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Giro d'Italia, tutte le partecipazioni di Vincenzo Nibali

Vincenzo Nibali, vincitore del Giro nel 2013 e nel 2016
Vincenzo Nibali, vincitore del Giro nel 2013 e nel 2016 
Tra il 2007 e il 2021 il siciliano ha caratterizzato la storia della Corsa Rosa, vincendola due volte. 210 le frazioni corse, senza mai un ritiro
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Il Giro d'Italia è la sua corsa, il suo sogno di bambino, una parentesi rosa lunga 210 tappe, 34.577 km corsi dal primo all’ultimo centimetro con quattro maglie (Liquigas, Astana, Bahrain, Trek), senza mai un ritiro, con due successi finali, sei podi e con sette vittorie di tappa (più una). Vincenzo Nibali è l’uomo-Giro e, a 37 anni, resta l’italiano con maggiori ambizioni di classifica al prossimo. La sua Nibaleide è un poema in dieci volumi scritti on the road tra il 2007 e il 2021.

L’esordio

Forse non tutti sanno che… Nibali ha vinto la prima tappa del Giro a cui abbia mai partecipato nella sua vita. Professionista dal 2005, il messinese ha 22 anni quando si presenta tra i nove della Liquigas al via, nel 2007. La tappa è una cronosquadre da Caprera alla Maddalena. Nibali è gregario di Danilo Di Luca e da non troppo lontano assiste al clamoroso litigio tra l’abruzzese e Gasparotto, che arriva per primo sul traguardo e indossa la maglia rosa davanti proprio a Di Luca e Nibali, 3° a tagliare la linea. Il Giro, un brutto Giro rovinato da voci di doping, lo vincerà alla fine Di Luca davanti a Andy Schleck e Eddy Mazzoleni. Nibali chiude 19° a 31’42” da Di Luca, quarto nella classifica dei giovani. La giornata migliore in montagna del siciliano è quella dello Zoncolan, 11°, ed è 7° a cronometro Bardolino-Verona, davanti al capitano.

La crescita: 11° nel 2008

L’anno dopo, ancora in Liquigas, condivide la leadership con Franco Pellizotti. “Squalificata” dal Tour dopo il caos doping dell’anno prima, l’Astana viene ripescata all’ultimo per il Giro e fa esordire Contador. Si parte da Palermo. Nibali tenta di mettersi in luce nella Catania-Milazzo, vinta poi in volata dal capitano Bennati. Resta in classifica anche grazie a un’ottima crono, la Pesaro-Urbino (7°), ma perde oltre un minuto dai migliori sull’Alpe di Pampeago. Resiste bene nell’ultima settimana e chiude 11° a 20 minuti da Contador, 3° miglior giovane dietro Riccò (fermato per doping al Tour, un mese più tardi) e il belga Van den Broeck. Anche Nibali va al Tour, è 20°, ed esordisce alle Olimpiadi, a Pechino.

La prima rosa

Nibali diventa una stella nel 2010. Ancora alla Liquigas è luogotenente di Ivan Basso, ma si toglie le prime grandi soddisfazioni. Va in rosa per la prima volta in carriera al termine della cronosquadre Savigliano-Cuneo, resta leader due giorni, fino a una caduta sullo sterrato nella dantesca tappa di Montalcino. La prima vittoria di tappa “in proprio” arriva nella Ferrara-Asolo con un attacco in discesa – la sua specialità – sul Monte Grappa. A 23” arrivano Basso, Scarponi e Evans. A fine Giro Nibali è 3° a 2’37” da Basso. Tra i due il sorprendente spagnolo Arroyo, mai più a quei livelli. A settembre Nibali vincerà il primo GT della sua carriera, la Vuelta.

Un gradino più su

Nel 2011 è finalmente capitano nella Liquigas. È un Giro tragico: nella discesa del Passo del Bocco, nella Reggio Emilia-Rapallo, muore Wouter Weylandt. Contador c’è, ma con una squalifica pendente per il caso clenbuterolo. Il Giro lo vincerà lui, ma gli verrà tolto mesi dopo e riassegnato a Michele Scarponi, 2° dietro lo spagnolo a Milano. Nibali arriva 3° sull’Etna (4° sulla strada, prima della squalifica di Contador), 2° sullo Zoncolan, 6° al Rifugio Gardeccia in una giornata di tregenda, dopo 7 ore di corsa. Si piazza dietro Contador nella cronoscalata di Nevegal e 2° a Macugnaga (tappa a Tiralongo). Scarponi gli resta davanti alla fine per 46”. Nibali è anche 3° nella classifica a punti e 9° in quella della montagna.

