CANAZEI - Il Giro si riappropria dei suoi spazi più tradizionali. Ha aspettato tanto l’Italia fino all’impresa dal sapore epico di Vincenzo Nibali nel giorno dello Stelvio, ha aspettato tanto la Francia fino alla stoccata di Pierre Rolland. A Canazei una vittoria che volta definitivamente pagina nella vita sportiva del francese. Una vita partita a mille all’ora ma poi appesantita dall’ombra di Bernard Hinault. Gli occhi degli appassionati francesi si erano riempiti di sciovinistico luccichio quando il giovane Pierre aveva domato l’Alpe d’Huez. ‘E l’uomo che tornerà a darci la vittoria al Tour de France, deve solo migliorare a cronometro’, era il messaggio più diffuso.
Troppo, perché Rolland non è migliorato a cronometro aggiungendo alla ‘pecca’ più di una giornata storta. Niente più classifiche ma attacchi, a volte scriteriati, per dimostrare di valere speranze che andavano dissolvendosi. Fino alla Tirano-Canazei, con l’Aprica, il Tonale, ed un finale tutto da interpretare. E stavolta lui non sbaglia una mossa: va in fuga subito, poi aspetta che rientrino altri, e altri ancora. In venticinque, è la fuga buona. Rolland a quel punto si nasconde e pensa, medita la stoccata che arriva puntuale a 8 km dal traguardo. "Sono partito al km zero, mi aspettavo tanti corridori con me invece eravamo solo in tre. Ho colto il momento giusto col coraggio, ci ho provato tre volte: la migliore decisione della vita sportiva è stata fermarmi per attendere chi avevo dietro".
Nei giochi per la rosa succede poco. Lo stomaco di Tom Dumoulin sembra aver ritrovato la normale funzionalità, stavolta niente soste e maglia mantenuta in attesa del difficile tappone dolomitico di giovedì. "Le condizioni fisiche oggi erano buone, la squadra mi ha supportato - spiega il leader della generale-. Domani sarà un giorno duro, mi aspetto una tappa a tutta e di grande sofferenza. Mi aspetto gli attacchi di Nibali e Quintana, ma bisogna restare calmi e vedere cosa accadrà". E si aspetta bene, almeno a giudicare dalle dichiarazioni di Nibali: "Domani è una tappa che ti consuma, cercheremo di dare la giusta interpretazione della corsa. Con Quintana in corsa possono nascere delle alleanze, noi due abbiamo un obiettivo comune che è la classifica generale, ma non sarà facile. Tom ha dalla sua un buon vantaggio da poter gestire e la crono di Milano, e mi dicono che le pendenze che troveremo sono adatte anche alle sue caratteristiche. Però Bisogna provarci, per restare senza alcun rammarico".
Cronaca di un giorno verso Canazei, traguardo per la terza volta nella storia. La prima, nel 1978, vide la vittoria del campione timido Gibì Baronchelli. Nella seconda (1987) dell’olandese Johan Van der Velde, che aveva vinto anche la tappa precedente in uno dei giorni più controversi del ciclismo anni ottanta, a Sappada. Quello dello strappo di Stephen Roche, che scoprì i nervi del compagno di squadra Roberto Visentini e gli andò a soffiare la rosa. Roba che in confronto le accuse –peraltro poi ampiamente stemperate - di Dumoulin al gruppo per scarso fair play sono una favoletta per bambini.
Fin troppo chiaro che ci sarebbe stata una fuga, ancora più chiaro che arriverà. Gli ingredienti ci sono tutti: collaborazione, motivazione, lasciapassare del gruppo maglia rosa. Dumoulin deve preoccuparsi solo quando il margine va sopra i dieci minuti, semmai è più Jungels che deve stare attento alla sua maglia bianca. Tra gli attaccanti c’è infatti anche Jan Polanc, rappresentate della squadra più numerosa in fuga, l’UAE Team Emitates che comprende anche Valerio Conti, Rui Costa e Mohoric.
Sono loro i grandi sconfitti di giornata, anche perché si fanno sorprendere dopo aver seguito fedelmente il manuale del fuggitivo perfetto. Mohoric dilata il margine, Polanc lo mantiene, poi Rui e Conti entrano nel drappello decisivo. Il secondo lavora per la stoccata del primo, il problema è che quella stoccata la dà Rolland. E’ un cognome che torna nell’albo d’oro del Giro dopo sessanta anni. Nel 1957 a Pescara vinse Antonin, che qualche giorno dopo – a Saint Vincent- riuscì anche a conquistare la maglia rosa prima di mollarla a Louison Bobet. Pierre non riuscirà a emularlo per la maglia rosa, ma in questo momento per lui è l’ultimo dei problemi.
