ROMA - "Se Alaphilippe non fosse stato scorretto avrei vinto io''. E' il senso di quanto detto da Tadej Pogacar dopo la scorsa edizione della Liegi-Bastogne-Liegi. Era stato un finale tumultuoso, con il francese campione del mondo beffato da se stesso (aveva alzato le braccia troppo presto a vantaggio del vincitore Roglic, un altro sloveno) e poi dalla giuria, che lo aveva buttato fuori dal podio per volata irregolare. Qualche mese di attesa, e Pogacar dimostra che quel giorno aveva ragione. Il mercoledì di frustrazione della Freccia Vallone dopo l'esclusione del Team per le positività al Covid di Ulissi e di un membro dello staff, gli è tornato. Si era infatti sfogato facendo una ricognizione del tracciato della Doyenne, dove ha colpito: volata a 5 e vittoria proprio su Alaphilippe. Terzo gradino del podio per un altro astro nascente come il francese Gaudu, mentre si ferma ai piedi del podio Alejandro Valverde. Lo spagnolo è quarto, ma merita una ideale standing ovation: nel giorno del suo 41esimo completanno è stato a un niente dall'eguagliare, con 5 vittorie, il record della leggenda Eddy Merckx.
Gara tattica, un drappello in fuga
Un finale emozionante ha riscattato una gara per lunghissimi tratti molto tattica. I favoriti hanno lasciato il monopolio, sempre con un controllo più o meno adeguato, ad un drappello di fuggitivi, arrivato a sfiorare anche i 9' di margine. Ne facevano parte Huys, Paasschens, Vliegen, Chernetskii, Marczynski, Van Poucke (Sport Vlaanderen-Baloise) e il nostro Lorenzo Rota, alla prima classica monumeno fuori dall’Italia ma non a corto di esperienza, avendo fatto 6 Sanremo e 5 Lombardia. Proprio Rota, insieme a Huys, Vliegen e Marczynski, si è rivelato tra i più bravi tra i battistrada.
Pogacar e Alaphilippe, ancora loro
A parte gli attaccanti, oggettivamente senza speranze concrete, la Doyenne è stata un lungo rebus. La squadra che ha cercato di dare più scossoni è stata la Ineos, prima con il vincitore del Giro d'Italia Tao Geoghegan Hart, poi con Adam Yates, quindi con Richard Carapaz. L'ecuadoriano, partito in un tratto anonimo, a 21 km dall’arrivo, per qualche minuto ha anche dato l'impressione di poter essere il primo sudamericano a vincere dal 1892. Solo una impressione. Il senso al finale infatti lo ha dato l'ultima delle 11 cote, la Roche-aux-Faucons. Davide Formolo (sedicesimo, migliore degli degli italiani) con una accelerata ha ripreso Carapaz, ma la fiammata è stata di Woods: Alaphilippe, che nelle precedenti cote, Redoute compresa, si era nascosto tanto da far pensare ad una giornata no, ha svelato il bluff saltando sul canadese. Con loro Pogacar, Gaudu e Valverde. Dietro hanno alzato bandiera bianca, è stata volata a 5: senza scorrettezze stavolta, e Pogacar non ha perdonato.
"Adoro questa corsa e volevo vincere oggi - le parole di Pogacar a fine gara - Ho visto che Alaphilippe è partito, mi ero messo dietro di lui per lanciare la volata e sono riuscito a passarlo, sono stato anche fortunato. Non ero sicuro di riuscire a rimontare, ma è andata bene. Sto vivendo un sogno, dopo il Tour ho vinto questa grande classica. Prossimi obiettivi? Riposo, stare un po' con la famiglia e poi la preparazione per il Tour de France".
In campo femminile vince l'olandese Vollering
Si è decisa con una volata a ranghi ridotti anche la Liegi-Bastogne-Liegi femminile. Vittoria dellì olandese Demi Vollering (Team SD Worx), che ha preceduto la connazionale Annemiek van Vleuten (Movistar), seconda, e l'azzurra Elisa Longo Borghini (Trek - Segafredo), terza.
Ordine d'arrivo
1. Tadej Pogacar
2. Julian Alaphilippe
3. David Gaudu
4. Alejandro Valverde
5. Michael Woods