Sport

Tour de France, Kittel cala il poker. Froome in giallo, e la stampa francese attacca Aru

La netta vittoria di Kittel (ansa)
Il tedesco domina la volata di Bergerac: quarta volata trionfale. Il britannico entra nel club di chi ha indossato almeno 50 giorni la maglia gialla. Le Monde contro il sardo: ''Relazioni pericolose''
2 minuti di lettura
BERGERAC - I pazzi di Bergerac. Quando Georges Simenon scrisse uno dei suoi romanzi sul commissario Maigret, permettendosi pure di far beccare il suo personaggio con un colpo di pistola, non poteva immaginare la pluralizzazione dell'opera. I pazzi, definizione intesa come esaltazione di un coraggio tale da sfiorare l'incoscienza, sono i velocisti. Anche nella città della Dordogna la manifestazione di forza di Marcel Kittel è imbarazzante. Arriva la quarta vittoria, questa praticamente nel distacco. E' talmente superiore il tedesco che, mentre gli altri sgomitano per guadagnarsi spazi privilegiati, tra contatti e insulti di varia natura (stavolta, senza parolacce, le accuse a Bouhanni le ha rivolte Fabio Sabatini), lui se ne può stare abbastanza sereno al coperto. Nel rettilineo finale si fa sempre fatica ad individuarlo: poi esce, potente e prepotente, e per gli altri non c'è niente da fare. Secondo è Degenkolb, terzo Groenewegen, praticamente piantato sui pedali dopo aver fatto lavorare la squadra Andre Greipel.
 
Ma c'è dell'altro oltre allo sprint. Un uomo di classifica viene 'curato' dai media francesi, Fabio Aru. Già l'Equipe lo aveva relegato nelle pagine interne quando aveva trionfato a Les Planches des Belles Filles, ma 'Le Monde' fa di peggio. ''Le liaisons dangereuses du dynamiteur Fabio Aru'', ''Le relazioni pericolose del dinamitardo'', dell'attaccante. L'articolo è una acrobazia dietrologica, un attacco al sardo in maniera indiretta, con la citazione di persone definite 'controverse' vicine al ciclista: dal ds Martitelli al grande capo dell'Astana, Alexander Vinokourov. Il tutto ovviamente ricondotto alla parolina magica e maledetta, doping. In risposta si potrebbero scrivere tante cose, una delle quali è che - sempre Froome permettendo- proprio Aru potrebbe rompere le uova nel paniere al desiderio transalpino di rimettere le mani sul Tour a distanza di 32 anni dall'ultima volta. Ma anche questa sarebbe dietrologia, quindi limitiamoci a registrare la nota stonata e andiamo avanti.   
 
Non cambia nulla nella generale, ma contrariamente a quanto si fa dopo uno sprint, la difesa della maglia merita un'enfasi particolare. Chris Froome infatti entra in un club esclusivo come pochi. Ne fanno parte coloro che per almeno 50 giorni hanno indossato la maglia gialla: con lui Anquetil, Merckx, Hinault, Indurain e il ripudiato Armstrong. A proposito di Anquetil, è stato uno dei protagonisti dei precedenti tra Perigueux e Bergerac, prima d'ora posti interessati solo dalle cronometro. Nel 1961 il fuoriclasse della Normandia mise l'ennesimo tassello di una incontrastata cavalcata in giallo: dell'impresa esiste una foto molto bella che rende l'idea dell'intensità di pioggia e vento. Anquetil mette nel mirino Charlie Gaul, ma l'umiliazione del sorpasso non gli riesce per una foratura. Nel 1994 un discorso simile per Miguelon Indurain: avversari strapazzati senza pietà, compreso un Toni Rominger che pure contro il tempo non stava fermo. Infine, tre anni fa, Tony Martin davanti a Tom Dumoulin: di quest'ultimo di diceva 'essere fatto apposta per le crono', difficilissimo invece intuirne le qualità da vincitore di un grande giro.
 
Tornando all'attualità, fuga molto lunga e senza vie di scampo. Due francesi. Il primo, Offredo, è abbastanza abituato ad azioni di questo tipo. L'altro i padroni di casa, a iniziare dal sito ufficiale, se lo coccolano parecchio. Si chiama Elie Gesbert, ha 22 anni, li ha compiuti il 1° luglio, proprio quando il Tour è partito da Dusseldorf. E' il più giovane della carovana: lo scorso anno di questi tempi gareggiava al Giro della Dordogna, ora si rivela ufficialmente al mondo del ciclismo che conta.  Sta davanti il buon Elie, si fa conoscere fino a quando il gruppo annulla tutto a una manciata di km dalla fine. Poi lo sprint, dichiarato con il senno del poi, dall'epilogo scontato.

ORDINE D'ARRIVO
1. Marcel Kittel             (Ger, Quick Step)     in 4h01'00"
2. John Degenkolb            (Ger, Trek Segafredo)        s.t.
3. Dylan Groenewegen         (Ned, Team Lotto)            s.t.
4. Rudiger Selig             (Ger)                        s.t.
5. Alexander Kristoff        (Den)                        s.t.
6. Nacer Bouhanni            (Fra)                        s.t.
7. Daniel Mc Lay             (Gbr)                        s.t.
8. Pieter Vanspeybrouck      (Bel)                        s.t.
9. Sonny Colbrelli           (Ita)                        s.t.
10. Edvald Boasson Hagen      (Den)                        s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome       (Gbr, Sky)        in  42h27'28"
2. Fabio Aru                (Ita, Astana)      a      0'18"
3. Romain Bardet            (Fra, Ag2r)        a      0'51"
4. Rigoberto Uran           (Col)              a      0'55"
5. Jakob Fuglsang           (Den)              a      1'37"
6. Daniel Martin            (Irl)              a      1'44"
7. Simon Yates              (Gbr)              a      2'02"
8. Nairo Quintana           (Col)              a      2'13"
9. Mikel Landa              (Esp)              a      3'06"
10. George Bennett           (Nzl)              a      3'53"
12. Alberto Contador         (Esp)              a      5'15"

 
I commenti dei lettori