Era una carrozza, il tandem, trainata da due cavalli, uno davanti all'altro. Si chiamava tandem in francese, tandem anche in inglese, tandem poi in italiano, tandem nello sport, e lo sport era il ciclismo. Una sola bici, ma con due corridori, uno davanti all'altro.
La bicicletta era un mezzo condiviso: il tandem per due, la tripletta per tre, si chiamava "Il Ciclista e la Tripletta" l'antenata della "Gazzetta dello Sport", e quella tripletta era una bici per tre corridori, non i tre gol di un calciatore. A quel tempo, fine Ottocento, il ciclismo era di gran lunga lo sport più popolare, più amato e anche più letterato.
Il tandem è stato anche disciplina olimpica, la prima volta ai Giochi del 1908, poi ininterrottamente dal 1920 al 1972, quindi considerato vecchio, superato, anacronistico. Che errore: il tandem è la bicicletta ideale per gli innamorati e perfetta per i non vedenti (e anche per altri non abili) con accompagnatore.
Ha tante storie da raccontare, il tandem, e potrebbe farlo in stereo. Come il tandem di Beghetto e Bianchetto. Bianchetto è Sergio Bianchetto, padovano di Torre di Ponte di Brenta, Beghetto è Giuseppe Beghetto, padovano di Tombolo. Bianchetto faceva il carpentiere meccanico, Beghetto il vaccaro. Bianchetto e Beghetto avevano in comune il dialetto, l'accento, l'aria, la scuola di ciclismo che era quella del velodromo Monti e della società Ciclisti Padovani, e il tandem, bicicletta a due ruote e due manubri e due selle e quattro pedali, specialità di forza acrobatica.
Bianchetto e Beghetto conquistarono campionati italiani, mondiali e olimpici. Ma erano tempi duri, categorie dilettantistiche, soldi zero. Bianchetto si alzava alle tre di mattina per andare ad allenarsi, e alle sette c'era suo padre che lo aspettava in officina. Beghetto stava meglio, le vacche erano esigenti ma producevano da sole, e infatti in tasca lui aveva qualche spicciolo in più. Bianchetto e Beghetto s'integravano e si completavano: Bianchetto più furbo e Beghetto più potente, Bianchetto la mente e Beghetto le gambe, tant'è che sul tandem Bianchetto era quello che guidava e dirigeva, intuendo e osando, Beghetto quello che spingeva e sprigionava, fidandosi e affidandosi. Si rivelarono all'Olimpiade di Roma nel 1960, pista dell'Eur, quando l'Italia della pista era una fabbrica di vittorie, per loro medaglia d'oro e, in regalo, una Fiat 500 ciascuno.
Bianchetto e Beghetto amavano andare insieme, di fretta, anche a quattro ruote. Dalla 500 salirono di cilindrata. Anni dopo, in programma una riunione, saltarono sulla Lancia di Beghetto, Bianchetto chiese come stesse a benzina, Beghetto gli disse di non preoccuparsi, che con quella nel serbatoio sarebbero arrivati fino al Brennero. Invece la benzina finì prima, e siccome Beghetto non poteva abbandonare la sua macchina, spedì Bianchetto, fiasco in mano, a fare il pieno, a piedi.