Il primo trionfo

Nel 2012 Nibali sceglie il Tour, dove sarà 3° dietro Wiggins e Froome. Nel 2013, con la nuova maglia dell’Astana, è il grande favorito del Giro e non tradisce. Va in maglia rosa dopo la cronometro di Saltara, all’8ª tappa, e non la sveste più, con momenti altissimi: sullo Jafferau controlla Santambrogio (verrà squalificato per doping anche lui, dopo il Giro), sul Galibier dimezzato dalla neve vede vincere il conterraneo Visconti, vince la cronoscalata da Mori a Polsa e soprattutto arriva tutto solo in rosa, sotto una fitta nevicata, alle Tre Cime di Lavaredo. Non è la sua impresa più grande, ma è una delle più indimenticabili. A Brescia festeggia tra Uran (relegato a 4’43”, per dire del dominio) e Cadel Evans. Assieme al Tour 2014, è la sua vittoria più netta in una grande corsa a tappe.

Il 2016: miracolo a Sant’Anna

Torna al Giro dopo tre anni, nel 2016: nel frattempo ha vinto la Grande Boucle ed è l’uomo più forte. Ma le cose non vanno lisce, per nulla. Si parte da Apeldoorn, in Olanda, si affacciano due future stelle, Roglic e Dumoulin. Schiacciato dalle aspettative, Nibali non trova il colpo di pedale giusto, si perde sulle Dolomiti (male a Corvara, malissimo sull’Alpe di Siusi), naufraga ad Andalo, dove rischia il ritiro. Prima della Pinerolo-Risoul è 4° a 4’43” da Kruijswijk. Poi succede il finimondo. Vincenzo attacca nella discesa del Colle dell’Agnello e l’olandese, per stargli dietro, va fuori strada e finisce in un muro di neve. Aiutato anche da un generosissimo Scarponi, che lo aspetta nel fondovalle ai piedi dell’Agnello, Nibali vince a Risoul davanti a Nieve e Chaves e piange a dirotto: al mattino era stato raggiunto dalla notizia della morte di uno dei ragazzi del suo team giovanile, Rosario Costa. Il giorno dopo attacca ancora sul Colle della Lombarda e si getta in una discesa da infarto prima di imboccare la rampa finale verso il Santuario di Sant’Anna di Vinadio. All’arrivo è un boato, il sagrato della chiesa sembra uno stadio. Indosserà la maglia rosa solo nell’ultima tappa, a Torino. Il successo è davanti a Chaves e Valverde. È questa la vittoria più bella, la più difficile, la più sofferta.

Ancora sul podio

Quello del 2017 è un Giro diverso. Nuova la maglia - Bahrain-Merida - e nuovi gli avversari. C’è Quintana, più forte in montagna, e soprattutto Dumoulin, nettamente più forte a cronometro. Nibali però non si scoraggia. Attacca e vince scendendo dallo Stelvio: su un tornante salta letteralmente un rivolo d’acqua, facendo venire un infarto agli spettatori e a Bormio regola allo sprint Mikel Landa: sarà l’unica vittoria di tappa italiana dell’intero Giro, record negativo di sempre. Resta in orbita rosa fino alla crono conclusiva di Milano, ma alla fine chiude 3° dietro Dumoulin e Quintana e davanti a Pinot.

La sorpresa Carapaz

La grande occasione persa per il tris è nel 2019. Nibali fa tutto bene e anche senza vincere tappe tiene testa a Roglic. I due si marcano, fin troppo, e si lasciano scappare l’ecuadoriano Richard Carapaz che sbaraglia tutti nella tappa di Courmayeur scattando sul Colle San Carlo. Poi sarà un lungo e vano inseguimento: il futuro campione olimpico non cede nella tempesta del Mortirolo, dove Nibali attacca anche in compagnia di suo fratello Antonio, e tiene bene anche nelle ultime tappe di montagna tra San Martino di Castrozza e il Monte Avena. Il 2° posto però non migliora: a Verona Carapaz vince con 1’05”. Nibali va da battitore libero al Tour e vince a Val Thorens. Là inizia la sua parabola discendente.

Il Giro a ottobre

La pandemia rovina la prima stagione alla Trek-Segafredo di Nibali. Si riparte in estate ed è un altro mondo. Spuntano giovanissimi fenomeni e per i vecchietti è una sofferenza. È un Giro pazzo: il quasi sconosciuto Almeida va in rosa per oltre due settimane, ma la vittoria finale se la contendono Geoghegan Hart e Hindley. Il miglior Nibali compare sull’Etna, poi è un lungo inseguire. La resa arriva salendo verso Piancavallo. Nella generale chiude al 7° posto, il piazzamento peggiore dal 2008.

Padre nobile

Nel 2021, ancora alla Trek, fa da padre nobile per il rampante Giulio Ciccone. L’avvicinamento al Giro è pessimo: ad aprile si rompe il polso in allenamento e si presenta a corto di condizione. Cade nella tappa di Guardia Sanframondi e cade ancora nella discesa del Passo San Valentino, in Trentino. Ciccone si ritira, ma Nibali non trova spazio per soddisfazioni personali. Chiude 18° a oltre un’ora da Egan Bernal.

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