LANDERNEAU - Cadere fa parte del gioco, si dice, ma il ciclismo non è un gioco e cadere è la parte che nessun corridore vorrebbe vivere, uno spettatore vedere, un giornalista voler raccontare. In un documentario di qualche anno fa, Wonderful Losers, il regista Arunas Matelis raccontava la vita dei sanitari al seguito del Giro d'Italia e le vicende dei corridori caduti in corsa. I losers, più che i perdenti, erano anime sfortunate, insanguinate, bersagliate dalla sorte nello svolgimento del loro lavoro. E c'era una definizione che mi è rimasta impressa. Un corridore spiegava che "l'asfalto è duro, fa male, respinge, al contrario del prato, che è morbido e ti culla come un bambino. Per questo, quando cadiamo sull'asfalto, siamo come mossi da una scossa, e proviamo ad alzarci presto, il prima possibile". A molti, a troppi, nella prima tappa del Tour ha dato quella terribile scossa. Chris Froome sembrava sconsolato come un angelo di Giotto, finito moralmente dall'ennesima caduta, nella prima tappa del primo Tour dopo quella terribile del 2019, nella quale rischiò la vita e poi di non poter più tornare alle corse. Inseguiva allora il quinto Tour, ora non insegue più che un finale di carriera dignitoso, ma la fortuna da tempo lo ha abbandonato. Fa male pensare a quanto le corse, e gli albi d'oro, siano segnati dalle cadute, e quante vittorie e carriere si siano perdute così. Sergio Henao era in fuga con Nibali ai Giochi di Rio, i due erano ormai sicuri di giocarsi l'oro in una volata a due quando entrambi, forse lui per primo, forse il siciliano, finirono lunghi in una curva della discesa di Vista Chinesa. Non ripartirono. Penso al colombiano: al contrario di Nibali, che ha vinto tantissimo anche dopo, Henao ha avviato velocemente in quell'istante la sua parabola discendente. Ora è al Tour, da capitano della modesta Qubeka, e tutto il suo futuro ormai sembra alle spalle.
La seconda tappa e l'omaggio a Hinault
In una divisione estremamente politica del Grand Dèpart, oggi si tocca il secondo dipartimento bretone, le Côtes d'Armor, dopo il Finistère. Il regionale di oggi è il mitico Bernad Hinault, nato a Yffiniac, a poca distanza dalla baia di Saint-Brieuc. Probabilmente il Tasso sarà nell'ammiraglia numero uno con Christian Prudhomme. Domani toccherà al Morbihan, martedì all'Ille-et-Vilaine. La pioggia nera continuerà anche oggi, la giornata non promette nulla di buono. Di Landerneau è originario Gonzalo Higuain, che prima di lasciare la Francia per l'Argentina con la famiglia era vissuto nella cittadina sul fiume Élorn e sicuramente aveva percorso molte volte il bellissimo ponte di Rohan. Una caratteristica delle cittadine bretoni sono gli ossari coperti, veri e propri edifici addossati alle chiese con, al loro interno, i resti di gente illustre, ma anche di persone comuni, tutti democraticamente pareggiati dal caso e dalla ventura di essere vissuti in posti dalla lingua impossibile, dal clima tremendo, dai tramonti lunghissimi, terre di immigrazione, di navigatori, di nenie tristi suonate con la cornamusa. Una zona del Finistère si chiama Cornouaille, Cornovaglia, ed è come se la Manica non esistesse.