Giro, le pagelle finali: a Hindley manca solo la lode, Nibali e Pozzovivo da applausi
di Cosimo Cito , di Cosimo CitoHindley 10
Dopo la batosta del 2020 ha impiegato due anni per tornare. Ma è tornato: vittoria di tappa sul Blockhaus, grande azione di squadra a Torino, tenuta facile sulle montagne intermedie dell'ultima settimana, attacco duro negli ultimi 3 km della Marmolada. Ed ecco il vincitore del Giro. Non un campione assoluto, come non lo era Geoghegan Hart che lo batté due anni fa. Ma un corridore costante, uno scalatore puro adattissimo a questo percorso e a questo contesto. Nessuno l'avrebbe meritato di più.
Carapaz 5
Si è visto a Torino che non avrebbe vinto il Giro: l'attacco era durato qualche km, poi era stato ripreso da Nibali, Hindley, Yates. Gli è mancata una salita…
Hindley 10
Dopo la batosta del 2020 ha impiegato due anni per tornare. Ma è tornato: vittoria di tappa sul Blockhaus, grande azione di squadra a Torino, tenuta facile sulle montagne intermedie dell'ultima settimana, attacco duro negli ultimi 3 km della Marmolada. Ed ecco il vincitore del Giro. Non un campione assoluto, come non lo era Geoghegan Hart che lo batté due anni fa. Ma un corridore costante, uno scalatore puro adattissimo a questo percorso e a questo contesto. Nessuno l'avrebbe meritato di più.
Carapaz 5
Si è visto a Torino che non avrebbe vinto il Giro: l'attacco era durato qualche km, poi era stato ripreso da Nibali, Hindley, Yates. Gli è mancata una salita, ma proprio la più dura del Giro, una delle sole due oltre i duemila metri, ed è mancata proprio a lui, il campesino cresciuto a El Carmelo, 2803 metri sul livello del mare.
Landa 6.5
Ha fatto il suo: un terzo posto, come nel 2015, è il sigillo a una carriera che aveva potenzialità mai andate oltre un terzo posto e passata tra mille sfortune. Per una volta gli era andato tutto piuttosto bene (una sola caduta, nessun guaio particolare), ma gli sono mancate le gambe per l'affondo giusto, quando sarebbe servito. Allora va bene così, il podio è comunque un grande risultato.
Nibali 8
Cosa doveva fare di più, il Vincenzo nazionale? Dopo il flop sull'Etna, ha ripreso in mano il suo Giro e ha inseguito la "bella vittoria" che non è arrivata. Miglior piazzamento il 4° posto di Torino. Il distacco dalla maglia rosa (oltre 9 minuti) è ingeneroso, ma il 4° posto è davvero un grande risultato, a quasi 38 anni.
Pozzovivo 9
E che dire di Mimmuzzo, caduto per la centesima volta e rialzatosi per la centunesima, malconcio, dolorante eppure 8° alla fine, meraviglioso, indimenticabile anche nel giorno dell'Aprica, quando ha detto "la mia carriera è così"?
Van der Poel 7.5
Ha vinto a Visegrad su Girmay, ha perso a Jesi da Girmay: per il resto è andato mille volte in fuga, ha guadagnato il premio del più combattivo, ha dato spettacolo, ha impennato, lanciato il tormentone della pizza all'ananas. In buona sostanza, però, ha vinto una sola tappa. Da lui ci si aspettava forse qualcosa in più.
Girmay 9
Fino all'apertura del prosecco era stato fenomenale: primo africano nero vincitore di tappa, e che tappa poi. Poi quel tappo ci ha privato del suo talento e di possibili altre sue vittorie. Tornerà direttamente ai Mondiali, pare. Che peccato.
Dainese, Oldani, Ciccone, Covi e Sobrero 8
Bravi, giovani, il nostro futuro. Ognuno di loro ha vinto una tappa. Nibali lascia il nostro ciclismo nelle loro mani.
Il Menador 9
La salita più bella del Giro, una strada militare scavata nella roccia, strettissima, meravigliosa, tra il lago di Caldonazzo e l'altopiano di Lavarone. Bello anche il Kolovrat, in Slovenia, sopra Caporetto. E bellissima la tappa lucana. Belli gli arrivi nelle grandi città. Meno il lato b del Mortirolo, la salita da Edolo, troppo più facile di quello vero, da Mazzo. L'anno prossimo, col Giro spostato in avanti di una settimana (l'Uci non ha ancora garantito però) potremmo ritrovare le grandi salite oltre i 2000 metri e forse qualche protagonista che voglia tentare l'accoppiata Giro-Tour. Speriamo