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Davide Cassani: "Io, cacciato da Tokyo cerco il nuovo Nibali"

Juan Pedro Lopez, maglia rosa del Giro (afp)
Per l'ex ct della nazionale di ciclismo: "il Giro è di Carapaz o Yates, l'Italia paga la fuga degli sponsor. Dalle Olimpiadi mi hanno mandato via dicendo che erano finiti gli accrediti"
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SCALEA (CS) -  All'alba della sua quarta vita, così la definisce nel suo Ho voluto la bicicletta. Come il ciclismo mi ha insegnato a vivere (scritto con Giorgio Burreddu e Alessandra Giardini per Rizzoli), Davide Cassani è impegnato in una nuova corsa, non meno difficile e stimolante di quelle affrontate da corridore, da commentatore tv e da ct della Nazionale azzurra: "Sto lavorando alla ricerca di sponsor per il progetto di un mio team. È il mio nuovo sogno". 

È così difficile trovare aziende disposte a investire nel ciclismo, oggi? 
"In Italia sì, i grandi sponsor preferiscono investire negli eventi del ciclismo e non nelle squadre, con qualche eccezione, come Segafredo. Eppure il ciclismo ha una grande forza d'impatto. Ho tante idee, in Italia abbiamo il know-how e tanti corridori da lanciare. Spero di concretizzare presto e poter partire già nel 2023". 

Le squadre italiane al G…

SCALEA (CS) -  All'alba della sua quarta vita, così la definisce nel suo Ho voluto la bicicletta. Come il ciclismo mi ha insegnato a vivere (scritto con Giorgio Burreddu e Alessandra Giardini per Rizzoli), Davide Cassani è impegnato in una nuova corsa, non meno difficile e stimolante di quelle affrontate da corridore, da commentatore tv e da ct della Nazionale azzurra: "Sto lavorando alla ricerca di sponsor per il progetto di un mio team. È il mio nuovo sogno". 

È così difficile trovare aziende disposte a investire nel ciclismo, oggi? 
"In Italia sì, i grandi sponsor preferiscono investire negli eventi del ciclismo e non nelle squadre, con qualche eccezione, come Segafredo. Eppure il ciclismo ha una grande forza d'impatto. Ho tante idee, in Italia abbiamo il know-how e tanti corridori da lanciare. Spero di concretizzare presto e poter partire già nel 2023". 

Le squadre italiane al Giro vanno in fuga, molto altro non possono fare. 
"Le italiane scontano una distanza enorme proprio nel budget con i grandi team, c'è una differenza abissale". 

E poi aspettiamo sempre il nuovo Nibali. 
"Ma il Nibali vero è ancora tra noi eh. Il vuoto che verrà a ottobre con il suo ritiro sarà difficile da colmare. Perché Nibali è stato un grande personaggio senza mai cambiare, con quella cattiveria silenziosa e la pazienza che ha sempre avuto nel rialzarsi dopo le cadute che gli hanno tolto un Mondiale e un'Olimpiade. Uno dei più grandi dal Dopoguerra a oggi, senza dubbio". 

Quale delle sue tre vite l'ha divertita di più? 
"Da ragazzo sognavo di fare il corridore, fu Adorni, vincendo il Mondiale di Imola nel 1968, a farmi innamorare della bicicletta. Ero là con mio padre, avevo 7 anni, e poi a Imola, al Mondiale, ci sono tornato da ct nel 2020. E i nove Mondiali sotto la guida di Alfredo Martini sono stati i nove giorni più belli della mia vita da corridore".

Gli otto anni da ct come li ha vissuti? 
"Come la sublimazione di tutti i miei sogni. È l'esperienza che mi ha reso più orgoglioso in assoluto". 

Nel libro parte proprio da quella, e dal modo in cui è finita, e scrive: "Il giorno della vittoria del quartetto dell'inseguimento a Tokyo ero spaccato a metà, felice per loro e dispiaciuto di non essere lì". E poi: "Adesso so perché mi hanno impedito di restare a Tokyo: non volevano che mettessi la faccia su questa vittoria". 
"Mi hanno rispedito a casa dicendo che non c'erano accrediti per tutti fino a fine Olimpiade. Ci sono stato molto male. Ma ho rispettato la decisione di Dagnoni, il presidente della Federciclismo fa le sue scelte e se ha ritenuto che non fossi adatto a fare il ct ha fatto bene a cambiarmi. Ha voluto dare una sua impronta alla Federazione. Ma ho tratto anche la forza per rimettermi in gioco, come tante volte nella mia vita, e ogni volta che è accaduto ho avuto più di quanto avessi lasciato nelle precedenti esperienze". 

Cosa salva di quei giorni? 
"L'affetto dei miei ragazzi. Sonny Colbrelli mi mandò un messaggio per chiedermi di restare almeno fino all'Europeo di Trento e al Mondiale di Leuven. Indimenticabile". 

Ha vinto quattro Europei, due Mondiali a crono con Ganna, ne ha sfiorato un altro con Trentin. 
"Ognuna di queste vittorie è stata un successo di squadra. E ho un altro orgoglio: quello di aver formato i ct di domani. E anche Daniele Bennati, il mio successore, è stato nelle mie nazionali. È una persona onesta e l'onestà è la miglior dote per un commissario tecnico". 

Chi lo vince il Giro? 
"Carapaz resta il mio favorito, Ma Yates è molto forte".