ORDINE D'ARRIVO
1. Pierre Rolland (Fra/Cannondale) 5:42:56";
2. Rui Costa (Por/UAE Team Emirates) +24";
3. Gorka Izagirre (Spa/Movistar) ST;
4. Rory Sutherland (Aus/Movistar) ST;
5. Matteo Busato (Ita/Wilier Triestina) ST;
6. Dries Devenyns (Bel/Quick-Step) ST;
7. Felix Grossschartner (Aus/CCC) ST;
8. Omar Fraile (Spa/Dimension Data) ST;
9. Michael Woods (Can/Cannondale) ST;
10. Julien Berard (Fra/AG2R).
CLASSIFICA GENERALE
1. Tom Dumoulin (Ned-Sunweb) in 76h05'38"
2. Nairo Quintana (Col-Movistar) a 31"
3. Vincenzo Nibali (Ita, Bahrain) a 1'12"
4. Thibaut Pinot (Fra-Fdj) a 2'38"
5. Ilnur Zakarin (Rus) a 2'40"
6. Domenico Pozzovivo (Ita) a 3'05"
7. Bauke Mollema (Ned) a 3'49"
8. Bob Jungels (Lux) a 4'35"
9. Steven Kruijswijk (Ned) a 6'20"
10. Jan Polanc (Slo) a 6'33"
Troppo, perché Rolland non è migliorato a cronometro aggiungendo alla ‘pecca’ più di una giornata storta. Niente più classifiche ma attacchi, a volte scriteriati, per dimostrare di valere speranze che andavano dissolvendosi. Fino alla Tirano-Canazei, con l’Aprica, il Tonale, ed un finale tutto da interpretare. E stavolta lui non sbaglia una mossa: va in fuga subito, poi aspetta che rientrino altri, e altri ancora. In venticinque, è la fuga buona. Rolland a quel punto si nasconde e pensa, medita la stoccata che arriva puntuale a 8 km dal traguardo. "Sono partito al km zero, mi aspettavo tanti corridori con me invece eravamo solo in tre. Ho colto il momento giusto col coraggio, ci ho provato tre volte: la migliore decisione della vita sportiva è stata fermarmi per attendere chi avevo dietro".
Nei giochi per la rosa succede poco. Lo stomaco di Tom Dumoulin sembra aver ritrovato la normale funzionalità, stavolta niente soste e maglia mantenuta in attesa del difficile tappone dolomitico di giovedì. "Le condizioni fisiche oggi erano buone, la squadra mi ha supportato - spiega il leader della generale-. Domani sarà un giorno duro, mi aspetto una tappa a tutta e di grande sofferenza. Mi aspetto gli attacchi di Nibali e Quintana, ma bisogna restare calmi e vedere cosa accadrà". E si aspetta bene, almeno a giudicare dalle dichiarazioni di Nibali: "Domani è una tappa che ti consuma, cercheremo di dare la giusta interpretazione della corsa. Con Quintana in corsa possono nascere delle alleanze, noi due abbiamo un obiettivo comune che è la classifica generale, ma non sarà facile. Tom ha dalla sua un buon vantaggio da poter gestire e la crono di Milano, e mi dicono che le pendenze che troveremo sono adatte anche alle sue caratteristiche. Però Bisogna provarci, per restare senza alcun rammarico".
Cronaca di un giorno verso Canazei, traguardo per la terza volta nella storia. La prima, nel 1978, vide la vittoria del campione timido Gibì Baronchelli. Nella seconda (1987) dell’olandese Johan Van der Velde, che aveva vinto anche la tappa precedente in uno dei giorni più controversi del ciclismo anni ottanta, a Sappada. Quello dello strappo di Stephen Roche, che scoprì i nervi del compagno di squadra Roberto Visentini e gli andò a soffiare la rosa. Roba che in confronto le accuse –peraltro poi ampiamente stemperate - di Dumoulin al gruppo per scarso fair play sono una favoletta per bambini.
Fin troppo chiaro che ci sarebbe stata una fuga, ancora più chiaro che arriverà. Gli ingredienti ci sono tutti: collaborazione, motivazione, lasciapassare del gruppo maglia rosa. Dumoulin deve preoccuparsi solo quando il margine va sopra i dieci minuti, semmai è più Jungels che deve stare attento alla sua maglia bianca. Tra gli attaccanti c’è infatti anche Jan Polanc, rappresentate della squadra più numerosa in fuga, l’UAE Team Emitates che comprende anche Valerio Conti, Rui Costa e Mohoric.
Sono loro i grandi sconfitti di giornata, anche perché si fanno sorprendere dopo aver seguito fedelmente il manuale del fuggitivo perfetto. Mohoric dilata il margine, Polanc lo mantiene, poi Rui e Conti entrano nel drappello decisivo. Il secondo lavora per la stoccata del primo, il problema è che quella stoccata la dà Rolland. E’ un cognome che torna nell’albo d’oro del Giro dopo sessanta anni. Nel 1957 a Pescara vinse Antonin, che qualche giorno dopo – a Saint Vincent- riuscì anche a conquistare la maglia rosa prima di mollarla a Louison Bobet. Pierre non riuscirà a emularlo per la maglia rosa, ma in questo momento per lui è l’ultimo dei problemi.
ORDINE D'ARRIVO
1. Pierre Rolland (Fra/Cannondale) 5:42:56";
2. Rui Costa (Por/UAE Team Emirates) +24";
3. Gorka Izagirre (Spa/Movistar) ST;
4. Rory Sutherland (Aus/Movistar) ST;
5. Matteo Busato (Ita/Wilier Triestina) ST;
6. Dries Devenyns (Bel/Quick-Step) ST;
7. Felix Grossschartner (Aus/CCC) ST;
8. Omar Fraile (Spa/Dimension Data) ST;
9. Michael Woods (Can/Cannondale) ST;
10. Julien Berard (Fra/AG2R).
CLASSIFICA GENERALE
1. Tom Dumoulin (Ned-Sunweb) in 76h05'38"
2. Nairo Quintana (Col-Movistar) a 31"
3. Vincenzo Nibali (Ita, Bahrain) a 1'12"
4. Thibaut Pinot (Fra-Fdj) a 2'38"
5. Ilnur Zakarin (Rus) a 2'40"
6. Domenico Pozzovivo (Ita) a 3'05"
7. Bauke Mollema (Ned) a 3'49"
8. Bob Jungels (Lux) a 4'35"
9. Steven Kruijswijk (Ned) a 6'20"
10. Jan Polanc (Slo) a 6'33"