Sport

Ciclismo, da Evenepoel a Ponomar: al via un Giro d'Italia giovanissimo

Remco Evenepoel  (afp)
Il belga, al rientro dopo la terribile caduta di Ferragosto, è uno dei più attesi alla corsa rosa, al via sabato da Torino. L'ucraino è il più giovane in gara dal 1930, ma in generale sono 57 i corridori in lizza per la maglia bianca
2 minuti di lettura

TORINO - Gli occhi vispi di Remco Evenepoel si spalancano sul Giro ma non sanno ancora quanto sia vasto il panorama che hanno davanti: "Può essere tutto e niente per me, sono stato vicino alla depressione dopo la caduta al Lombardia, essere in gruppo è una cosa enorme e voglio divertirmi, e comunque il nostro capitano sarà Almeida". Il portoghese, 15 giorni in rosa nella passata edizione, indica invece Remco: "Facciamo così, metà maglia rosa a lui, metà a me". Evenepoel non corre da Ferragosto, quando si procurò una frattura al bacino precipitando da un ponte nella discesa del Muro di Sormano. Lui e Almeida sono compagni di squadra alla Deceuninck-Quick Step e sono tra i più giovani al via di un Giro giovanissimo, in cui la next generation, proprio come nel 2020, è destinata ad essere ancora la now generation. Sono 57 i corridori in gara anche per la maglia bianca, il premio al miglior under 26, ed è un numero record, che segue di qualche mese la vittoria di Tao Geoghegan Hart, in rosa ma anche in bianco a Milano, davanti a un altro ragazzino, Jai Hindley. Una bicromia vista solo nel 2014 (Quintana) e nel 1994 (Berzin). 

Oltre a Evenepoel c'è Ponomar: il più giovane dal 1930

E a Torino, per la prima volta in un Giro d'Italia, saranno al via due ragazzi del XXI secolo. I primi sono Evenepoel (classe 2000) e l'ucraino dell'Androni-Sidermec Andrii Ponomar, nato nel 2002, quindi appena 18enne, il più giovane di sempre dal 1930. Scelta coraggiosa, ma non per lui, 83° all'ultima Milano-Sanremo, la sua prima corsa da professionista, 300 km, il doppio della gara più lunga mai affrontata fino a quel momento. "Un motore formidabile" giura Gianni Savio, il suo team manager, "tra qualche anno lo vedremo tra i grandi delle corse a tappe". È nato a Cernihiv, nell'estremo nord del paese, al confine con la Bielorussia. Parla un italiano faticoso, ma si è fatto le ossa a San Baronto, con la Franco Ballerini: "Il mio obiettivo è finire nella top 5 di una tappa, vincerla sarebbe incredibile" spiega, "sono nato in pianura, una distesa di migliaia di chilometri tutti piatti, ma per fortuna ho imparato ad andare forte anche in montagna. Adoro la cronometro, adoro l'Italia, il vostro cibo e il vostro Giro". Lo stadio della sua città è dedicato a Jurij Gagarin e Savio lo lancia nello spazio rosa assieme a un altro ragazzino, l'eritreo Natnael Tesfatsion, classe 1999, "ottimo scalatore dall'ottima tenuta, lo vedremo sulle grandi montagne. Noi lo chiamiamo Natalino". L'Androni, con i suoi 24 anni e 187 giorni di media, è la squadra più giovane, e anche l'ultima ad essersi accodata alla carovana: al suo posto, prima della storia di doping di De Bonis, avrebbe dovuto esserci la Vini Zabù. Dell'invito Savio ha saputo non più di tre settimane fa. 

Ma è tra i più giovani anche il favorito Bernal

Uno dei favoriti, il colombiano della Ineos Egan Bernal, classe 1997, è il 32° più giovane in assoluto. Se la schiena lo lascia in pace, è lui lo scalatore più forte, ma è al primo Giro, uno dei 58 esordienti tra i 184 al via, un 31% che non sa cosa aspettarsi e che sa, come spiega Almeida, "che tutto si decide nella terza settimana", un continente inesplorato per corridori che hanno alle spalle al massimo gare a tappe di 10 giorni come il Giro U23 o il Tour de l'Avenir. Ma nel 2020 Tadej Pogacar ha vinto da esordiente il Tour, dimostrando confidenza inattesa con le ultime montagne, con il finale di una corsa che aveva visto solo in tv. Anche questo accade nel ciclismo di oggi, in questo gioco da ragazzi nati pronti. 

 

 

I commenti dei lettori