MESSINA - Ha atteso l'arrivo nella sua Messina, poi, in diretta durante il Processo alla Tappa, su Raidue, Vincenzo Nibali ha preso la parola, visibilmente commosso di fronte alla sua gente: "Sono qui per annunciare che questo sarà il mio ultimo Giro d'Italia e a fine stagione lascerò il professionismo. Ho continuato, anche ora, a dare il massimo. Ho aspettato questa tappa perché è qui dove è iniziato tutto. Sono andato via di casa che avevo 15 anni e ho dato tanto al ciclismo. Ora è arrivato il momento di restituire quello che ho tolto alla mia famiglia". A 37 anni per lo Squalo è arrivato il momento di dire basta, anche per stoppare le tante domande ricorrenti su questo argomento. Dopo 18 anni di professionismo e 54 vittorie, è così arrivata la fine per il più grande corridore italiano degli ultimi vent'anni, uno dei sette nella storia del ciclismo ad aver vinto almeno una delle grandi corse a tappe. Iniziò dalla Vuelta, nel 2010. Arrivarono poi il Giro 2013, il Tour 2014 e l'indimenticabile bis in rosa nel 2016.
Ma Nibali non è stato solo un corridore da uno-due obiettivi l'anno. Ha anche vinto una Sanremo (2018) e due Lombardia (2015, 2017), due Tirreno-Adriatico. Il primo successo, una tappa alla Settimana Coppi e Bartali 2006, l'ultimo il Giro di Sicilia 2021. Continuo, fantasioso, un diesel capace di emozionare in montagna e soprattutto in discesa. Della sua carriera resteranno anche il grande rimpianto di Rio 2016, quando lanciato verso la volata per l'oro con il colombiano Henao cadde in discesa, e la caduta sull'Alpe d'Huez 2018, provocata da uno spettatore, che lo privò di un possibile podio al Tour. Gli è mancata l'amata Liegi (la sfiorò nel 2013) e soprattutto gli mancherà un Mondiale, considerato che il prossimo, a Wollongong, in Australia, sarà probabilmente una corsa per ruote veloci. Dietro il palco del Processo c'erano anche i genitori Salvatore e Giovanna, li ha abbracciati commosso e ha firmato mille autografi, concesso mille selfie ai suoi tifosi. Il futuro a breve sarà dedicato alla famiglia, ma non è escluso che possa tornare al ciclismo con altri ruoli (direttore sportivo o manager). Era partito da Messina a 15 anni per la Toscana, si è formato a Mastromarco, ha corso da pro con la Fassa Bortolo, la Liquigas, l'Astana, la Bahrain-Merida e la Trek-Segafredo. Con una scelta di cuore è poi tornato all'Astana per una stagione che finora non è stata all'altezza delle aspettative, fermata soprattutto dagli inconvenienti fisici. L'Etna l'ha respinto (ha perso 2'15" dai migliori), ma non è saltato del tutto e ha tenuto duro per rispetto della sua gente e dei tanti tifosi arrivati sul vulcano. Il bagno di folla a Messina l'ha travolto. Chiude da gran signore. Ma non subito. Correrà anche il Tour, la sua ultima corsa potrebbe essere Il Lombardia, a ottobre. C'è ancora tempo per ritoccare il suo palmarès. Nel 2017, a Como, mostrò le due mani, 5 e 0, era il suo successo numero 50. Timido, da sempre, e amatissimo, come pochi. E il vuoto che lascia con il suo ritiro nel ciclismo italiano resterà enorme per tanti anni ancora.
Un annuncio che fa passare quasi in secondo piano la vittoria di Arnaud Demare, che si è imposto in volata al termine dei 174 km dopo la partenza da Catania a Messina. Come nelle previsioni, si è trattato di una tappa appannaggio dei velocisti. L'ha spuntata il francese, che ha preceduto un Fernando Gaviria apparso molto contrariato pe un problema tecnico proprio al momento di cercare di superare il francese. "Un lavoro magnifico di tutti, siamo scesi come dei folli e poi siamo riusciti a mantenere il distacco. Ewan e Cavendish (si erano staccati ndr), erano ancora più indietro. Finale bellissimo, i ragazzi hanno fatto un magnifico lavoro. È la mia seconda vittoria in Sicilia, sono davvero contentissimo. La fiducia l'ho sempre avuta, oggi è stato difficile ma non ho mai mollato. Tutti avevano difficoltà, io stavo sempre meglio, ho iniziato a recuperare e arrivo super".Completa il podio l'ex campione europeo Giacomo Nizzolo, con altri due italiani (Alberto Dainese, settimo, e Simone Consonni, decimo), nei primi dieci. Non cambia nulla nella classifica generale: lo spagnolo Juan Pedro Lopez Perez conserva la maglia rosa.
Ordine d'arrivo
1. Arnaud Demare (Fra, Groupama-FDJ) in 4h03'56"
2. Fernando Gaviria (Col, UAE Team Emirates) s.t.
3. Giacomo Nizzolo (Ita, Israel-Premier Tech) s.t.
4. Davide Ballerini (Ita) s.t.
5. Biniam GIrmay (Eri) s.t.
6. Phil Bauhaus (Ger) s.t.
7. Alberto Dainese (Ita) s.t.
8. Natnael Tesfazion (Eri) s.t.
9. Edward Theuns (Bel) s.t.
10. Simone Consonni (Ita) s.t.
Classifica generale
1. Juan Pedro Lopez Perez (Esp, Trek-Segafredo) in 18h21'03"
2. Lennard Kamna (Ger, Bora-Hansgrohe) a 00'39"
3. Rein Taaramae (Est, Intermarché) a 00'58"
4. Simon Yates (Gbr) a 01'42"
5. Mauri Vansevenant (Bel) a 01'47"
6. Wilco Kelderman (Ned) a 01'55"
7. Joao Pedro Almeida (Por) a 01'58"
8. Pello Bilbao (Esp) a 02'00"
9. Richie Porte (Aus) a 02'04"
10. Romain Bardet (Fra) a 02'06"