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Vincenzo Nibali visto da Gianni Mura

Perché il campione siciliano è stato qualcosa di diverso: le imprese e le vittorie "di qualità" al Giro e al Tour, ma anche le delusioni e le lacrime. Un ritratto e un viaggio nei ricordi attraverso gli articoli di Gianni
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Vincenzo Nibali è stato qualcosa di diverso. Non è stato uno dei tanti. Ha vinto meno – per quantità – di un medio velocista e ha vinto meno anche di Valverde, Gilbert, Sagan ha praticamente il doppio delle sue vittorie, Roglic l’ha superato, Pogacar lo supererà presto, e così Van Aert, Evenepoel, Van der Poel, e così hanno fatto anche Kristoff, Démare, per non parlare di Cavendish. Parliamo di numeri e quindi parliamo, quasi, del nulla. 

Perché, sì, Nibali è stato qualcosa di diverso. C’è stata bellezza in tutto quello che ha fatto. Nel suo percorso di crescita, lento e costante. Ci ha messo cinque anni a salire sul podio del Giro, un tempo sconsiderato oggi, e ci ha messo molto per farsi “scegliere” dalla storia di questo sport. L’ha fatto, però, due, tre, quattro volte, e quelle restano piantate nel cuore e nei ricordi di chi c’era. Parliamo del giorno di Sant’Anna di Vinadio, quando attaccò sul Colle della Lombarda dopo, il giorno prima, aver ridato anima al suo Giro: aveva saputo al mattino della morte di Rosario Costa, un ragazzo del suo team giovanile. Al traguardo di Risoul pianse. Ma non bastava. Allora, a Sant’Anna, si buttò in discesa e come dimenticarli quei minuti lunghissimi che trascorsero tra la vetta e i piedi di quell’abisso?

Qualcosa di simile, anche se valse meno, accadde sullo Stelvio, l’anno dopo, nel 2017: un’altra discesa e un rivolo d’acqua letteralmente saltato con le ruote. Vinse. In discesa è il suo modo di vincere e servì anche a dimenticare Rio, ma anche il Mondiale di Firenze 2013, perso anche quello per una scivolata sull’asfalto bagnato. Nel Tour 2014, come scrisse Gianni Mura, “ha vinto a nord, a est, a sud”, con quel “volto andaluso” e con un’incredibile passione per questo dannato sport. Ecco la traccia che lascia Nibali: l’epica di alcune sue vittorie, anzi di tutte, l’etica del lavoro e l’aver superato un’intera carriera senza essere mai stato sfiorato neppure lontanamente da accuse, voci, sospetti e il pathos di alcune giornate, soprattutto qui al Giro: gli attacchi alla Nibali, una terza settimana alla Nibali, una vittoria alla Nibali, una discesa alla Nibali. Toccherà, in questi tempi grami – per noi italiani, non per il ciclismo certamente – chiedere una mano a Youtube. E ai vecchi articoli. Questa è una piccola selezione.

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