ROMA - Primo giorno di riposo alla Vuelta, è il momento di un bilancio parziale. Il più convincente delle prime nove tappe, lo dice non solo la classifica che lo vede leader, ma anche la maniera con cui ha gestito tutte le situazioni, è Chris Froome. E' evidente che 32enne britannico del Team Sky, dopo il poker messo a segno sulle strade del Tour de France, ha preso estremamente sul serio la missione per la storia: fare una doppietta con la Grande Boucle che in passato è riuscita soltanto a due grandissimi come Jacques Anquetil (1963) e Bernard Hinault (1978).
"La Vuelta è una grande corsa ed è un piacere esserci - spiega -. Questa è la gara in cui, nel 2011, ho scoperto di poter essere competitivo in montagna con i corridori che puntano alla classifica generale. E' un piacere tornare qui, le condizioni climatiche sono adatte a me, così come è perfetto il caldo soffocante". Le tappe della Sierra Nevada e dell'Angliru: "La Vuelta è una corsa è più aggressiva del Tour de France. Ogni giorno è importante per la classifica generale, al Tour invece c'erano solo tre finali in quota che non quando c'erano solo tre finali in cima al Tour, che hanno lasciato poco spazio all'errore. Alla Vuelta, invece, ci sono così tanti arrivi in salita che posso permettermi di essere un po' più giocatore e tentare la fortuna".
Resta lui il favorito, ma ancora è tutto da giocare. Ci sono infatti otto corridori sotto i 2': il colombiano Esteban Chaves a 36", l'irlandese Nicolas Roche a 1'05", Vincenzo Nibali (vincitore di una tappa così come Matteo Trentin) a 1'17", Tejay Van Garderen a 1'27", David De La Cruz a 1'30", Fabio Aru a 1'33", Michel Woods a 1'52" e Adam Yates a 1'55". Situazione più che fluida, considerato che le montagne più ostiche debbono ancora essere scalate. "Sono veramente contento dell'avvio della Vuelta di quest'anno -ha detto-. Finora abbiamo affrontato solo salite finali di tre o quattro chilometri, ovviamente gli organizzatori vogliono che i distacchi in classifica restino minimi ma trovarmi in questa posizione è lo scenario ideale per noi".
"La Vuelta è una grande corsa ed è un piacere esserci - spiega -. Questa è la gara in cui, nel 2011, ho scoperto di poter essere competitivo in montagna con i corridori che puntano alla classifica generale. E' un piacere tornare qui, le condizioni climatiche sono adatte a me, così come è perfetto il caldo soffocante". Le tappe della Sierra Nevada e dell'Angliru: "La Vuelta è una corsa è più aggressiva del Tour de France. Ogni giorno è importante per la classifica generale, al Tour invece c'erano solo tre finali in quota che non quando c'erano solo tre finali in cima al Tour, che hanno lasciato poco spazio all'errore. Alla Vuelta, invece, ci sono così tanti arrivi in salita che posso permettermi di essere un po' più giocatore e tentare la fortuna".
Resta lui il favorito, ma ancora è tutto da giocare. Ci sono infatti otto corridori sotto i 2': il colombiano Esteban Chaves a 36", l'irlandese Nicolas Roche a 1'05", Vincenzo Nibali (vincitore di una tappa così come Matteo Trentin) a 1'17", Tejay Van Garderen a 1'27", David De La Cruz a 1'30", Fabio Aru a 1'33", Michel Woods a 1'52" e Adam Yates a 1'55". Situazione più che fluida, considerato che le montagne più ostiche debbono ancora essere scalate. "Sono veramente contento dell'avvio della Vuelta di quest'anno -ha detto-. Finora abbiamo affrontato solo salite finali di tre o quattro chilometri, ovviamente gli organizzatori vogliono che i distacchi in classifica restino minimi ma trovarmi in questa posizione è lo scenario ideale per noi".