presenta un vasto lotto di favoriti. Da tenere d'occhio anche Uran, Alaphilippe e Martin
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ROMA - Con un mondiale apparentemente senza appeal alle porte, nel quale gli uomini veloci affilano le armi e gli altri sperano in vento e sabbia per sperare di combinare qualcosa, il Giro di Lombardia, in programma domani da Como e Bergamo, rappresenta il vero snodo del finale di stagione. Un ruolo del resto che la corsa delle foglie morte ha sempre rivestito, classica monumento insieme a Sanremo, Fiandre, Roubaix e Liegi. Lo scorso anno toccò a Vincenzo Nibali, stavolta fuori gioco dopo la tormentata estate, porre fine ad un settennale digiuno italiano nelle classiche che contano. Anche quest'anno però, sia pure in termini più sfumati, il discorso Italia si ripropone. Nelle prime quattro classiche infatti non abbiamo beccato nemmeno un podio, anche se questa, almeno dal punto di vista tecnico, sembra una occasione migliore.

Fari puntati soprattutto su Fabio Aru, che dopo un Tour per molti aspetti deludente, ha avvicinato bene la corsa. Ad esempio, nella Milano-Torino vinta dal suo compagno di squadra, il colombiano Miguel Angel Lopez, il sardo ha dato l'impressione di avere una buona riserva di cartucce. Dalla sua anche un'Astana che dovrebbe remare a senso unico: a parte Lopez, gente come Diego Rosa appare perfetta per giocare un ruolo tattico su un percorso estremamente impegnativo. Il discorso apre un paradosso: fermo restando che il lotto dei pretendenti è assai ampio, la sfida più attesa per una corsa in linea riguarda due consueti protagonisti delle corse a tappe. Aru contro Romain Bardet. Il francese, con il suo ciclismo di improvvisazione, senza eccessivi calcoli, è stato l'unico a scrivere un po' di poesia a un Tour - l'ultimo - tra i più insipidi degli ultimi anni. Alla Milano-Torino ha sbagliato il tempo dell'entrata in scena finendo con i muscoli intossicati, ma al Giro dell'Emilia ha mostrato di esserci. Ecco, proprio la salita di San Luca, tradizionale punto di svolta della corsa emiliana, potrebbe essere una cartina al tornasole per individuare dei protagonisti.

Spazio quindi ai colombiani. Esteban Chaves ha fatto grandi cose a Giro e Vuelta salendo sul podio, ora sembra pronto per completarsi, nonostante la giovane età, anche in una grande corsa in linea: il modo come ha vinto l'Emilia è emblematico, sarà uno di quelli da battere insieme al connazionale Rigoberto Uran. E poi gli spagnoli: Jaoquim Rodriguez, salvo sorprese impreviste all'ultimo Lombardia della carriera, e Daniel Moreno. Niente da fare per Alberto Contador, che cercava un acuto dopo una stagione all'insegna della sfortuna ma che si è dovuto arrendere all'influenza. Nomi che introducono il tema più interessante: la sfida perfetta tra quelli dei grandi giri e quelli delle sfide senza respiro. Tanti infatti gli specialisti delle corse in linea: c'è il campione olimpico Van Avermaet, punta della BMC insieme ad un Philippe Gilbert che non ha più lo smalto di un tempo ma è pur sempre Gilbert. Poi c'è il duo della Etixx. Julian Alaphilippe, a patto di riuscire a dominare i bollenti spiriti che spesso lo hanno fregato nei momenti topici inducendolo a compiere piccoli ma decisivi errori, sembra pronto per dire la sua. In squadra Daniel Martin, caratteristiche modellate sul Lombardia, vinto nel 2014. Per ultimo abbiamo lasciato Diego Ulissi, l'altra grande speranza italiana. Su di lui il discorso è sempre lo stesso. Una indiscutibile classe, che però si annacqua quando il chilometraggio diventa pesante.

Per il toscano questo Lombardia sarà l'ennesimo esame di maturità. duecentoquaranta i km: parte iniziale con Ghisallo e Colle Brianza che però dovrebbero dire poco. Negli ultimi 110 km però la musica cambia. Il Valico di Valcava (11.8 Km al 7.9%) darà sicuramente una prima scrematura al gruppo, quindi Berbenno e l'insidiosissima ascesa di Sant'Antonio Abbandonato, punte del 15%.  Mezzo Lombardia si decide lì, anche se mancheranno dallo scolinamento quasi 60 km. Miragolo San Salvatore e Selvino, che seguono, sono più abbordabili, ma la fatica accumulata è destinata a lasciare il segno. Per chi è rimasto davanti, lo strappo di Bergamo Alta (breve, ma con pendenza e pavè) potrebbe essere trampolino di lancio, oppure magari qualcuno giocherà le sue carte nella dscesa che segue e picchia verso il traguardo. Gente da tappe, da classica, discesa, salita: durezza e imprevedibilità, il ciclismo aspetta il re d'autunno.
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