LONGWY (Francia) - Peter Sagan, uno spettacolo assoluto. Il campione del mondo ora si permette anche di vincere con una doppia volata. Su una arrampicata finale ritagliata sulle sue caratteristiche, passa davanti quando mancano circa trecento metri al traguardo. Superiore in maniera imbarazzante, ma c'è l'imprevisto: gli si sgancia il piede dal pedale... Matthews, Daniel Martin, Van Avermaet si travestono subito da avvoltoi, ma lo slovacco non conosce panico. Parte il secondo sprint, ben più complicato, e comunque lui riesce a vincerlo in maniera netta. Insomma, una di quelle giornate in cui a Sagan (all'ottava vittoria di tappa al Tour) riesce tutto.
Oltre al vincitore, il sole è l'altra gradita star della terza tappa. Ci voleva dopo due giorni di acqua torrenziale costati carissimi a Valverde e Ion Izaguirre e che hanno fatto passare quarti d'ora di brividi hitchcockiani a Froome e Bardet. Il francesino a dire il vero un momento difficile lo passa anche stavolta: un problema tecnico lo costringe ad inseguire per qualche km, niente di serio ma sono sempre energie che se ne vanno. Si parte in Belgio, con tanto di incursione all'autodromo di Spa, si passa in Lussemburgo, fino al primo arrivo in Francia, a Longwy. Un traguardo retro, non tanto per la relativa lontananza dell'ultima volta (1982, vittoria di Daniel Willems), quanto per le prime, da albori del ciclismo, con chilometraggi impossibili e tempi al limite del disumano. I francesi non ci hanno mai vinto: tre vittorie del Belgio e due lussemburghesi, entrambe di una delle prime leggende della bicicletta, François Faber. Sagan si incaricherà di proseguire la tradizione.
Gli italiani danno fiato alle trombe, almeno in partenza. La tappa è vallonata e lo strappo finale verso la cote des Religieuses si presta alle caratteristiche di gente come Sonny Colbrelli e Diego Ulissi: alla fine però sarà Alberto Bettiol, quinto, il migliore dei nostri. Il traguardo però non è ghiotto solo per loro. Oltre a Sagan basta citare il campione olimpico Greg Van Avermaet e il re delle Ardenne Philippe Gilbert. Una di quelle tappe in cui la classifica dei pretendenti al Tour resta complessivamente invariata (Thomas sempre in giallo), ma dove la bagarre è assicurata.
Le condizioni peggiori per la fuga di giornata. La portano avanti Hansen (che ricordiamo vincitore di una frazione al Giro d'Italia), Politt, Sicard, Brown, Backaert, Hardy. Il più contento a conti fatti è Brown, che strappa a Taylor Phinney la maglia a pois. Ad una sessantina di km dal traguardo il drappello sembra diventare più corposo e blasonato: un tasso di nobiltà conferito soprattutto da De Gendt, che rientra con Perichon e Calmejane. Sembra, perché i tre tirano dritti come treni portandosi dietro il solo Hardy.
De Gendt con le sue tirate impressionanti spaventa anche il gruppo, ma la spia rossa della riserva si accende anche per lui in maniera drastica quanto inaspettata. Con il solo Calmejane da solo in testa (che martedì porterà il numero rosso della combattività), il gruppo può rilassarsi e programmare l'assalto finale. L'approccio sembra quello della Freccia Vallone verso il Muro di Huy, anche se qui la pendenza è più dolce: una volata serratissima per prendere la salita nella prima posizioni. Si vedono anche i big della generale, compreso Fabio Aru che festeggia in tranquillità il suo ventisettesimo compleanno. I più brillanti sono Porte e Contador, con il primo che fa un numero tattico favorendo la stoccata di Van Avermaet. Anche il belga però deve fare spazio a Peter Sagan. Per quest'ultimo non c'è problema tecnico che tenga. Fa due sprint in uno, sembra la reclame di un supermercato, è la sintesi di un numero da fuoriclasse.
Oltre al vincitore, il sole è l'altra gradita star della terza tappa. Ci voleva dopo due giorni di acqua torrenziale costati carissimi a Valverde e Ion Izaguirre e che hanno fatto passare quarti d'ora di brividi hitchcockiani a Froome e Bardet. Il francesino a dire il vero un momento difficile lo passa anche stavolta: un problema tecnico lo costringe ad inseguire per qualche km, niente di serio ma sono sempre energie che se ne vanno. Si parte in Belgio, con tanto di incursione all'autodromo di Spa, si passa in Lussemburgo, fino al primo arrivo in Francia, a Longwy. Un traguardo retro, non tanto per la relativa lontananza dell'ultima volta (1982, vittoria di Daniel Willems), quanto per le prime, da albori del ciclismo, con chilometraggi impossibili e tempi al limite del disumano. I francesi non ci hanno mai vinto: tre vittorie del Belgio e due lussemburghesi, entrambe di una delle prime leggende della bicicletta, François Faber. Sagan si incaricherà di proseguire la tradizione.
Gli italiani danno fiato alle trombe, almeno in partenza. La tappa è vallonata e lo strappo finale verso la cote des Religieuses si presta alle caratteristiche di gente come Sonny Colbrelli e Diego Ulissi: alla fine però sarà Alberto Bettiol, quinto, il migliore dei nostri. Il traguardo però non è ghiotto solo per loro. Oltre a Sagan basta citare il campione olimpico Greg Van Avermaet e il re delle Ardenne Philippe Gilbert. Una di quelle tappe in cui la classifica dei pretendenti al Tour resta complessivamente invariata (Thomas sempre in giallo), ma dove la bagarre è assicurata.
Le condizioni peggiori per la fuga di giornata. La portano avanti Hansen (che ricordiamo vincitore di una frazione al Giro d'Italia), Politt, Sicard, Brown, Backaert, Hardy. Il più contento a conti fatti è Brown, che strappa a Taylor Phinney la maglia a pois. Ad una sessantina di km dal traguardo il drappello sembra diventare più corposo e blasonato: un tasso di nobiltà conferito soprattutto da De Gendt, che rientra con Perichon e Calmejane. Sembra, perché i tre tirano dritti come treni portandosi dietro il solo Hardy.
De Gendt con le sue tirate impressionanti spaventa anche il gruppo, ma la spia rossa della riserva si accende anche per lui in maniera drastica quanto inaspettata. Con il solo Calmejane da solo in testa (che martedì porterà il numero rosso della combattività), il gruppo può rilassarsi e programmare l'assalto finale. L'approccio sembra quello della Freccia Vallone verso il Muro di Huy, anche se qui la pendenza è più dolce: una volata serratissima per prendere la salita nella prima posizioni. Si vedono anche i big della generale, compreso Fabio Aru che festeggia in tranquillità il suo ventisettesimo compleanno. I più brillanti sono Porte e Contador, con il primo che fa un numero tattico favorendo la stoccata di Van Avermaet. Anche il belga però deve fare spazio a Peter Sagan. Per quest'ultimo non c'è problema tecnico che tenga. Fa due sprint in uno, sembra la reclame di un supermercato, è la sintesi di un numero da fuoriclasse.